Heron King – Vivid Dreams (La Barberia, 2025)

Di Heron King avevo molto apprezzato il singolo Vivid uscito circa un anno fa, perdendomi poi l’album uscito a ridosso, agli albori di questo 2025. Poco male, che dicembre è mese di recuperi e Vivid Dreams, uscito per La Barberia, è un mirabile esempio di folk-pop aperto e campagnolo, luminoso e toccante. Chitarra acustica ed armonica a bocca, voce toccante ed emozionante, l’eterna sensazione di essere arrivati al culmine dell’alba o del tramonto mantenendo la bellezza senza inutili enfasi. I raddoppi vocali di Federica Marroni, soprattutto nei momenti meno carichi, danno una reale profondità di paesaggio, come un’inquadratura che ci porta con sé senza conoscerne la metà. La produzione di Marco degli Esposti e la chiarezza della musica fanno di Vivid Dreams un disco ispirato e di Alessandro Bianchi (figura che dietro ad Heron King si cela) un cercatore di ambiente. Già, sembra che se messo nel contesto corretto possa blandirci con suoni, musica e parole ed in effetti degli otto pezzi nemmeno uno esce da immaginario e bersaglio. Sono brani i suoi che viaggiano sul declivio più laccato del folk-pop, brani eleganti ed emozionanti, che plasmano ambiente ed orizzonte. Uniti creano un disco, un universo che trascende l’Italia e che utilizza ogni minuto per unire territori sotto i raggi di un sole gentile. Si può sentire la delicatezza di una mano che mescola la California e Neil Young ad un vissuto personale senza diventarne un epigono ma utilizzando i ferri del mestiere per raccontare se stesso, le proprie perdite ed i propri amori.
Ora è da qui, dalla fine di Still Breathing che si dovrà continuare, costruendo una strada che possa avere direzioni infinite e che si possa percorrere ancora suonando le proprie canzoni senza fare tappa ai falò.