Foreign Body – Libertine (Brutal Panda, 2026)

Pervertiti di tutto il mondo unitevi! Se poi siete fan di Unsane, Big Black et similia meglio ancora: questo è il disco che fa per voi. Dalle strade più luride di New York emergono questi quattro maniaci che fanno della musica pesante la loro bandiera e delle devianze sessuali la loro tematica ossessiva. Quello che ne risulta è un disco sporco, slabbrato e viscido come un sex club all’ora di chiusura.

Questo potrebbe già bastare a dare un’idea soddisfacente della loro proposta sonora, una miscela di hardcore e noise rock impastata, nella quale si possono inserire altri strumenti (ad esempio i fiati in Strung Out), ma che, bene o male, si muove sempre sulla stessa falsa riga. Per tutti gli orfani dei capostipiti del genere potrebbe essere una scoperta, interessati o meno che siano alle tematiche sviscerate, in senso quasi letterale, nei testi. I quattro sanno come maneggiare la materia e farla rendere, senza dubbio, dove però, in qualche modo, questo disco mostra dei limiti è forse nel risultare troppo monolitico e a tratti prolisso. Arrivare in fondo a quest’orgia di devianza musicale risulta affannoso, anche per orecchie affamate di queste sonorità.

In sostanza, se fosse stato più snello, avrebbe potuto colmare delle lacune nel cuore degli appassionati del genere, invece risulta essere una buona prova, a tratti anche molto appagante da ascoltare, con il limite di essere fin troppo ossessiva nello sviluppo.

Se gli Unsane tornassero a incidere qualcosa, anche senza Vincent Signorelli e Dave Curran, sicuramente sarebbe, ancora una volta, chiaro a tutti chi è il leader e chi i gregari, salvo ulteriori sviluppi.