Gli Angel Names sono una nuova mutazione di Chiara Amalia Bernardini e Nicola Mora, già conosciuti per aver firmato negli ultimi dieci anni e più musica sublime come Kick. Ci è sembrato giusto fermarci e capire se e quale fosse la loro nuova via, ma soprattutto ripassare il lavoro appena concluso e che troverete a fianco in sede di recensione.
Buongiorno ad entrambi! Partiamo dalle domande facili, da quanto tempo vi conoscete?
Nicola: vent’anni…
Chiara: eh, ci conosciamo, oddio..dal 2003? 2004? Sì, più o meno.
Qual’è l’ultimo disco che avete ascoltato per intero?
Nicola: hai detto che partivi con le domande facili…
Chiara: Hybrid Theory, dei Linkin Park. Ma è stato un riascolto, lo conosco a memoria ed ogni tanto lo riascolto e l’ultimo che ho ascoltato dall’inizio alla fine, quattro o cinque giorni fa è stato quello!
Nicola: io Fenian dei Kneecap, l’ultimo loro.
Ok, che ancora non ho ascoltato, siamo abbastanza lontani ma ci sono delle cose, scelte interessanti!
Credete negli angeli? Nell’aldilà e contorno visto il nome del progetto?
Chiara: Ha ha ha…ehm, vuoi rispondere tu intanto Nicola, che penso alla mia risposta o rispondo io?
Nicola: ah, la mia è…sarò molto sintetico: no.
Perfetto, perfetto!
Chiara: io allora…agli angeli no, nel senso di sicuro non è da lì che deriva il nome della band, non credo negli angeli come sono intesi a livello religioso. Ho una spiritualità ecco, anche se non sono religiosa. Non credo in nessuna religione in particolare ma ho una mia spiritualità: credo che ci sia qualche cosa e che non potremo mai capire che cosa. Se dovessi proprio definirmi credo direi agnostica, mettiamola così.
Nicola: però ecco, siamo molto affascinati da tutta l’estetica religiosa, l’iconografia ci piace molto tutto. Mi sono pure tatuato un angelo addosso, ci piace molto soprattutto l’iconografia cristiana, sia dal punto di vista di storia dell’arte ma anche nel suo risvolto più gotico, mettiamola così se riesco a spiegarmi.
Ci sta!
Essere musicisti è provare a lasciare una traccia che rimarrà anche dopo di noi?
Nicola: come risposta generale ti direi di sì. Si diceva che nell’arte c’è la spinta per l’immortalità, usa questa parola un po’ greve e quindi sì. Personalmente magari questa cosa c’è ma è sotto traccia, diciamo che il qui ed ora è una necessità di esternare delle robe ma con una funzione più catartica e vicino alla vita di tutti i giorni che non in una prospettiva di futuro. Poi sai, può rimanere ma puoi non rimanere: tantissime cose son state dimenticate e quindi boh, non lo so. Credo sia il qui ed ora: qualcosa che ci aiuti tutti i giorni.
Chiara: Sì, sono d’accordo con Nicola, nel senso che personalmente la mia esigenza di fare arte è più terapeutica piuttosto che di lascito. Sicuramente mi piacerebbe essere ricordata per qualcosa di bello ecco, ed è vero che effettivamente i dischi quando poi escono, quando sono finiti sono un po’ dei bimbi. Io non ho bambini però ecco, questa è la cosa più vicina, credo, all’avere figli che ho esperito fino ad ora e quindi sì, c’è questa componente anche…
Nicola: Ha anche un gatto, magari anche quello è vicino…
Chiara: sì, sì, sì, ho anche un gatto ed anche quello è un figlio, ha ha ha ha!
Ci sta, son figli diversi ed opere che avete lasciato al mondo!
Come funzionare a livello di creazione. Di composizione? Siete un incastro od uno scontro?
Chiara: Un po’ tutti e due..
Nicola: Uno scontro totale!
Chiara: No, dai..anche un incastro, dipende.
Nicola: Chi è che diceva “Art is an act of violence?” Non mi ricordo chi fosse… eh vabbè! (forse Nicolas Winding Refn, ndr.). Diciamo un incastro, sennò le cose non uscirebbero, però un incastro faticoso insomma. Forse l’arte vera un pochino è dolorosa credo…non perché noi siamo una grande band, però se vedi dei progetti dove ci sono più artisti poi alla fine devono sempre scazzare, no?
Beh, a livello di personalità, di inventiva e di idee è giusto che alla fine ci siano anche delle sani frizioni, credo sia umano.
Nicola: Sì, ma credo che sia proprio da quello che nascano le cose migliori. Lo scontro ed il confronto, cioè, son due robe uguali, ti portano a selezionare credo ed a far esistere solo ciò che sopravvive, che di solito è il migliore.
Di solito capite insieme quando un pezzo è finito o c’è chi è tendenzialmente più deciso e chi più laborioso?
Chiara: secondo me siamo abbastanza ossessivi entrambi, parlando per quanto riguarda questo disco abbiamo lavorato i pezzi ognuno per ciò che lo riguardava ossessivamente, fino alla sera prima di andare in studio. Un pezzo addirittura è proprio nato la sera prima di entrarci, abbiamo costantemente riguardato tutto, le nostre parti singolarmente e poi l’insieme. L’altro produttore è stato super ossessivo, c’è stata tantissima testa in questo lavoro fino all’ultimo. Poi alla fine bisogna arrivarne ad una altrimenti rimane un’opera potenzialmente infinita.
Capiamo quando siamo in dirittura dal vivo però potrebbe capitare ci sia anche l’idea del cinque minuti prima ecco.
Angel Names – Soaked in Starlight
Voi potendo avere possibilità e soldi rimarreste in studio le settimane oppure siete per una cosa nella quale andate, registrate e finite?
Chiara: Sarebbe un sogno quello di poter avere due mesi di studi, bellissimo. Per quanto mi riguarda però non ne ho le risorse. Entrambi lavoriamo e non sarebbe fattibile, ma di certo bellissimo.
Nicola: abbiamo però un piccolo studio in casa col quale riusciamo a fare comunque tanto, nel senso che tolto la batteria che non posso suonare in appartamento abbiamo tutto per mettere giù delle idee fini ad un buon livello, quindi di fatto abbiamo uno studio a disposizione…
Chiara: Sì, però non è l’idea della band nei ‘70 che entra due mesi in studio e concepisce il disco. Quello sarebbe un sogno, l’esperienza…
Nicola: Eh sì…
Dovesse succedere chi vi portereste in studio?
Chiara: Io, Nicola mi correggerà ma credo sia d’accordo Elmer Hallsby, che ha lavorato con noi per il disco, per me è stato fantastico. Ha capito la nostra musica, ha capito la nostra mentalità, è riuscito ad entrare senza forzare nulla, ci ha portato dentro direzioni che altrimenti non avremmo esplorato, ha portato veramente un ottimo contributo ed ha fatto anche molto da mediatore, con me e Nicola. Poi se intendi il produttore famoso ti avrei detto il compianto Steve Albini penso, anche se non era produttore, magari anche Josh Homme.
Il fatto che vogliate portarci il vostro produttore attuale è segno di essere pienamente soddisfatti del lavoro sul disco, una cosa molto molto bella.
Ascoltare il vostro disco mi ha fatto tornare in mente una band ed un disco che ho amato alla follia e che avevo un po’ dimenticato, i Joy Zipper.
Come puntate a questa narcosi soleggiata? Come vi descrivereste a qualcuno che non è presente? Cosa direste di Angel Names?
Nicola: Mah, di solito quando mi fanno questa domanda (sempre difficile) chiedo a chi me la fa che cosa ci abbia sentito lui ma tu me l’hai già detto e quindi ti devo rispondere per forza. Diciamo che continua un po’ quella tradizione di musica alternativa (fammi passare questa parola) che parte (ti dico giusto qualche nome per decenni, per far capire da che parte…): tra i Beatles ed i Rolling Stones i nostri preferiti sono i Velvet Underground, poi se mi dici fra Oasis e Blur direi Stone Roses. Tutta quella musica che è stata un po’ altra, magari riscoperta dopo, anche i Fugazi, i Joy Division, i primi Sonic Youth, i Jesus and Mary Chain e tutta quella roba lì insomma è quello che abbiamo dentro.
Speriamo di portare avanti un po’ quell’idea di suono insomma.
Tutti riferimenti non diretti, ascoltandovi li capisco come punti di una mappa nel quale voi siete altro.
Nicola: Sì, diciamo che non siamo una band di riferimento. Io detesto omaggiare, ispirarci e suonare come: è una cosa che mi fa ribrezzo e spero che non ci sia..
Chiara: Esatto, di non risultare derivatici…
Ci riuscite benissima. Ad un certo punto Togliendo la luce invece abbiamo Glitter. Che mostro è?
Chiara: Potresti aver descritto questa nostra musica così bene, diciamo che arrabbiata forse no ma fa sentire un certo fastidio, una certa rabbia non troppo repressa nei confronti del nostro paese. È proprio una critica ad una parte del paese, alla politica che non ha fatto il suo dovere, tralasciando nei vari decenni le persone abbandonandole. Ora ci troviamo nella merda e quindi c’è una certa componente di critica politica nella quale ideologicamente ci ritroviamo ma che non è stata attuata come avrebbe dovuto essere ecco.
Che cosa invidiate musicalmente una dell’altro?
Chiara: Io a Nicola il fatto che è super skillato col computer e quindi nella parte diciamo tecnica, computer, registrazioni eccetera è molto bravo mentre essendo fuori dalle mie corde faccio fatica. Questo di sicuro!
Nicola: A scrivere i testi, che è una roba che io..sento faticosa e che non ho mai fatto.
Dall’esterno è sempre facile supporre come siano le dinamiche di un duo. Voi suonate insieme da diversi anni, avete un metodo o è semplicemente la vostra comunicazione e relazione che passa attraverso gli strumenti?
Chiara: Secondo me sì, assolutamente. Secondo me la nostra musica ha subito una trasformazione che è la stessa trasformazione che ha subito la nostra relazione. Ci conosciamo da tantissimi anni, abbiamo iniziato a suonare insieme poco tempo dopo essere diventati una coppia parecchio tempo fa e per molti anni siamo rimasti una coppia, in realtà fino a quattro, cinque anni fa. Secondo me questa trasformazione musicale è an che è stata il risultato del cambiamento della nostra relazione. C’è sicuramente una parte relazionale…non so cosa ne pensi Nicola.
Nicola: Ehm, credo, faccio un po’ fatica a percepirla ma potrebbe essere. Su questi temi non mi pongo tanto domande essendo molto istintivo ed uscendo così il suono non so cosa ci sia dietro: forse sì e forse no, può essere.
Da bambino sognavate di diventare musicisti? Com’è stato il realizzare di quando potesse essere diversa ed uguale la realtà a quel sogno?
Nicola: Eh, è dura! He he he he…diciamo che è difficile, il problema principale è che è costoso. Registrare un disco, promuovere un disco perché poi, diciamocelo chiaramente, se non lo promuovi un disco è invisibile: puoi aver fatto un capolavoro ma se non hai la PR, l’ufficio stampa, rimani invisibile. La verità è che purtroppo ci vogliono tanti soldi o comunque abbastanza e se hai genitori o chi ti copre le spalle puoi portare avanti una band e promuoverla e per assordo aver molta più visibilità di persone che non sono ricche di famiglia. Ecco, questa roba fa rabbia perché non è, come dire…
Non è più il prodotto ma come riesci a a veicolarlo…
Nicola: Mmh, sì, anche la scena indie cosiddetta comunque parte un po’ da questi presupposti quindi non è oro, non è idilliaca nemmeno la scena alternativa, diciamo così. C’è una parte imprenditoriale ed economica che ti richiede dei sacrifici non indifferenti e quella roba, dal mio punto di vista, è abbastanza fastidiosa ma va così insomma.
Chiara: Io quando ho iniziato a suonare ed ero abbastanza una ragazzina ho capito subito che sarebbe stato quello che mi avrebbe accompagnato per il resto della mia vita. Non ho mai avuto però il sogno di dire che sarebbe stato il mio lavoro e credo che questo sia dovuto un po’ al contesto culturale nel quale sono cresciuta. Abitando a Brescia noi abbiamo una cultura del lavoro molto totalizzante e soprattutto molto pragmatica. C’è una parte della mia famiglia molto artistica ma all’interno della famiglia il lato artistico è sempre stato relegato a passione senza mai diventare il lavoro principale. Forse crescendo in questa cultura dove il lavoro debba essere ben definibile, senza avere a che fare con l’arte né con l’astrazione. Un po’ nella mia famiglia avendo comunque visto che c’era lo spazio per coltivarla e non doveva per forza diventare il mezzo principale di sostentamento credo che questo mi abbia formato nel bene e nel male.
Nel bene perché riesco a slegarla da un reddito e quello mi dà sicurezza e libertà nella mia ricerca artistica. Nel male perché se forse fossi vissuta in una città con una mentalità più aperta, od una famiglia con dinamiche diverse magari avrei fatto di più, credendo di più e di conseguenza facendo molto di più. Non lo so, è una bella domanda, i tempi sono duri, sono cambiati, sono difficili e concordo sul discorso dell’elitarismo citato da Nicola: tutti i nostri risparmi stanno andando lì ed è difficile! Bisogna prendere anche in considerazione che i tempi son cambiati e pur non avendo avuto il sogno di diventare famosa ho capito che questo sarebbe stato essenziale, una parte fondamentale di me che non mi avrebbe mai abbandonata.
È un eterno esame di realtà: dopo i sogni ad un certo punto capisci che uno su mille ce la fa citando i Pooh (pessima figura, Gianni Morandi, ndr). Poca cosa rispetto ad una meritocrazia che dovrebbe esserci oppure semplicemente un livello di ascolti e di bacino che ci si potrebbe aspettare da un progetto come il vostro ad esempio.
Un Dolce Finale non è una canzone storica ma porta la determinazione, l’impegno, l’ideale. Cosa vi ha portato a chiudere così Angel Names?
Non è stato pensato così in maniera razionale ma avevo fatto questo pezzo, con anche una linea di voce e non lo so, nella mia testa si sarebbe dovuto chiamare Un Dolce Finale ma non sapevo quale sarebbe stato. Poi Chiara ha scritto il testo ed il dolce finale è diventato questa canzone, ma è un po’ strano. È nato come un contenitore con un titolo ma senza contenuto. Mi suonava come un dolce finale, pensavo avremmo potuto intitolarlo così ed a Chiara è piaciuto ed ha lavorato sul testo.
Chiara: Sì, forse anche la parte del coro. Il coro finale, quella scritta a due voci, mi ha fatto capire che sarebbe stato perfetto per la fine del disco. È un’a cappella praticamente e secondo me era molto evocativo e mi piaceva la sensazione che lasciava. Una decisione emotiva e non razionale insomma.
In tour e su disco collaborano con voi diversi musicisti: com’è poter condividere il proprio lavoro e la propria visione in questo senso? Come avete gestito l’ampliamento?
Chiara: Diciamo che in realtà sono i nostri amici. (Rumori vari) Nicola cos’è questo casino?
Nicola: È la cassetta degli attrezzi, sto facendo dei lavori, non ho una vita questo mese diciamo. Com’era la questione. Che bisognava anche lavorare con la musica?
Chiara: dicevo che questi musicisti sono anche amici, persino della cerchia che stimavamo. Poi c’è stato un piccolo cambio nei live rispetto alla formazione che suona nel disco nel senso che abbiamo dovuto cambiare il batterista ma comunque la relazione è buona, sono amici ed è bello suonare con loro. Sicuramente suonare in cinque è impegnativo, anche trovare concerti dovendo ricalibrare il cachet, visto che essendo turnisti vanno pagati, ma umanamente è molto bello.
Nicola: Concordo in pieno.
Dovete registrare ognuno un lato di un nastro all’altra/o, ma dura soltanto 30 minuti. Cosa mettete in quindici minuti per Nicola/Chiara?
Nicola: Quindici minuti quindi quattro o cinque brani?
Sì, oppure uno molto lungo.
Nicola: Metterei cose che non conosca: qualcosa di Loukeman sicuramente, un pezzo preso da un EP chiamato Backroom ep di questo tipo che si chiama daniel.mp3 che fa musica tipo liminal, queste cose qua. Un pezzo dell’unico EP degli Slo Burn, il progetto di John Garcia. Un pezzo degli Agriculture, Look parte 1…non so i titoli ma i pezzi sono questi.
Chiara: Eh, dipende da che effetto voglio ottenere, se infastidirlo o fargli piacere!
La scelta è tua ma ti direi di essere buona.
Forse andrei su suoni che lui non ascolta, quindi magari sul metal. Qualcosa di Black Metal buono, fatto bene, qualcosa dei Batory, qualcosa dei Venom, entrambi seminali. Cosa mi manca? Ci dovrei pensare, ora non lo so. Forse cambiando genere gli metterei il penultimo pezzo degli Iceage perché secondo me è molto bello perché in realtà prima non li seguivo ma ora che sono uscite queste nuove canzoni mi piacciono molto. Ancora un pezzo, sto pensando, magari qualcosa di country perché ultimamente ne sto ascoltando un po’, diciamo epoca Hank Williams, quel genere lì. Però sulla canzone non saprei, non saprei cosa.
Fico! Non c’entra nulla ma anch’io vi consiglio qualcosa di ascoltare, il nuovo degli Sneers ed il nuovo di Steve Austin, i primi un gruppo italiano fantastico che abbiamo già trattato diverse volte qui ed il secondo già frontman dei Today Is The Day, due dischi bellissimi!
Angel Names: grazie mille Vasco, di tutto, anche per i consigli!!
Grazie mille a voi!

