Lo aspettavo il ritorno di Giacomo Toni. Lo aspettavo perché da quando lo conobbi anni fa con Nafta ad ogni ritorno ne ho sempre apprezzato lo spirito sudato e poetico. Debuttante una dozzina di anni fa, in questo nuovo viaggio ci immerge in storie ed immagini singolari e profonde, dipinte con schizzi degni di un caricaturista che si fa prendere la mano fino a dipingere ritratti stupendi.
Giacomo Toni ha un tocco benniano che riesce ad evidenziare gli sbandamenti, il lato grottesco ed insieme tenero di vita, morte e miracoli di paesello e contrada. C’è il cibo e l’estate, le figacce ed il divieto a parlare coi trans. La spiaggia e Jelly Roll Morton. C’è un modo di prendere i generi, ballarci insieme allungando le mani ed abbandonandoli che risulta essere assolutamente strepitoso: insieme a lui “i figli di puttana”, mostro a più teste che in questo caso si amplia fino a contenere 11 gregari ed il Mister Toni in panchina:
Villa
Peruch, Marzi, Nuti Dal Portone
Perinelli, Jandu Detti, Pretolani, Farnedi
Moder Vicari
Majoni, Naddei
per un 4-3-2-1 fantasioso che prima accarezza Jelly Roll al tavolo verde tornando ad inizio secolo e poi se va tranquillo e fischiettante per il proprio turno in fabbrica e beccandosi il tornio guasto a mani in tasca. Razzi di fuoco è un’occasione per perdersi dentro ad un disco talmente immersivo che è impensabile far altro mentre lo si ascolta: certo si può ballare, mimando il canto con in mano un mestolo e la vestaglia, con la partner a guardarti scornata come la speranza fallita che sei.
Mi accorgo di parlare poco di musica in queste righe ed è giusto ricordarvi che forse Razzi di fuoco è il disco di Giacomo Toni più compiuto musicalmente: fuori dal tempo, classico, bellissimo, perfetto per sposarsi ad un range di emozioni largo, quasi come ci fosse una lacrima in ogni sorriso e viceversa. Abbondantemente a lato, proprio come il tiro del terzino della Fidelis Andria, c’è Giacomo Toni (è quello là, laggiù) che canta ed i personaggi prendono vita dalla sua bocca. Razzi di fuoco è un disco romantico, un disco che difficilmente si assimila in fretta: bisogna far sì che decanti, meglio se con un camino acceso ed un bicchierino pronto per ogni evenienza.
Non ve ne staccherete più, anzi, inizierete a suonarlo mimando i movimenti per aria, come i migliori musicisti immaginari.
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