Francesca Remigi – Witchess (Hora, 2025)

Parlare o leggere di streghe è parlare o leggere di donne e della visione che gli uomini hanno avuto per secoli della loro vita e della loro libertà, dei loro diritti. Bizzarro o forse legittimo che ad approcciarsi a questo lavoro sia un uomo che non conosca Francesca Remigi, ma che rimanga invischiato in questo lavoro tramite un’altra musicista che vi partecipa, Silvia Cignoli. Witchess è un disco personale, collettivo e di genere. Witchess è l’acronimo di Womxn Inplement The Creation of Harmonious Exosystem of Selfless Species ed è, come spesso in musica, opera a più strati e con diverse modalità di lettura. A colpire ad un primo ascolto è l’immediatezza di una musica astratta ed esacerbata, nervosa e diretta, che riesce però ad essere anche completamente accogliente rispetto ai campionamenti ed alle testimonianze che lasciano traccia nel suo alveo.
Possiamo chiamarlo free, noise, sperimentazione, ma sembra l’unione precisa di punti disseminati su una mappa che Francesca lega e libera a secondo del suo percorso. Ad aiutarla in questo intinerario oltre a Silvia anche Andrea Giordano, con i contributi liberi e sparsi di Alessandro Mazzieri, Naomi Nakanishi e la danza di Clotilde Cappelletti, agenti e cellule in un percorso umano e collettivo e quindi libero ed imprevedibile.
Forse il termine che meglio si dovrebbe sposare a questo lavoro sarebbe quello di libero: ascoltato possiamo sentirci stralci ed umori di Donnacirco, delle Allun, dei canti di liberazione, della vitalità infantile e selvatica. Ci sento Emily Hughes e mia figlia, in una coesione colorata che spesso è troppa per questo mondo grigio.
Ci sento delle persone e delle musiciste che non hanno bisogno di spiegarsi con troppi proclami, riuscendo ad aprirci una porta su un mondo personale che non ci fa sconti. Witchess è un disco di storie, di spunti e di legami forti verso donne ed intere popolazioni che hanno avuto storie molto diverse, trovandosi volenti o nolenti in situazione di battaglia.
Soprattutto però è un disco di suoni, di musiche che Francesca e colleghe e colleghi suonano danzano e dimenano, non lasciando mai che il tutto si trasformi in sterile operazione, lasciando aperti i canali energetici fra corpo e spirito. Difficile credere a ciò che ascoltiamo a tratti, difficilissimo trattenersi ad esempio dai colpi e dai soffi di una Loghaven. Un brano che ci prende, ci strappa letteralmente dal nostro mondo per unirci e rimetterci in marcia insieme ai musicisti ed alle note medesime, senza poter comprendere né il come né il perché. Ma le canzoni si susseguono come un corpo unico, tanto che quando ci sorprende la mano rock di Blueberry Picking crediamo di essere ancora all’interno di Liberation. Le parole di Angela Davis e di Silvia Federici sono ingredienti importanti come ogni nota scaturita in Witchess, potente ed energica massa creativa e liberata attraverso menti e corpi.
Un lavoro bruciante ed insieme estremamente poetico, toccante e furioso.