Julie’s Haircut – Radiance Opposition (Superlove / Weird Beats, 2025)

Era il 1999 quando Fever in The Funk House sbarcò a casa mia, portando i Julie’s Haircut nella mia vita. 26 anni dopo sono seduto in poltrona davanti al camino ad ascoltare il loro decimo disco, in una storia che per me ha avuto alti e bassi e con ho seguito con la necessaria cura e dedizione. I Can See The Light è sinuosa, vaporosa, nell’aggiunta alla line-up di una nuova voce, quella di Anna Bassy, in grado di ampliare ancor più i paesaggi della band, insieme sciamanica e rigorosa nella forma precisa con la quale il rock’n’roll fa il passo in più, aprendosi alla matematica, alla psichedelica, al mondo. Immaginatevi di prendere una dose di Can, un piccolo goccio di r’n’b, e qualche tralcio di psichedelia e soul. Ad uscirne è il suono attuale della band modenese, una sorta di musica nera e bianca insieme, a flash, come se gli LCD Soundsystem avessero deciso di suonare pop-rock. Poi ascese spirituali come Spring Moon dritta e sulla quale Anna si avvolge come su un fuso, portando suono e luce in un unico punto. To The Sacred Mantle va oltre trovando punti di contatto fra i ‘70 più sinistri e certo trip-hop soul inglese dei ‘90, consegnandoci un luogo oscuro dal quale non vorremmo più evadere. Questo disco segna una quadra cambiando gli ingredienti ma mantenendo la mano dei cuochi, pronti a prepararci una pietanza obliqua e mai scontata anche se alla luce dei fatti il tutto potrebbe veramente essere uscito 50 anni fa ed oggi come allora ci avvolge in volute ipnotiche e mantra vocali. Radiance Opposition sembra un rito fra i fumi ed i vapori, suono che scalda e lucida trasformandosi, lasciando terribilmente soli e nudi al termine di una sessione senza un minuto superfluo.