Fling II, uno, nessuno, centomila.

Quando Varya Petrunevich di Discipline PR mi propose di ascoltare il nuovo disco dei Fling II non sapevo realmente che cosa aspettarmi. Dopo qualche ricerca li scoprii di casa ad Ann Arbour e vicini a circuiti a me cari (il disco precedente era uscito per Black Sweat). Considerando come la copertina di 3 e la foto di gruppo mi trasmettevano segnali positivi mi sono lanciato prendendo la palla al balzo e non cambierei l’intervista scambiata epistolarmente con Brad Gowland per nessun altro disco estivo.
Questo è il resoconto del nostro scambio.

Salve Brad, molto piacere di conoscerti! Potreste brevemente presentarci i Fling II? Sulla foto promozionale vi vediamo in sei ma di norma siete citati come quintetto (su Discogs addirittura come duo).

Ha! Sì, la storia ê proprio questa – siamo una sorta di collettivo sciolto, nel quale pesco chiunque sia disponibile al momento per sessioni in studio e dal vivo. La band è partita come idea singolare per un fine settimana in un periodo nel quale ero distrutto dalla vita e scrissi a vecchi amici coi quali ero cresciuto suonando una cosa del tipo: “E se affittassimo uno studio dove pretendere di essere una vera band per un fine settimana?”. Il piano era quello di registrare un paio di canzoni nel fine settimana ma ci separammo com 150 GB di suono su un hard drive dal quale montai il nostro primo album. Fui molto sorpreso dal fatto che era stato così soddisfacente da volerci provare ancora, così chiamai altri amici, facendo crescere un pochino la cosa. Ora abbiamo qualche sessione all’anno, una di norma con l’intera band più un paio più ridotte, oltre a idee sul synth che registro in solitaria con le mie macchine a casa. Quindi la band è qualcosa fra me e qualsiasi amico che possa includere nelle mie balzane idee.

Venite dal Michigan ma per il vostro scorso disco avete collaborato con un’etichetta italiana, Black Sweat, mentre il vostro suono si può collocare facilmente in Germania per buona parte. Ma cosa vi tramette Ann Arbour? Che influenza ha su di voi?

Amo Ann Arbour, sono del Michigan ed è casa mia. Credo che la maniera nella quale il Michigan abbia modellato la mia musica sia dovuto al fatto che sono una persona piuttosto nervosa (a livello interiore, cerco di non mostrarlo troppo). Il Michigan è un posto interessante, letteralmente un vicolo cieco, una penisola in mezzo ai laghi. Ci arrivi se devi venirci, non è un luogo di passaggio per nessun’altra parte. Ho abitato a New York, che è un luogo molto eccitante, ma non mi ci sono mai legato fino in fondo. Ad Ann Arbour ho spazio per i miei synth, per le mie batterie, posso guidare la mia bicicletta per dieci minuti trovandomi fuori dalla città, fra boschi o fattorie. Ho bisogno di spazio creativo, se i ponti sono affollati e non riesco a pensare lucidamente non è molto divertente.
Il krautrock è un fenomeno al quale mi sono allacciato – Richard Murphy, il nostro bizzarro uomo dei pedali delle chitarre è un mio vecchio compagno di liceo e mi ha passato Hallogallo dei Neu! quando avevo circa 17 anni. Credo che quello che mi abbia conquistato del krautrock
sia che è una musica molto meditativa, più legata ad un focus ed alla curiosità piuttosto che alle capacità virtuosistiche od alle densità compositive. È musica mentale, intuitiva, fattori che credo siano i miei punti di forza sonori. Me la cavo come batterista e sono mediocre in molto altro ma il mindset kraut di “lascialo semplice e trova delle piccole cose in un ritmo” fa uscire il mio meglio facendomi guidare la band nella quale credo.

Pensando ad Ann Arbour non si può non pensare ai The Stooges, ma anche a Colin Stetson ed Aaron Dilloway. Che tipo di fermento culturale c’è in città? L’università fomenta questo tipo di azioni oppure sono circuiti distaccati?

Ehi, hai fatto ricerca sul mio angolo di mondo! Vidi Colin Stetson dal vivo quando ero studente universitari, uno show veramente molto speciale. Don Sinta, dal quale Colin prendeva lezioni era seduto in prima fila e chiacchierarono scherzando per tutto lo show. E stranamente Matt Rader-Schiez, del nostro collettivo, che suona l’EWI ed altri fiati, ha studiato nel medesimo programma di sassofono alla Michigan. Così non siamo del tutto separati da quel mondo, haha. C’è sempre qualcosa di interessante nel sud-est del Michigan per quanto riguarda la musica elettronica. Credo che l’hardware stia avendo una sorta di momento di gloria nella musica locale proprio ora.
C’è qualcosa di cool nell’accessibilità della musica hardware o techno per i nuovi musicisti. È molto improvvisativa, non segue molte regole tipicamente compositive con le quali hai a che fare negli altri generi. Quindi ci sono un sacco di show intriganti con 20 o 30 spettatori, qualcuno che si esibisce stravolgendo tutto e parlandone dopo il set ti dicono: “Sì, è stata la mia prima esibizione di sempre!”. Credo che questo apra le menti, performer ed
appassionati che seguono musica sperimentale nei loro inizi, è un fattore confortante ed
ispirante per me. Un po’ come “proviamoci, ognuno di noi lo sta già facendo!”

La copertina con l’utilitaria è una delle mie preferite per ora del 2026, sembra possa
contenere un mondo totalmente altro dentro di sé. Com’è nata e come l’avete scelta?

Un altro amico dell’orbita, Jimmy Huges, è la sua auto. È uno dei miei amici storici,
abbiamo iniziato a maneggiare synth quando mi ruppi una gamba nel 2017 e non potei
suonare la batteria per un po’. Comprai un Moog Mother-32 lin quel periodo, mentre lui
aveva uno 0-Coast, furono le prime registrazioni di synth music che feci. Comunque
Jimmy aveva questa splendida vecchia Civic, con parti originali ed ancora funzionante.
Amiamo guardare video di vecchie auto da rally ed a volte togliamo l’audio per vederli con
dalla musica ambient. Quindi ho chiesto a Jim se avessimo potuto avere una foto della
sua auto in copertina, e la sua compagna Courtney riuscì a scattare attraverso qualche
arbusto a Baltimora mentre Jim la faceva partire. È perfetta, sono così felice ti sia piaciuta
tanto quanto a me!

Com’è nato il disco? Sono stati brani programmati nel tempo, suonate regolarmente
oppure il tutto è fiorito in prossimità delle registrazioni? Come e da chi avete registrato?

Abbiamo registrato in questo meraviglioso studio a Willis, Michigan, che è una piccola città
a mezz’ora di distanza nella campagna a sud di Ann Arbor. Il posto era una vecchia chiesa
e la sala registrazione è nella cappella. Un’unione incredibile, ottime attrezzature. Joe
Sleep
registra sempre per noi, sa come scrollarci dalle nostre sessioni haha. Il Wurlitzer 200A, il Juno 60, il Moog Matriarch, la Sho-Bud Pedal Steel, un paio Princeton Reverbs.
Siamo terribili con le nostre liste!
Ho fatto una sorta di programmazione sul mio setup modulare prima di arrivare in loco ma
per la maggior parte del tempo abbiamo fatto delle jam che si sono trasformate nei brani
che ho editato poi durante l’anno. Occasionalmente abbiamo fatto più takes di qualche parte ma di norma la strategia è stata di far partire i microfoni e tirare avanti per 20, 40, 60 minuti…qualcosa di buono sarebbe successo! Diverse tracce sono state editate
pesantemente per raggiungere la forma che è finita sul disco, ampliando e facendo del
collage creativo di diversi momenti. Gliss dal primo disco e Sloe dal secondo sono nate
così. Ma 3 è più live e crudo che i nostri altri dischi. Mago, il brano centrale del secondo
lato è nato esattamente così nelle sessioni. Non l’ho praticamente ritoccato e nulla era
pianificato. Momenti magici che accadono semplicemente credendo che possano
avvenire.

Che importanza hanno geometria e colore nel suono? Spesso ascoltandovi sembra di
attraversare frattali e di riempire forme e linee con vivacità insperate.

Bello sentirti prendere così la nostra musica! Credo che sia orientata a pattern, moduli ai
quali posso assegnare sentimenti come colori e geometrie. Molta altra gente ci legge
come linee guida oppure linee di assemblaggio, che è anche molto cool.
Non sono certo che qualcuno di noi ragioni esplicitamente in termini di forme, ma la cosa
bellissima di lavorare con i modulari e specialmente suonare la batteria con i modulari, è stratificate pattern sentendo le diverse maniere nelle quali il ritmo può incastrarsi quando parti da una base così stabile.
Mago è stato costruito soprattutto intorno a questo—Tony Guarino suona la batteria in quel brano e credo che abbiamo provato circa quattro grooves diversi per suonare contro il 6/8 di quel pezzo.
Oltre a questo dobbiamo considerare la questione dei led programmabili presenti nello
studio, coi quali giocare attraverso i diversi colori e che abbiamo usato durante le sessioni:
no, no, no, no, non sono in un mood rosso. Datemi qualcosa di blu o di verde.

Amo la musica ma sono un incapace. Vedendo strumenti come il vostro BOSS Super
Phaser PH-2 ed i loro funzionamenti credo si tratti semplicemente di magia. Com’è iniziato
l’amore per questa splendida creatura?

Ahahah, ok, la cosa che amo del Super Phaser è che è un vechio pedale con una sola funzione, senza fronzoli. L’ho ricevuto da un amico di mio padre che si era stancato della chitarra e mi aveva regalato tutti i suoi pedali mentre ero ancora al liceo. Il PH-2 è fantastico perché perché può avere una risonanza molto alta che distorce facilmente, lo sweep può essere molto lento e, per qualche ragione, ha anche una strana caratteristica di compressione. Quindi è perfetto per lo stile di musica e composizione ripetitivo e ipnotico che ci piace. Crea una trama lenta e in continua evoluzione che adoro.
Inoltre, mi sembra una stupidaggine concentrare la band su questo pedale economico e stupido che fa una sola cosa di nicchia, lo sfasamento. Cioè, c’è così tanta attrezzatura incredibile in giro e i pedali per chitarra, come una sorta di forma d’arte tecnica, stanno davvero esplodendo. Il Boss Super Phaser PH-2 è come un abaco rispetto all’HAL della nuova tecnologia dei pedali, ma è il mio vecchio e stupido giocattolo e mi piace.

Che background sonoro avete? So che Richard ha delle vie più pesanti al suono, cosa mi dite del resto della band?

Siamo tutti molto differenti ed è per questo che la cosa funziona. Credo che se ascoltassi
ciò che ho registrato da solo potrei dire ok, tutti i miei stupidì trucchetti sono qui. Ma
quando ascolto qualsiasi altro nella band che si concentra su cosa completamente differenti dalle mie sono tipo “questa cosa spacca, era fantastica!”. Quindi Richard, uno dei nostri chitarristi, è parecchio dentro al metal ed alla musica pesante, fattore che utilizziamo a livello atmosferico in fling ii. Tony Guarino suona qualsiasi tipo di percussione per noi, è un musicista super allenato nello stile classico della Julliard. Il nostro tastierista Adam Narimatsu ha imparato a suonare il piano da YouTube quando eravamo al liceo ed ora è un organista ed un pianista jazz da paura, suona per tutta New York! Dave Van Dusen suona anche lui la chitarra, è un’enciclopedia della musica musica country e lo stregone della pedal steel. Io cerco solo di fare la mia cosa alla Walt Becker, girando per lo studio grattandomi il capo e fissandomi le scarpe dicendo “Oh sì, questo va fatto così. Credimi!”.
L’insieme chiamato fling ii ha molti più membri che questi quindi mi scuso con chi non sia
stato citato ed ha collaborato all’album con noi, ma state capendo che la sua capillare
presenza su tutto il territorio è proprio il punto di forza di questa cosa.

Uscite insieme? Qual’è l’ultimo concerto al quale siete stati senza suonare?

Non andiamo veramente a concerti insieme perché la band vive in maniera distaccata su
tutto il paese e cerco di convincere chiunque sia disponibile a presentarsi per qualsiasi
cosa riusciamo ad organizzare. Ma vado ad un sacco di show, specialmente roba
elettronica e techno della scena locale. Ho un mio show su una community radio station,
che è anche un ottimo modo per incontrare altri musicisti e cercare musica alla quale non
verrebbero dedicati tempo ed attenzione altrimenti, l’ultimo grosso concerto che ho visto è stato quello di MJ Lenderman e Waxahatchee, che non ha proprio nessun legame con ciò che facciamo come fling ii haha. Ma amo MJ, è probabilmente uno degli artisti che ascolto di più, insieme ai Grateful Dead.

Mi sembra che il kraut-rock abbia avuto bisogno di molto tempo per attecchire negli Stati
Uniti, venendo elaborato solo dopo anni. Che voi sappiate ci sono stati progetti coevi alle
esplosioni tedesche? Avete avuto qualche riferimento locale che non sia del nuovo
millennio?

Huh, ottima domanda. Molte delle cose che ho ascoltato e che credo abbiano modellato il
suono dei fling ii erano tedesche – le cose che alle quali stai pensando anche tu, Can, Ash Ra Temple, Amon Duul, Neu, Cluster…Ma ci sono anche molte influenze di musicisti statunitensi
nel nostro stile, pur non essendo krautrock. Come Morton Subotnik, Mort Garson, Suzanne Ciani, un sacco di ottima synth music è stat creata qui negli States, credo proprio perché Bob Moog è Don Buchla erano in giro qui. A livello maggiormente locale invece c’è una sorta di selvaggia corrente sotterranea di interesse a materiale kraut qui intorno! C’è una grande band di qui, gli Hydropark, attivi negli anni 2010 che hanno fatto ottime cose,
ed uno dei loro membri, la leggenda locale Fred Thomas, che è ancora dentro alla musica da synth ed alla musica meditativa e krautrock. E la techno, la techno è sempre nell’aria e nell’acqua qui intorno se parliamo di musica con qualsiasi influenza elettronica.

Come siete finiti su We Are Busy Bodies? Il collaborare con etichette straniere credete sia più intrigante per le connessioni che si possono aprire?

Non che non sia estremamente grato di aver trovato Eric Warner e We Are Busy Bodies, ma è stato una completa casualità! Quando ho iniziato questo progetto non avevo la
minima aspirazione per un accordo con un’etichetta oppure per registrare un album intero, nulla di tutto questo. Il piano era di registrare qualche traccia da ricordarci per quei
weekend passati coi miei amici dei quali parlavamo prima, mettendoli magari sul nostro
Bandcamp. Siamo finiti col pubblicare il primo disco su Black Sweat perché Dome mi
scrisse una mail credendo che il disco fosse materiale d’archivio e voleva sapere dove lo
avessi trovato. Gli dissi “oh, ah, è roba che abbiamo fatto noi!” e mettendo in qualche
modo il piede nella porta puoi dire alle etichette “promettiamo di poter vendere qualche
copia, ci sono delle teste simili alle nostre lí fuori” e tutto diventa un pochino più facile.
Busy Bodies invece la conoscevo per qualche loro disco che avevo, Universal Synthesizer
Interface I & II di Kristen Roos ed anche uno della Synthetic serie di Rich Aucoin. Sentivamo ci fosse un terreno comune insomma. Quindi per farla breve…stare online,
comprare dischi, un po’ di fortuna, essere a modo.

Con 3 uscite in piena estate, nonostante la foto promozionale sotto la neve. È un momento che vi appartiene e che credete si sposi alla vostra musica? Scegliendo vi vedreste come
colonna sonora di un barbecue, di un’immersione o di un interminabile viaggio in auto?

Da quel che ci dice la gente credo fling ii sia ottimo da utilizzare come complemento
d’ascolto ad un viaggio. C’è stato un tipo su Twitter che ci ha detto di aver acquistato il
primo album su Bandcamp prima che lo stampassimo, lo ha registrato su nastro solo per
ascoltarlo in auto e credo che sia perfetto. Adoro l’idea di ascoltarci mentre si faccia il
bagno in un lago o qualcosa del genere, la percezione del nostro suono che si espande
nell’acqua, galleggiare e sentire della musica sulla riva ed è tipo ilia, o qualcosa del
genere.

Suonate spesso dal vivo? Siete musicisti “rigidi” da spartito oppure può succedere di tutto sul palco? Quanto vi preparate e quanto è programmato?

Di norma suono da solo, considerando che i membri sono piuttosto dispersi non abbiamo
molte possibilità di suonare insieme come band. Avremo a breve uno show qui ad Ann
Arbour, il 22 agosto dove probabilmente riusciremo ad organizzare una o due prove con
chi riuscirà ad arrivare. Ma è stupendo. Capisco, molti nella band sono sposati, hanno dei
figli, un lavoro, così cerco di rimanere organizzato per muovermi in maniera leggera e
snella. E credo che il feelingsuoer sciolto della nostra musica sia il migliore per noi in ogni
caso.

Avete una band od un’artista che mette tutti voi d’accordo? Quali sono al contrario i gusti musicali più divergenti? Chi sceglie la musica sul van?

Non abbiamo mai girato in un van tutti insieme ma ho guidato e fatto da passeggero ad
ognuno di loro. Credo che il centro gravitazionale della band siano probabilmente gli
Steely Dan, nessuno può lamentarsi coi Dan. Un altro fattore polarizzante è che amo i
Dead…puoi amarli od odiarli, non ci sono mezze misure coi Dead!

I vostri brani si strutturano come onde, integrando movimenti e suoni. Come comprendete
quando la carica è agli sgoccioli ed occorre chiudere? Avrei pagato per avere una ilia della
lunghezza di Mago…

Non sai quanto sia entusiasta di sentirtelo dire! Ho sempre dei dubbi al momento dell’editing, di norma mi sento come se potessi far fluire ogni brano dei fling ii su 8, 10, 20 minuti ma poi cerco di mettermi nei panni dei nostri ascoltatori o di ragionare su come creare un Tetris che possa stare su un vinile. Specialmente con ilia, quella canzone è speciale perché perché ci sono delle cose compositive piuttosto complesse che trovo concettualmente interessanti, ma non ero sicuro che non suonassero male se non si fosse a conoscenza dell’aspetto accademico, ahah. In sostanza una delle parti si synth suona note ed intervalli delle serie armoniche, In sostanza, una delle parti di sintetizzatore in quel brano suona note e intervalli della serie armonica, che sono bei multipli tondi di una frequenza (2 volte la frequenza di base, 5 volte, ecc.). C’è questa soddisfacente base geometrica, ma suona anche un po’ strana se confrontata con le parti che usano il temperamento equabile tradizionale. Mi sono allontanato un pochino dalla tua domanda ma credo che questa abbia illuminato il mio pensiero…succede quando succede, non c’è un metodo fisso in questo.

Per una band di sei elementi nel 2026 l’idea di venire a suonare in Europa è ancora
sostenibile? Che tipo di programmazione sarebbe necessaria?
Qui vi si vedrebbe molto volentieri…

Come avrai capito non potrei essere meno qualificato per rispondere alla tua domanda.
Dome di Black Sweat in maniera molto, molto gentile si era offerto di aiutarci per farci
suonare a Milano ma non siamo mai riusciti a trovare una data che permettesse ai membri
della band di essere presenti…

Speriamoci comunque per il futuro! Grazie mille per tutto, Brad, buona estate..

A te! Grazie mille Sodapop!