Un paio d’anno dopo il suo debutto Passerella Infesta, progetto del ticinese Marco Guglielmetti torna con un secondo album pubblicato questa volta in Italia ed in Inghilterra, dalla torinese Stanze Fredde e da Osàre Editions di Hastings. Abisso Blu inizia portandoci immediatamente ad un post-punk oscuro e livido, in un’elaborazione personale del proprio passato artistico, attenendosi ad un preciso profilo stilistico. Da subito sugli scudi Marco appare in flash subitanei come i racconti su una leggenda che si palesa inaspettatamente: Abisso8000 è magia subacquea, rigorosa e thrilling.
Più che nell’ottimo debutto Infesta pare essersi asciugato in una poetica personale, come una scheggia sfuggita al passare del tempo e fattasi outsider fascinosa nel presente. In questa nebbia Marco (coadiuvato da Matteo Divo Simonin) si erge ieratico, emanando energia, stile, coerenza. La scelta produttiva, con ben 17 brani inseriti in queste profondità, è quella di un recupero dalle profondità di un’intera storia, della voce di una società ormai scomparsa. Si sente la genealogia che prende a settentrione, ad est, su una cortina solenne e melanconica. Gabi Delgado-López, Danilo Fatur, fantasmi che appaiono sugli specchi di un tortuoso labirinto inabissato. “…Qualcuno salvi la vita dal buio della notte…” recida ritmico, speranzoso ma allo stesso tempo trattenuto in un brano che è pura tenebra. C’è del combattimento in Abisso Blu, attimi dove Giovani Lindo Ferretti sembra mutarsi in un accessorio Nintendo (Ballerino divo) finalmente alla luce, che rimane però bianca e fredda, nonostante la primavera da ogni parte. Con Thomas Bernard nella torre di Amras ad Innsbruck, unendo magicamente epica ed elettronica Infesta dimostra di riuscire ad incarnarsi, a rileggere, inserendosi nello spazio e nella materia. Storie, fotografie, immagini perdute che cucite insieme riprendono vita e suono, fornendo un carosello completo di un microcosmo infestato. Forse mai come ora abbiamo l’occasione di vedere, di conoscere l’agente infestante e festoso, personaggio singolare e rigidamente dedito ad una poetica che fa della sua forma dritta peculiarità e bellezza. Una sorta di carnevale in bianco e nero dove sono le forme stesse dei racconti a stirarsi fino a raggiungere il parossismo costruendo brani chirurgici che quando trovano la perfezione sono perle come Sciopero e Ti Porterà.
Quando Abisso Blu termina ci asciughiamo, riprendiamo apparentemente la nostra vita, rimanendo ancora ancorati e salati, intrisi ed infestati da tutto questo.
Infesta – Abisso Blu (Stanze Fredde / Osàre, 2026)
