Giovanni P. (a cura di) – Oltre L’Abisso: Geografia Del Black Metal E Ascesi (Weltanschauung, 2026)

Oltre L’abisso: Geografia Del Black Metal E Ascesi va a completare il discorso iniziato, lo scorso anno, con Dal Nichilismo Alla Trascendenza: Il Black Metal Come Fenomeno Spirituale; questo nuovo volume conclude l’argomento e, nel farlo, pone il punto di partenza per sviluppi che, per forza di cose, non possono essere contenuti nelle pagine di un libro.
La prima pubblicazione ricercava le origini storiche, sociali e filosofiche del genere e affrontava gli sviluppi che lo hanno portato ad essere mezzo privilegiato per l’esplorazione dei lati più oscuri dell’esistenza; questo libro si concentra sul concetto di trasformazione: quella che il black metal affronta (ma in certa misura induce) nel suo radicarsi in varie parti del mondo, quella causata dalla necessità di esprimere idee e concetti che il suono degli esordi non era adatto a rendere e quella esperita dall’ascoltatore che si avvicinerà a questa musica con le dovute consapevolezza e dedizione.
Si inizia dunque analizzando il genere lungo due direttrici marginalmente toccate nel precedente volume: la diffusione geografica e l’evoluzione sonora avvenuta nel XXI secolo. Lungi dall’essere la mera compilazione di un atlante, il primo capitolo spiega come un genere nato in un contesto limitato e culturalmente connotato come la Norvegia di fine anni ‘80, possa essersi propagato a livello mondiale, tradendo certi principi ma sviluppando la propria e più profonda natura: la fascinazione per gli aspetti più oscuri della natura diventa, in Germania, rinnovato legame con la cultura romantica; l’opposizione alle forze dominanti trova, nella tradizione filosofica e letteraria francese, l’humus per mille sviluppi; l’odio per la religione istituzionalizzata e il bisogno di spiritualità si trasformano nella riscoperta dei culti tradizionali in Grecia, Europa orientale, Mesoamerica e, in forma carbonara, Medio Oriente; il rifiuto dell’omologazione globalista porta con sé la riscoperta dell’idea di patria e comunità in Ucraina, paesi baltici, Quebec.
Questa capacità di trasformarsi emerge con ancor maggiore evidenza nel secondo capitolo, dove si prendono in esame i vari filoni, dal raw black metal all’avantgarde, fino a evoluzioni lontane dal suono codificato da Mayhem & c., come dungeon synth e ambient. Partendo dal concetto che non stiamo parlando semplicemente di uno stile musicale, bensì di un principio dinamico, e che, pertanto, la sua identità vada cercata non in quello che è ma in ciò che rifiuta (e nelle diverse forme che questo contrasto crea), i sottogeneri vengono presi in esame ponendo l’accento sulle ragioni culturali e artistiche che li ha generati, fornendo, talvolta, più di una risposta (i Deafheaven suonano blackgaze per ragioni diverse rispetto agli Alcest o ai Wolves In The Throne Room). Particolare spazio, in chiusura, viene dedicato al depressive black metal, sulla base di una domanda fondamentale: a che punto l’arte smette di rappresentare la sofferenza e comincia a produrla? Al di là di quale sia la risposta, il quesito ci porta direttamente alla terza parte, Ascesi, che proietta il discorso oltre le pagine del testo.
Qui vengono fornite le prescrizioni perché l’ascolto possa portare a un’autentica trasformazione dell’individuo. Chiunque sia predisposto e interessato troverà la propria strada, ma la materia è complessa ed è quindi utile avere dei criteri e degli esempi pratici: sapere scegliere il luogo e il tempo adatti, distinguere fra l’ascolto analitico e quello meditativo (diversi ma complementari), riconoscere le reazioni del corpo a queste pratiche, discernere e capire, fra le migliaia di testi, immagini e segni che gli artisti hanno prodotto, quelli utili al proprio percorso; infine, per una pratica che mette faccia a faccia col negativo, vengono evidenziate alcune controindicazioni. Se le prime due sezioni erano interessanti e di facile lettura, questa è densa e richiederà spesso di tornare sui propri passi; è quindi utilissimo, per aiutare la comprensione, avere degli esempi, come la guida all’ascolto di due brani esemplari quali Dunkelheit di Burzum e Ite, Maledicti, In Inge Aeternum dei Deathspell Omega oppure, nel capitolo dedicato alla creazione artistica, l’analisi delle diverse discipline compositive adottate da Tobias Möckl per Paysage D’Hiver e da Varg Vikernes per i “dischi carcerari” di Burzum.
Alla fine, lo accennavo, è necessario andare oltre le pagine del libro: come in un processo alchemico, quanto appreso va messo in pratica e il successo non è garantito, né, in caso positivo, lo stesso per tutti. Questo, ma non solo, fa di Oltre L’Abisso un oggetto unico nel suo genere: al contempo, manuale, guida pratica, eserciziario; ma anche per chi non volesse spingersi tanto in là, rimane una lettura stimolante e ricca di spunti da approfondire, che sfata miti (pensate quanto poco metallara sia l’idea, più volte espressa, che la pedissequa adesione a un canone sia il vero tradimento dello spirito) e aiuta ad orientarsi all’interno di una materia affascinante, fra le poche forme culturali che oggi, con pervicacia, cerca il confronto con tutto ciò, per moralismo o interesse, è rimosso della nostra società.