France De Griessen – Dawn Breakers (Prohibited, 2026)

Un fiore ed un coltello. Una chitarra, una voce, una seconda voce più lontana dietro. “Punch me in the face..” sentiamo e fatichiamo ad essere lucidi di fronte a tanta bellezza, grazia che si fa feroce quasi al termine brano, lasciandoci attoniti. Ascoltare le canzoni del quarto album di France De Griessen è come vedere una ferita aperta, pulsante, Cannonball Statman con lei, in un viaggio personale e netto, secco. A leggerne le ispirazioni ci sarebbe da riempire i libri ma la musica di Dawn Breakers è talmente comunicativa che non serve niente altro: è una soglia, oltrepassata la quale siamo noi e France, che canta fissandoci negli occhi. Folk come se Donovan ed i Velvet Underground avessero fatto ballotta insieme, cucinando Cloud Cakes. Un disco dove gli amici quando vengono a mancare diventano attori di canti boschivi e memorabili. Le corde vocali e della chitarra vibrano lasciando che il suono esca inquieto, dolce e ferino. Frasi che possono accarezzare o colpire con forza, tornando spesso alle radici più profonde della musica folk. Qualche sparsa nota di piano, l’impressione di entrare in una favola torbida e drammatica, dove i desideri sfuggono di mano, ormai nascosti sotto una neve blu. A tratti la voce sale, sembra trascinare la musica con lei ma è troppo, si trova sola, abbandonata, lacerata e bellissima. Meglio ritirarsi allora, nel dialogo faccia a a faccia che diventa raccoglimento sacro di July, col quale chiudere un dico inaspettato come l’apertura improvvisa di un fiore, magnifico e pulsante.