Non credo abbia più bisogno di presentazioni Gionata Mirai, da più di vent’anni in vesti diverse dietro alle corde di una chitarra, in solo o nei suoi progetti.
È bene però non dimenticarselo, tanto che questo Primitivo è addirittura il suo terzo disco in solo, dopo Allusioni e Nelle mani, rispettivamente di 15 e 9 anni fa. Un disco sporco e sincero lo descrive lo stesso chitarrista ed ha perfettamente ragione, che le tracce si susseguono quasi come se arrivassero da un tempo lontano, quasi come fossero qui da sempre. Brani assolati, stirati, consunti eppure lirici, registrati su un vecchio nastro dal quale escono inavvertitamente un brano di Nick Drake ed uno degli Oliver Onions senza che si spezzi la magia! Potrebbe essere una sorpresa ma è in realtà la conseguenza del mood di un musicista che ne ha viste tante e che lascia semplicemente andare le mani. Trovano la chitarra, suonano ed i pezzi escono, si legano e creano storie. Un disco dove ci sono luoghi, Roma, Milano, ma sono soltanto punti su una cartina affrontata con fingerpicking, sole negli occhi e la compagnia del fido cane…
Un disco dove le visioni possono cambiare da un momento all’altro, dal suono vaporoso e trattenuto di Primitivo e quello frizzante e vigoroso di Piccolo Tour. Un disco ruspante ma sopraffino, dove il controllo e la tecnica vengono messi al servizio di strade secondarie, dove la meta è il sole calante più che qualche obiettivo ragguardevole. Basta pochissimo per farsi trascinare in auto con Gionata ed il cane, pronti a mettersi a servizio come copiloti ed ascoltatori di questo Primitivo, del quale alziamo il volume ed assecondiamo gli spiriti.
Gionata Mirai – Primitivo (La Tempesta, 2026)
