Due anni e mezzo lo splendido esordio con Versions of modern performance ecco di ritorno le Horsegirl.
La medesima capacità di scrivere brani insieme intimi e catchy, risaltando immediatamente per personalità. Registrato nelle due settimane più fredde del 2024 insieme a Cate Le Bon Phonetics On and On è la perfetta prosecuzione dell’idea di un suono indie che potrebbe anche non seccarsi mai da quanto appare ancora fresco e florido. Basta pochissimo, un cambio di ritmo in Rock City, l’elasticità sorniona di In Twos, un’idea generale di un suono minimo, elastico, completo.
Riescono spesso ad unire mondi pastorali in confetti che avrebbero fatto felici gli spettatori dello Yo-yo a Gogo festival ad Olympia una trentina d’anni fa ma risultano irresistibili anche oggi, azzeccando un singolo come Julie, romantico ed ombroso come pochi, immenso nella sua semplicità. Basta alzare di pochissimo i giri dei brani per trovarsi catapultati nella miglior tradizione acustica da battaglia, una voce meravigliosa all’interno di quadranti che sembrano confetti colorati.
La musica delle Horsegirl è in qualche modo tenue, mai squillante né esagerata. Ma ha in sé una bellezza pastello che non scade mai nella mediocrità bensì in una precisa scelta stilistica: i giochi armonici e le ambientazioni hanno esattamente quel tipo di elasticità, di reazione e di risultato che ci si aspetta da loro.
Vero, forse non ci sono sorprese in quaderno disco, ma come il panettiere all’angolo fa la miglior rosetta del mondo le Horsegirl non hanno rivali in questi suoni attualmente, per distacco.
Horsegirl – Phonetics On and On (Matador, 2025)
