Ho sempre trovato Alessandro Grazian, cantautore padovano con stimmate pop, avulso dal mondo musicale italiano.
Ora, 10 anni tondi dopo L’Età più forte torna con un lavoro omonimo al quale taglia però il proprio nome. Grazian, di nome e di titolo. Torna con 12 brani che sono pienamente connessi con la traduzione musicale pop italiana ed internazionale. Li suona con fare maturo (le cinquanta primavere si avvicinano ormai) e con un tiro che riesce a librarsi leggero, andando a citare quando vuole un Adriano Celentano trasformato in Manuel Agnelli (la rendition ‘80 di una Voglio Amarvi che sottolinea la migliore idea di pop-rock) e giocando con le diverse tinte che certa musica profonda ed orecchiabile può ancora avere. L’impressione è che il Grazian stia invecchiando bene, evitando derive troppo leggere e rimanendo in limiti citazionistici camminando su un crinale che ha fatto vittime illustri come Dente e Baustelle negli anni. Gli arrangiamenti dei brani riescono a collegarsi al filo della musica italiana ma se al posto di Padova Alessandro fosse nato a Nottingham sarebbe sorbito nei salotti buoni del pop internazionale più colto, magari con un John Parish a dargli di gomito. Qui invece si accoppia ancora una volta al talento di Davide Andreoni, già Sycamore Age, perfetto per dare a Grazian l’intensità ed i toni corretti. Sognando di avere tra le mani un 33 giri poi (trovato al mercatino dell’usato ovviamente, i segni della copertina dicono tutto), alla fine del lato A con Uno Shot condensa in nemmeno un minuto e mezzo seduzione, flirt e romanticismo, compendio perfetto e brillante nel mostrare la musica a servizio dell’immaginazione e dell’immaginario. Più avanti, con L’amore che non va riesce ad inasprire di violenza, vita vissuta e fede pennellate di realtà. Sembra strano pensare che un disco ed un’artista come Grazian possa rimanere appannaggio di pochi, basti il lampo di genio di una Via Saterna che trasporta Dino Buzzati sotto il duomo in un rock schizzato e sanguigno. Ma c’è molto, moltissimo altro in questo primo disco di una nuova fase, soprattutto una profondità ed un entusiasmo che non sanno di maturità composta ma anzi, di freschezza reiterata ed elastica. Ma allora si può fare? Ancora?
Grazian – Grazian (autoprodotto, 2025)
