Francesca Bono Live a Sonica Eterea 2025

Ah, straziante e meravigliosa bellezza del creato!

Mentre Francesca Bono accarezzava dolcemente la chitarra e il suo fidato Juno, ho pensato alla frase finale e definitiva di Che cosa sono le nuvole di Pasolini. La piccola, antica e spoglia chiesa a Pozzo D’Adda in cui si è svolto il concerto aveva, alle spalle della musicista, una finestra in alto, e per tutta la durata dell’esibizione, mentre la Bono regalava pura ed essenziale magia attingendo al suo repertorio, alle sue spalle si susseguiva una sfilata cangiante e ammaliante di nuvole.

In questa veste essenziale e solitaria, risalta ancora di più la bravura e la maturità dell’artista. Impressionante il controllo della voce: capace di farsi ninna nanna, stridio, urlo o suono puro, quasi slegato da qualsiasi narrazione. Le nuvole, il cielo, l’aria — in alcuni momenti la voce di Francesca Bono e le nuvole erano un tutt’uno: un movimento celeste senza inizio né fine.

Il prisma di suoni, rumori, assonanze e dissonanze a cui abbiamo assistito è enorme, ed enormemente impressionante se si pensa ai pochissimi strumenti utilizzati. E poi — con quale facilità, con che passo sicuro e vellutato — la Bono dispiega tutta la sua maestria. In alcuni momenti mi sono davvero detto che stavo assistendo a qualcosa di assolutamente avanzato, maturo, vivo, davanti ai molti ascoltatori accorsi in questa domenica autunnale.

Questo è stato il primo, straordinario appuntamento della rassegna Sonica Eterea curata da Silvia Cignoli, con grande coraggio e visionarietà. I prossimi saranno Stefano Pilia (domenica prossima) ed Elisa La Marca (domenica 19 ottobre): va da sé che saranno imperdibili, proprio come questo evento intimo e potente.

Avevo amato Crumpled Canvas e desideravo scoprire cosa potesse accadere dal vivo. E ciò che è accaduto è stato il meglio che potesse succedere. Su disco, la produzione e i musicisti erano stellari; ma qui, in questa versione messa a nudo dei brani, è emerso con chiarezza ciò che si poteva intuire: una grande capacità di scrittura, una forte ispirazione. Lì, seduti sulle vecchie seggiole della chiesetta, le architetture dei brani si sono rivelate esattamente per quello che sono: come quelle della chiesa stessa, frutto di lavoro sapiente, di scelte precise e di profonda conoscenza della materia. E per qualche momento, noi, la chiesa, Francesca e tutte le vibrazioni da lei generate siamo stati una cosa sola.

Il pubblico attento ha percepito la magia perfettamente riuscita e ha applaudito più volte, riconoscendo che non c’era alcun trucco — solo un dono, e il sapere condividerlo con un’intensità struggente, carica di malinconia, ma anche di pura felicità. In momenti diversi ho pensato a due musicisti che amo molto e che mi è sembrato di riconoscere nelle sue musiche: l’intensità dolorosa di Mark Lanegan e la sapiente, essenziale sperimentazione di Meredith Monk.

Insomma, una grande e toccante conferma, ma anche una promessa luminosa per il futuro. E nell’attesa delle prossime avventure sonore di questa preziosa artista, torniamo a riascoltare Crumpled Canvas, un disco che è davvero senza tempo.