Philipp Loher da anni ormai sembra essere figura sempre più centrale nella scena sperimentale elvatica. Pianista, ha dimostrato sia in solo che in diversi progetti di gruppo di avere una visione personale ed un suono unico, in grado di trasportarci letteralmente altrove. Per caso scopro che il suo ultimo disco è stato concepito e realizzato a pochi chilometri da casa mia, in una ex fabbrica di cioccolato nella Valle di Blenio, ragion per cui non potevo che approfittare della situazione per fargli qualche domanda su Hug of Gravity e sui suoi lavori più recenti.
Salve Raphael, innanzitutto grazie mille per la tua disponibilità. Ti scrivo dal Canton Ticino ed è molto interessante capire che tipo di influenza ha avuto il territorio sulla genesi di Hug of Gravity. Com’è avvenuta la residenza e come hai sviluppato i lavori?
Nel cuore della Valle di Blenio, a Dangio, si trova l’antica fabbrica di cioccolato Cima Norma, da tempo abbandonata. Gli alloggi del personale e diverse stanze del parco sono stati affittati per alcuni anni dall’associazione Cima Città per ospitare residenze. Due scrittori a me cari hanno visitato spesso questo luogo e mi hanno ripetutamente parlato della sua meravigliosa atmosfera e del freddo ruscello dietro la casa. Avendo trascorso molto tempo a suonare il pianoforte durante la pandemia, ho sentito un crescente bisogno di sviluppare ed esplorare nuovi metodi di lavoro. In questo periodo, sono rimasto affascinato da artisti come Sophie Teuber-Arp, Anni e Joseph Albers e Thomas Schütte: il loro approccio agli schizzi e alle idee mi ha ispirato a lavorare con le registrazioni che ho realizzato nel mio studio durante questo periodo. Per dare a questa idea lo spazio per svilupparsi ho trascorso una settimana di lavoro a Cima Città nella primavera del 2022. Mi sono subito sentito molto a mio agio nella fabbrica, nella valle e in montagna, ed il lavoro è proseguito senza intoppi.
Dopodiché, ho capito che volevo trascorrere più tempo in questo luogo e nel processo lavorativo che il mio soggiorno comportava. La Fondazione Albert Koechlin mi ha sostenuto durante la mia residenza nel 2023, permettendomi di trascorrerci del tempo ad intermittenza durante l’anno.
Tutta la Valle di Blenio è molto tranquilla ma Dangio lo è ancora di più, perché la strada principale che attraversa la valle non lo aggira, ma lo attraversa con un grande ponte al centro. La pace e l’isolamento sono stati essenziali per la creazione dell’album. La residenza è stata organizzata in modo da non dover presentare o mostrare nulla alla fine, permettendomi di immergermi completamente nel processo senza alcuna pressione esterna. Credo che questa libertà nel mio lavoro sia ciò che ha reso possibile questa apertura al mio ambiente, così che tutto ciò che mi circonda – le persone, l’ambiente, il processo stesso – abbia influenzato la musica. La Valle di Blenio è già piuttosto isolata, ma lo diventa ancora di più nelle valli laterali più piccole e nelle valli intermedie. La Val Scaradra e la Val Malvaglia sono molto lontane da qualsiasi civiltà. Forse questa distanza mi ha anche permesso di impegnarmi in un processo di lavoro completamente nuovo, reinventandomi in una certa misura. L’ambiente circostante mi ha influenzato non solo per la sua tranquillità; anche le innumerevoli opportunità escursionistiche sono state cruciali. Quest’estate le mie escursioni sono diventate più lunghe e più lontane, finché non ho iniziato a correre, il che ha reso i giri ancora più lunghi e lontani. I percorsi sono stati per me un’opportunità per esplorare i miei limiti fisici, affinando i miei sensi per percepire i sottili cambiamenti nell’ambiente circostante e dentro di me. Da questo si è sviluppato qualcosa che ha plasmato anche il mio lavoro artistico: la riduzione consapevole, il movimento focalizzato ed una maggiore consapevolezza dei sottili cambiamenti, che hanno influito radicalmente sulla mia percezione del tempo.
I disegni, che a loro volta hanno influenzato la musica, sono stati creati contemporaneamente al processo musicale. Giocano con sottili spostamenti e variazioni di linee, con le diverse tonalità di blu utilizzate nelle penne a sfera. Questa sottigliezza mi ha affascinato anche nella musica, e così il disegno, il processo musicale, il tranquillo ed appartato ambiente montano si sono influenzati a vicenda.
Ascoltando diversi dischi di recente sto riconsiderando le questioni di lunghezza e tempistica dei lavori, che credo vengano evidenziate solo per determinati media. Credi che alla musica venga dedicato il giusto tempo e la giusta attenzione?
Non so se la musica in sé riceva troppa poca attenzione, ma sono abbastanza certo che l’azione di ascoltarla sembra poco importante. Questo, a sua volta, probabilmente influisce sulla musica stessa. Credo che il fatto che non ci ascoltiamo più abbastanza sia particolarmente evidente a livello politico, e forse anche nella musica, tanto che siamo costantemente e quasi ovunque circondati da musica o suoni, ma raramente ci prendiamo il tempo di ascoltarla.
Che cos’e l’abbraccio della gravità? Ho volato di recente in parapendio e l’idea del galleggiare e muoversi in maniera differente nell’atmosfera mi intriga ed inquieta..
Il titolo dell’album evoca sia una sensazione fondamentale di arrivo e di radicamento, sia una sensazione molto concreta. Ad esempio, l’immagine e l’atmosfera di sdraiarsi su una grande pietra dopo una nuotata nel freddo ruscello di montagna dietro la fabbrica di cioccolato mi tornano spesso in mente. Quando in quel momento mi abbandono al luogo e alla gravità, sento la consistenza del terreno sotto i miei piedi e l’atmosfera del luogo con grande intensità.
I disegni che circondano Hug of Gravity mi sembrano sintomatici, minimali e pieni. Che input ti smuove verso un media espressivo rispetto ad un altro?
Negli ultimi 20 anni, la musica è stata il mio principale mezzo di espressione. Tuttavia, prima di iniziare i miei studi musicali, il disegno e la scrittura erano sempre state forme di espressione ricorrenti. Questa è quindi la prima volta da molto tempo che scelgo anche questi altri mezzi espressivi. Non è stata una decisione consapevole; piuttosto, è nata spontaneamente e durante la mia residenza ho cercato di dare spazio a tutto ciò che emergeva, incluso il disegno. Credo che questo nuovo approccio permetta a tutto ciò di fluire in modo molto libero e diretto da una forza creativa, considerando non mi ero mai confrontato in maniera lucida con esso. Tutto nasce da un sentimento e un interesse indescrivibili.
Keemun ed Hug of Gravity sembrano essere collegati ma differenti. Un album di norma non chiude una fase? Cos’è successo fra queste due opere?
Per me, un album è un modo per catturare qualcosa che è in continua evoluzione e cambiamento. Quindi non direi che è la fine di una fase, ma piuttosto un momento specifico all’interno di uno sviluppo in corso. Lavorare a Hug of Gravity ha cambiato significativamente la versione di Keemuun che suono dal vivo. Precedentemente limitata a due ottave, la composizione si è ora estesa a tutta la tastiera e nuove possibilità emergono a ogni concerto.
Come alleni ispirazione e composizione? Usi un metodo od un rituale oppure ogni idea si muove in maniera singolare?
Mi piace quando la musica emerge da un processo, ed è questo processo a determinare il suono finale della musica, non io. In questo processo tutto può influenzare il lavoro, come l’ambiente, lo spazio di lavoro, i materiali utilizzati come il registratore a nastro ed anche le persone che incontro durante questo processo. Per me è diventato essenziale stabilire un quadro chiaro all’inizio di un processo. Questa delimitazione mi permette di approfondire materiali diversi e di esplorarli a fondo. Eppure ci sono sempre momenti in cui queste decisioni iniziali devono essere riconsiderate, o quando emergono materiali inaspettati all’inizio. Con Keemuun è stata la prima volta che ho lavorato entro un limite predefinito: una selezione di sole dieci tonalità su due ottave. Così facendo, ho scoperto la ricchezza e la concentrazione che una tale restrizione può portare. È stato solo attraverso questa limitazione che sono riuscito a creare qualcosa che sembra un universo a sé stante, una casa a cui posso sempre tornare felicemente. Lavorare su Hug of Gravity ha cambiato anche Keemuun quando lo suono dal vivo oggi. Quindi è probabile che ogni nuovo lavoro continuerà a cambiare la mia prospettiva su ciò che è venuto prima. Per Hug of Gravity, il limite iniziale era lavorare esclusivamente con campioni tratti dalle dieci registrazioni esistenti. Tuttavia, con l’avanzare del processo, il registratore a nastro è diventato un elemento indipendente, aprendo nuove possibilità e trasformazioni inaspettate. Questo metodo di lavoro, basato su confini chiari, mi permette di creare, scoprire e sviluppare continuamente, plasmando diversi frammenti del mio universo musicale e creando così uno spazio, una casa, a cui posso sempre tornare.
Quando lavoro in studio, si è sviluppato un rituale in cui inizio sempre bevendo una tazza di tè Pu-erh. Si tratta di un tè verde fermentato proveniente dalla Cina. Questo rituale infonde un senso di calma e chiarezza al lavoro che segue.
Hallow Ground è una delle realtà svizzere più lucenti a livello internazionale, così come Three:Four con la quale hai esordito. Come sta la Svizzera produttiva e meno allineata in questo senso? Ci sono delle realtà che non hanno avuto l’attenzione necessaria? Dal Ticino l’impressione è che ci sia moltissimo fermento…
Temo di non conoscere molto il Ticino. Cosa pensi che dovrei assolutamente ascoltare o vedere del Ticino?
Di certo i lavori di Francesco Giudici, operazioni e Terry Blue con Fabio Pusterla sono indicativi per capire cosa stia succedendo qui, te li consiglio.
Certo, c’è un’infinità di ottima musica che forse non riceve molta attenzione. Ma poiché è impossibile ascoltare tutto od anche solo avere una visione d’insieme, cerco di ascoltare meno musica per sviluppare un legame più intimo con i singoli album. In questo modo, a volte ascolto alcuni album più di cento volte. Credo che questo crei un grande apprezzamento per i singoli album e per l’ascolto in generale.
Hai dei progetti aperti al momento oltre ai tuoi lavori in solo? Avevo apprezzato moltissimo Baumschule qualche anno fa ed ero intrigato dal tuo lavoro in gruppo. Cosa cambia a livello di interazione e di intenzione rispetto al solo?
Attualmente ho diversi progetti che affiancano costantemente il mio lavoro da solista. Con Philipp Schlotter sto lavorando ad un progetto in duo con due pianoforti in Just Intonation. Collaboro anche con Manuel Troller (già in Baumschule) in duo da diversi anni e abbiamo registrato un nuovo album insieme. Inoltre, sto lavorando intensamente alla musica per il teatro. Ah, poi naturalmente, c’è il KALI Trio, con cui collaboro da oltre 10 anni, e il nostro terzo album è uscito nel febbraio 2025. Ho anche altri due progetti da solista in corso.
Questi progetti così diversificati sono molto importanti per me perché mi permettono di esplorare materiali diversi. E mi piace molto esplorare non solo da solo, ma anche con diversi musicisti.
Piani per il futuro?
Qualcosa ti ho detto, ma come prima cosa partirò in India per cinque settimane con la mia compagna. Conduce ricerche nel campo della ceramica e dei materiali riutilizzabili e sta conseguendo un dottorato di ricerca presso un’università in India. Visiteremo diversi laboratori e ripercorreremo la storia della ceramica.
Fantastico, grazie mille Philipp! Spero di vederti prima o poi dal vivo, avendo mancato la tua esibizione alla Straordinaria di Lugano nell’ultimo tuo soggiorno…
Grazie a te per il tempo speso e per l’interesse dimostrato!

