King Sans – Sell The Cow (Dipterid, 2026)

Da Chicago i King Sans sembrerebbero essere una nuova vena fra il noise-punk più tribale, perfetto per sciancrarci in questa calda estate. Duo con Isabella Rose alle pelli e Jake Steven James a chitarre e synth uniscono le voci per portarci in vicoli scuri ed umidi, dove dare il peggio di loro. Two Figures, il loro primo brano, è perfetto nel costruire fra cigolii, oscurità e sintetizzatori una cripta notturna dove fare conoscenza. Quando poi alzano il ritmo sembra cerchino di esplodere tingendo di disperazione un brano come Jumpmaster, stoner rock psicotico tanto che a venirmi in mente è una figura oggi dimenticata come lo splendido Casey Chaos degli Amen. C’è passione e dolore in questa coppia, tanta che il rombo della loro musica non riesce a nasconderla, una messa in comune sardonica e senza filtri che unisce punk, richiami ai Dead Kennedys. Quando i mari si chetano la sostanza è meno trascinante ma King Sans sembra un progetto di spessore e sufficiente follia per farci tremare di fronte ai loro amplificatori oppure stregarci davanti ad altari pagani come nella splendida e lugubre Lasting Hold prima che Jake arrivi a distruggerne la regalità con urla e sofferenze ulteriori. Non tutto è perfetto, parleremmo della sorpresa dell’anno altrimenti, e forse il difetto che possiamo imputare ai King Sans è quello della maniera che sale saltuariamente durante l’ascolto, tanto che quando il duo esce dal seminato per dedicarsi a semplicità più intense come the floodplain escono veri e propri gioielli folk. La parte dark del lotto è sicuramente la più interessante ed il terreno dove il duo riesce ad esprimersi in maniera più cruda e reale, anche se questo viene a tratti inficiato da una discontinuità stilistica.
Sono convinto che i King Sans sapranno di nuovo stupirci, qualora riusciranno a canalizzare rabbia e frustrazioni nei giusti canali. Hanno idee, personalità e brani, basterà trovare un produttore che separi il grano dalla crusca e sarà fatta.