Siamo già al terzo disco in due anni per le osakesi Hyper Gal, furibondo duo che continua imperterrito a mischiare scorribande noise a vocalità che non possono fare a meno di ingentilirsi rapendoci. Batteria, tastiere, distorsioni ed un disperdersi ambientale, quasi a dover cercare una direzione univoca in una Null, che quando stacca è di nuovo un gioiello fra infanzia e rovina. È difficile per noi extra-nipponici non farci ubriacare dall’unione di questi mondi, ma è il ritmo ad aiutarci in tutto ciò: Kurumi Kadoya non lascia che nulla esca dal proprio seminato, quasi costruendo dighe e barriere per il girovagare di Koharu Ishida. Questo accade in qualsiasi frangente, anche quando il risultato, come la splendida Hazy, assomiglia più all’interno di una nuvola carica di elettricità che ad un brano vero e proprio. L’agire vocale in sorta di filastrocche riesce ad attecchire ed a terrorizzare in egual misura, ben più della violenza sonora, ben compressa in schegge orecchiabili e folli. La coppia riesce a trasportare nelle stelle treni ad alta velocità come la motorik I Said, You Said, unico brano nel quale ci concedono la comprensione del testo tramite l’utilizzo angolofono dell’ugola di Koharu per qualche frase, prima che il frastuono torni a disturbarne gli agiti. Forse è qui che ci si accorge di come il loro pop-noise (qual’è il loro ambito di riferimento) sia perfettamente saziante, andando a colmare i lati più disparati del nostro bisogno uditivo: colore, rumore, fantasia, immaginario, sorpresa, resa sonora. Non manca nulla, a patto di immolarsi in otto brani che ad un ascolto distratto sembrano miniature disturbate di un videogioco a velocità supersonica. Spesso nelle parole raccolte si percepisce una sorta di battaglia per mantenere la propria autorità, la propria personalità, fattore da non sottovalutare dopo essere state osannate e spese in un contesto largo con i loro precedenti lavori. Ed allora ci meritiamo questa stringatezza, questo loro versare limone su alcuni brani rendendoli fitti, acidi, inafferrabili, folli per la loro libertà di insistere su visioni magnetiche. Hyper Gal è una visione che ci fissa negli occhi e per la quale non abbiamo difese, come se le gemelle Burns avessero imbracciato degli strumenti appena fuori dall’ Overlook Hotel e non vogliano smettere di giocare con noi.
Fortunatamente questo lo sappiamo bene, è solo una proiezione, che già siamo altrove a seguire versi che risuonano plastici e misteriosi nei nostri padiglioni, temendo per il Tinnitus di un titolo che minaccia indelebili conseguenze all’ascolto ed è invece un perfetto brulicare di strati vaporosi e bulbosi. Quasi peccato, che un fischio con delle minuscole Kurumi e Koharu da tenere sempre vicine potrebbe essere un valido schermo ad un mucchio di musica insulsa che prova ad infilarcisi. Provate a dedicarvi ad Our Hyper, vi ripulirà l’organismo ed il vostro sorriso sarà molto più luminoso.
Hyper Gal – Our Hyper (Skin Graft, 2026)
