Giulio Aldinucci & Matteo Uggeri – the Promise of a Threat (Fluid Radio, 2025)

La collaborazione fra Giulio Aldinucci e Matteo Uggeri è di una bellezza fragile. Ci arriva come un bagnasciuga sonoro nel primo brano, dove le onde si infrangono come se una bassa marea, i musicisti e gli ascoltatori fossero allineati nel medesimo ritmo, nel medesimo beat.
Il lavoro si sviluppa come un incontro fra suoni e mondi che sembrano essere opposti nelle loro grandezze ma che riescono a coabitare in un’interdipendenza. Dalle fotografie in nostro possesso e dalla conoscenza di Fluid Radio, entità che ne produce l’incontro, The Promise of a Threat è fascinazione d’altri tempi, ricordi e media che non vengono mai svelati nella loro completezza ma per i quali ci manca perennemente un quid.
Così i volti delle fotografie sono coperti, il mistero avvolge le note di Giulio e Matteo ed il suono si fa insieme mappa e labirinto. Il lavoro ha qualche anno, è stato creato fra il 2021 ed il 2022 ma sembra processo ben più antico. Quasi una manipolazione anticata che ci trasmette una musica obnubilante, elegante e magica, dove realtà, immaginazione e ricordo si mischiano. I titoli degli otto brani creano un percorso, un percorso dove (ancora) mente e corpo sembrano non essere del tutto in controllo portando la coppia a musicare ed a descrivere con eleganti trame elettroacustiche un senso di dispercezione. Si può immaginare come nelle settimane di lavorazione entrambi i musicisti abbiano lavorato di cesello per mischiare i loro input senza svelarsi completamente, accettando di ritrovarsi parte di un patto, la promessa di una minaccia che è gioiello artigianale e sorprendente, in primis per loro e poi per noi. Nella cartella stampa si parla del loro processo come del movimento delle placche tettoniche, impercettibile ma inesorabile ed enorme ed è proprio questo il sentore del mistero: un movimento che non riusciamo a percepire ma del quale siamo certi, in fondo come la nostra stessa vita od il circolo del nostro pianeta. Temi e fenomeni estremamente grandi che vengono in qualche modo rinfocolati da un suono che ne accende le micce, facendoci dubitare di tutto con minuzie ed argomenti che sono quelli dell’artificio più che dell’arte: un espediente diretto ad ottenere effetti estranei o non consentiti dall’ordine naturale o dall’aspetto immediato delle cose. Un’espediente lungo 38 minuti e 24 secondi da provare a scardinare, comprendere, vivere. Un disco che, da me medesimo goduto in una solitaria mattinata sarda, ha saputo accendere una fascinazione enorme, sorprendendomi e trasportandomi in un mondo ed in un tempo magici, scentrati e difformi alla realtà. Ennesima conferma della statura di questi due musicisti…