A volte basta togliere, togliere tutto e far apparire le ossa e l’anima della musica. È questa la prima impressione iniziando ad ascoltare Adela, lavoro che vede impegnati Eva Fernández Suárez (artista asturiana residente in Francia già nota come Dana Valser ed autrice nove anni fa di Antiguo, splendido album folk blues) e Thomas Barrière, chitarrista del sud della Francia autore negli ultimi anni di lavori parecchio interessanti (Alkebulan dello scorso anno ed Habituons Nous A La Pluie del 2021). Adela parte come elaborazione per la morte della madre di Eva e traccia la sua esistenza in brani che fanno della loro semplicità e del loro candore la loro forza. Voce, chitarra, linee semplici ed intense quasi fossero sospese fuori dal tempo, la magia della lingua spagnola ed i rintocchi delle dita sulle corde, talvolta il passaggio del mondo in esse, come nell’iniziale title track. I titoli di quasi tutte le tracce sono composte di una parola soltanto: Adela, acqua, erba, freddo, stufo, fingo, risultando diretti e toccanti (Harta sulla vergogna ed il torcersi dello stomaco è una messa in piazza del dolore quasi brutale) ma, soprattutto, necessari. In un certo senso Adela torna alla forza primigenica della musica, la trasmissione delle emozioni e lo fa con forza senza essere manieristico. Il suono è crudo e delicato come se Eva e Thomas avessero tolto ogni barriera fra loro e noi e ci permettessero di stringerci in una vicinanza umana. Il rintocco del battito delle mani in Finjo, il peregrinare della voce verso i toni più acuti, mentre un’altra voce, bassa, rimane ancorata in un’oscurità necessaria. Thomas viaggia fra questi spazi, creando delle linee che sostengono e segnano il suono del disco. Un disco nel quale non c’è nulla di superfluo e dove le 8 tracce sono minimali e sorprendenti nel loro colpire a fondo.
Eva Fernández Suárez & Thomas Barrière – Adela (Three:Four / Morctapes, 2025)
