ESSEFORTE, musica per i giovani, musica per le donne ed i bambini.

Da dove iniziare con gli ESSEFORTE? Conobbi Jonathan Iencinella una vita fa, fra i banchetti di un Tagofest, cosi quando mi contattò per parlarmi di un suo nuovo progetto, Esseforte, e del loro piacere nel raccontarsi, mi è sembrato molto interessante dar spazio a questa nuova visione, che va ad unire oscurità, psichedelia e rap nel loro primo album, Crepa nel buco. Con Riccardo Franconi, Tommaso Sampaolesi e Matteo Bosi i niziamo l’intervista nonostante proprio Jonathan manchi ancora all’appello per iniziare a sviscerare la materia…
Nel corso della conversazione non sempre è chiaro da dove arrivassero le voci ed ho propeso per lasciare un generico Esseforte quando non ero certo dell’autore delle dichiarazioni.

SODAPOP: Come ESSEFORTE, nonostante Crepa nel buco sia appena uscito, avete già passato un paio d’anni insieme a rodare il vostro suono, è corretto?

RICCARDO: Sì, è un paio d’anni che suoniamo insieme, nei quali prima abbiamo iniziato a produrre qualche pezzo, qualche singolo e qualche live, per poi iniziare a lavorare il disco.

SODAPOP: Del nome invece che mi dite? Esseforte per cosa sta?

RICCARDO: Su questo risponderà Jonathan! No guarda, onestamente nemmeno me lo ricordo più tanto, venivamo da progetto differenti, Barabba con me e Jonatha, ITDJ con me e Tommaso e le cose di Boso. Condividevamo la sala prova e quel che facevamo non era molto distante, come stile, come estetica e come suono fra le due formazioni, così abbiamo deciso di fondare qeusto progetto e mi ricordo che il periodo nel quale dovemmo scegliere il nome come un brutto periodo della mia vita perché non si trovava la quadra ed alla fine venne fuori questo Esseforte che è un po’…

BOSO: Mi ricorda la sfilza di nomi sulla nostra chat, non parlavamo praticamente più, ci scambiavamo solo idee per il nome.

TOMMASO: Ricordo che doveva esserci la parola forta, eravamo rimasti d’accordo sull’inserire quella parola. Pensavamo sarebbe stato fico.

BOSO: è venuta fuori una cosa in mezzo dialetto nostro insomma, che comunque ci rappresentava pure sotto quell’aspetto lì. Era come due parole in una e ci piaceva.

RICCARDO: Ma a Jonathan non piacerà questa interpretazione!

BOSO: Esatto, quindi ora la supercazzola te la tirerà lui!

SODAPOP: Beh, ma non per forza deve aver ragione lui…

BOSO: No infatti non ce l’ha, ha ha ah…ognuno c’ha la sua insomma!

SODAPOP: Il disco è uscito da un mesetto ormai, come sta andando? Contenti dell eprime reazioni?

ESSEFORTE: Molto, assolutamente! Veramente soddisfatti, abbiamo già venduto molti CD, anche online, diversi messaggi tramite social e vediamo che anche sui canali digitali abbiamo un bel riscontro di numeri, sorprendente da una parte, più di quanto ci potessimo aspettare in realtà per un gruppo che è ancora sconosciuto. Blow Up ci ha dato una bella spinta, siccome ci ha fatto una bella recensione ed in questo mese siamo anche ospiti sulla rubrica the Desert Island Records.

Jonathan intanto si aggiunge a noi.

JONATHAN: Ciao Vasco, benvenuto! A tutti gli altri vaffanculo!

ESSEFORTE: Ha ha ha, vai tranquillo, ti abbiamo insultato fino ad ora, come sempre!

SODAPOP: Senza di te ci siam fermati su un dubbio Jonathan, il nome ESSEFORTE, dicevano che avevi una tua versione dei fatti. Cos’è ESSEFORTE?

JONATHAN: Non me lo ricordo nemmeno io, un lungo e tormentato brainstorming che ad un certo punto ha messo in forse l’esistenza stessa della band, che ha rischiato di sciogliersi prima di nascere…

BOSO: Dovevamo partecipare all’Homeless Fest e ci serviva un nome

ESSEFORTE: Vero! Avevamo una deadline, novembre 22!
Avevamo scelto questo concorso come pretesto per vedere se la cosa poteva funzionare fra noi quattro, non come concorso in sé ma perché sapevamo che avremmo trovato una situazione tencina buona e non ci saremmo dovuti preoccupare di quell’aspetto. Abbiamo portato tre brani e ci siam fatti andare bene il nome che comunque ha un suo perché.
Subito tra l’altro pensammo che qualcuno potesse ironizzare sul nome scimmiottandolo in Esselunga, cosa che matematicamente è successa e con regolarità ci si cade nei commenti del solito prevedibile genio, ESSELUNGA!

SODAPOP: Mi sembrava il nome di un marchio di benzina o di sigarette, le cose fondamentali di una volta, mi piace! Quasi un nome di un male necessario…

ESSEFORTE: Bella questa cosa, te la ruberemo di sicuro! Infatti la scelta del nome l’abbiamo proprio vissuta come un male necessario.

SODAPOP: Ho citato il fatto che siete una delle band del momento comparendo anche come pubblicità in ultima di Blow Up. Come fate a sostenere una spesa del genere, cosa vendete?

ESSEFORTE: Non pagando un ufficio stampa! Facendone a meno e non pagando nemmeno la produzione, che il disco è totalmente autoprodotto…

SODAPOP: Mi sembrano scelte oculate ragionando con quattro teste in qusto senso.

JONATHAN: In realtà come sostenibilità è molto più sostenibile questo progetto. Poi la scuola è quella che tu conosci, DIY per necessità o virtù, fai te ma ormai quello sappiamo fare ed ancora una volta si rivela no dico vincente perchê non ê una gara e mi sta sul cazzo il termine però non è uno svantaggio non avere un’etichetta, non avere un ufficio stampa e non avere tutti questi filtri. Sembra che se tu non abbia questo o quello…non è vero un cazzo, noi non abbiamo niente e siamo qui..

SODAPOP: Facendo da te tieni il controlo, in mano ad altri non sai mai cosa possa succedere…

JONATHAN: Assolutamente!

SODAPOP: Sono rimasto in primis sorpreso perchê comunque non sapevo cosa aspettarmi dall’unione della materia rap con questa musicalità oscura, materia insidiosa esssendo cresciuto coi due mondi separati. Al primo ascolto ho trovato cose bellissime e cose che mi convincevano meno, che sono diminuite ascolto dopo ascolto, piacendomi sempre di più. Come siete arrivati a questa unione, risultando personali (l’unico parallelo che mi è venuto in mente in alcuni tratti è con alcune cose più tormentate di Giovanni Succi)?

JONATHAN: Il tutto è venuto fuori molto semplicemente in sala prove. Volevo comunque sottolineare che sei la seconda persona nell’arco di due giorni, mi è successo anche ieri, che tira in ballo Succi e Bachi da Pietra e questa cosa è molto figa perché nonostante siamo distantissimi comunque come grana sonora però questi ascolti strisciano sotto di noi, assolutamente. Fa piacere che passi questa influenza. Poi sì, come dice Tommaso, noi tre già da un po’ cercavamo una via espressiva che facesse uso di elettronica (avevamo tutti voglia di utilizzarlo) facendo passare nella nostra musica tutti quegli ascolti extra rock che abbiamo accumulato negli anni, nei decenni di ascolti, che parallelamente abbiamo sempre ascoltato altro ed ad un certo punto ti viene voglia di riversare quest’altro in quello che suoni. Il fatto poi che sia arrivato Boso, che è stato coinvolto da Tommaso per il suo progetto ITDJ per due featuring, come una cosa lì per lì estemporanea, quando l’ho sentito mi sono detto ma chi cazzo è questo? Ma come mai non l’ho mai visto dal vivo è quello che ci siamo detti tutti a parte Tommaso che lo conosceva perché sono ex compagni di scuola, però un po’ l’arrivo suo ha fatto accendere delle lampadine perché alla fine cerca che ti ricerca, sperimenta che ti sperimenta però il modo in cui scrive, in cui rappa lui ci sta sopra da dio su quel che suoniamo noi, ci schiantava proprio e l’idea di comunque essere in quattro e poter mettere dentro degli strumenti suonati, essere più liberi avendo più soluzioni è stata da subito una delle nostre coordinate. Non è che ci siamo detti grammaticamente: facciamo questo, però sapevamo che sia sarebbe dovuto essere Boso, l’oscurità perché comunque quella ci piace così, ci piace il lato oscuro ed il marcio. Alla fine però non ci interessa un cazzo di niente: suonare e vedere quel che succede. Poi le influenze più rock son venute così perché le abbiamo dentro, suonando questi pezzi ed improvvisandoli il tutto è passato dalla sala prove ed inevitabilment il tutto è finito dentro.

SODAPOP: Boso invece per te arrivare a rappare su questa roba com’è stato? Come ti sei trovato ad entrare in un tessuto del genere?

BOSO: Mah…bene perché comunque venivo da un periodo di diversi anni dove non facevo più niente, non scrivevo più ed un po’ mi ero rotto le palle della solita roba rap e delle solite produzioni. Io sono un amante del rap classico quindi sul boom bap classico sia negli ascolti che in quello che facevo con la mia vecchia crew coi quali ancora ci sentiamo e collaboraiamo. Niente, venivo da anni che sono stati abbastanza di merda a livello di vita personale quindi avevo parecchia roba da buttare fuori perché comunque per me la scrittura è una valvola di sfogo parecchio importante ed una volta deciso di fare questa cosa come ESSEFORTE con i beat che mi passava Riccardo non è stato facile all’inizio, perché comunque mi sono dovuto adattare parecchio perché non c’è quella regolarità che trovi nelle produzioni piû classiche del rap ma però c’era quell’atmosfera cupa, scura e sporca che ci stava benissimo con quel che volevo dire io ed alla fine mi sono adattato ed è stato fico, è stata una bella scuola ed una bella palestra musicale: sai che noi rapper siamo un po’ dei cani sotto quell’aspetto lì. Sai, la gente dice che quando sentono i rapper dicono “Vado a suonare qua e vado suonare là” e la cosa fa un po’ ridere. Poi c’è stata un’evoluzione, molti ora hanno una band e sono cambiate un po’ le cose. Io vengo comnque dalla formazione base DJ + MC.

SODAPOP: Che ci sta comunque benissimo, è la formazione classica!

BOSO: Mi son trovato veramente bene ed avevo bisogno di avere quest’aria fresca nel fare delle cose nuove e ci stava bene anche in questo periodo mio nel quale stavo ricominciando a fare delle cose ed avevo molto da scrivere. È stato un bel connubio!

SODAPOP: A livello di ascoltatori, se immagino l’ascoltatore medio di musica noise/psichedelica il fatto che ci sia un rapper che rappa in italiano credo possa far storcere a molti il naso, così come l’ascoltatore medio rap italiano che si ascolti sta roba. Anche i riferimenti che avete esplicitato via stampa sono tutti americani dove si può scivolare sulla parola come suono in qualche modo però sentendovi in italiano ci potrebbe forse essere una porta sui due mondi? Che reazioni avete avuto?

ESSEFORTE: Quella dello storcere! La scena dalla quale proveniamo, per quelle che ne è rimasto, ha espresso pareri molto educatamente oltranzisti. Come dici te non è gradita la cosa, ma nemmeno non è gradita, non c’è l’abitudine e questo è un po’ triste. Quell’abitudine che c’era 20 anni fa, io ricordo che quando si diceva indie si si parlava di gruppi che suonavano tutti diversi uno dell’altro. I gruppi del Tagofest erano tutti diversi, si faceva fatica ad identificare un filone ben preciso, la cosa figa di quel periodo è stata quella ed ora fa un po’ impressione sentire i commenti di quella scena lì che è diventava forse un po’ autoreferenziale, chiusa e nostalgica. Un po’ era previsto che ci fosse questa reazione. Invece quel che vedo è che i più giovani ed i più freschi, soprattutto in ambito rap strcono meno il naso, non è così scontato che non capiscano bene questa cosa. Non capiscono bene da dove venga questa musica, da dove vengano i riferimenti ma mi è capitatao di ascoltare il disco con ragazzi poco più che ventenni e sono rimasti molto molto bene impressionati ed ho feedaback anche da altri di quella fascia anagrafica e sono commenti molto più freschi, con meno punti di riferimento e più sulla sensazione, che forse son quelli più interessanti. Da ascoltatore do un commento sulla sensazione, non è che mi metto a fare l’analisi logica del disco ecco…

SODAPOP: Da quel che ho sentito era tutto corretto, anche i tempi verbali volendo fargli la punta! Senza scherzare, quel che mi sembra essere realmente l’elemento centrale del disco, sopra al disco ed alla psichedelia è proprio l’oscurità. Una condizione che voi avete declinato come ESSEFORTE ma che posso trovare in una produzione Hyperdub od Amphetamine Reptile, quindi credo esista una condinuità in alcune esperienze anche molto differenti fra loro. Oggi ho pensato a chi vi avrei abbinato su di un palco e mi sono venute in mente due bands: Cows ed One Kilo of Black Bondage, cose diversissime fra loro ma che con voi hanno collegamenti come sporcizia, oscurità e ritmo.

JONATHAN: Noi apriamo però, io dopo i Cows non ci suono!

SODAPOP: Nesun problema, poi comunque gli anni saranno passati anche per loro…

BOSO: Kaos di live ancora ne fa, a voglia!

SODAPOP: Cows le mucche di Minneapolis, non il rapper, anche se potrebbe starci pure lui.

MATTEO: Non so se però lui voglia suonare insieme a noi, lo vedo un poco oltranzista su certe cose.

ESSEFORTE: Forse solo più antisociale che oltranzista, ma credo dipenda anche da come tu lo prenda…comunque saremmo molto felici di suonare sia prima dei Cows che prima di Kaos!

SODAPOP: Rispetto al discorso sul pubblico giovane ed a quello di maturo che abbiamo abozzato prima invece siamo di fronte ad una spaccatura credete? Difficile conquistare i coetanei?

TOMMASO: Sì, anche se era previsto un po’ per tutti. Anche perché il discorso della trasversalità, dell’intensità attraverso i generi che hai fatto tu prima non è una cosa che si sente spesso, ci dovrebbe essere la capacità di andare oltre al fato che ci sia quell’elemento, il pop, il rap, il jazz od un sitar. Vedi se ti arriva o se non ti arriva, l’originalità ed il mood soprattutto, la caratteristica principale e non la forma con cui viene fatta ma questa coa ormai è abbastanza defunta o meglio, in questo periodo non c’è e non la vedo da nessuna parte. La voglia di cercare il nuovo, ci si è un po’ accomodati sulle solite cose. Una delle pochissime cose sulle quali è nato questo progetto era proprio quello di cercare una personalità, che più o meno è quello che ci tiene anche insieme ed abbiamo sempre ricercato in ogni nostro progetto.

SODAPOP: Voi come ESSEFORTE quanto avete suonato? Avete già rodato la cosa dal vivo?

ESSEFORTE: Come ESSEFORTE? Qualcosa, abbiamo fatto quattro o cinque live di sperimentazione, proprio con l’intento di vedere che cosa poteva succedere, perché all’inizio venivamo da Barabba da una parte e da ITDJ dall’altra quindi volutamente e programmaticamente ci siamo presi del tempo per buttare su un repertorio volante con delle cose miste e rivisitate per vedere cosa potesse succedere in sala prove e sul palco. Anche nella relazione e nell’iterazione anche perché non ê scontato essendo tre cantanti ed una delle cose più fiche di ESSEFORTE è che pur essendoci tre cantante non c’è nessun problema. L’età in questo aiuta ad essere meno egoriferiti che è un punto di forza non indifferenti per noi. Credo avessimo fatto due o tre concerti, poi l’Homeless, facendoci capire che funzionava e percepito quello abbiamo chiuso e siamo partiti per il disco, dove tutto ê venuto naturalmente senza grossi sforzi.

È stata una lavorazione veloce a livello di stesura e registrazione?

Veloce compatibilmente con la vita e gli impegni di quattro quarantenni però direi di sì rispetto alle tempistiche che ricordo coi Butcher Mind Collapse, qui ci abbiamo messo poco meno di un anno per scriverlo e tre mesi per registrarlo a pezzi. Anche perché secondo me siamo stati abbastanza lucidi nel non far pesare troppo la sala prove sullo studio nel ssenso che, quando registri un disco (e questa è scuola Giulio Ragno Favero) registri il disco e non è essenziale che suoni come il live e viceveraa. Una volta realizzata questa cossa te ne freghi se alcuni passaggi non suonano come dal vivo, infatti ora stiamo mettendo su il live e molte cose si cambiano, diventando più fighi e più da live.

Com’è giusto che sia! A livello di tempistiche invece siete usciti a gennaio ma l’avete finito quando?

RICCARDO: Finito di scrivere a primavera 2024 con alcune cose riprese anche dagli anni precedenti, scartando e lavorando su cose mai finite. Nel primo live preparato con pezzi di ITDJ e Barabba Bosso ha riscritto praticamente tutti i brani, un percorso che poi è sfociato nell’anno di sala prova e preparazione disco. Alla grossa da maggio 2023 a maggio 2024, poi nel frattempo abbiamo fatto uscire dei singoli che non hanno avuto spazio sul disco, visto che un altro progetti che avevamo era quello di collaborare con artisti della zona, altri rapper, un po’ per annusarci a vicenda mettendo un piede su scene dove ancora non eravamo passati. Vari singoli anche abbastanza diversi dal disco ma che sono passi di questo percorso. Il tutto poi è nato dal concerto che abbiamo visto insieme degli Shabazz Palace al Dong perché vedendolo abbiamo realizzato come avremmo voluto suonare anche noi, per suono ed attitudine, andando oltre l’elemento rap e creando un’amalgama.

JONATHAN: La loro forza nello show visto è il poterti avvolgere in un concerto che di base è rap ma in realtà è psichedelia black e sciamanica, con beat e groove di basso che reggono tutto ed un fluire rap basica e bambinesca, che però emana magia. Una cosa molto diversa dal disco, la cose che infatti i due ascolti hanno in comune, pur essendo suoni di fatto molto diversi è la matrice magica. Questa cosa, come dice Riccardo, più di una volta ci siamo visti con gli occhi a cuore…

RICCARDO: È stata un po’ come la prima volta che abbiamo visto i Pere Ubu insomma! Un’epifania…

SODAPOP: Voi li avete quando?

ESSEFORTE: 2021 O 2022…


Shabazz Palaces live @Direct Current – Millenium Stage (17.03.2018)

SODAPOP: Immagino che i Pere Ubu anche potessero essere una forza. Io vidi David Thomas coi Two pale Boys ad Arezzo Wave e fu uno spettacolo!

JONATHAN: I Two Pale Boys! Li vidi al Clandestino che sarà stato il 2005 e fu incredibile…

SODAPOP: CI sono quesi concerti che ti aprono delle porte come idea…ma quindi se ve lo chiedessero stasera come ESSEFORTE suonereste insieme agli Shabazz Palace od ai Pere Ubu?

ESSEFORTE: Eh…da deformazione professionale penso subito a come gestire il palco!
BOSO: Shabazz.
JONATHAN: Forse gli Shabazz sarebbero meglio perché non hanno la batteria.
RICCARDO: Insieme!
ESSEFORTE: Pere Ubu

SODAPOP: A livello di lingua e di scelta italiana avete già avuto qualche riscontro da parte di non madrelingua? Credete possiate avere chance anche all’estero? Ascoltandovi credo funzionereste anche come puro suono e quindi fruibili all over…

ESSEFORTE: Nulla al momento, per ora ci stiamo concentrando sulla costruzione del live come nuova sfida. non abbiamo un’agenzia, al momento il circuito è fatto soltanto, o meglio, adesso per suonare nei locali con tutti i permessi, roba medio grande devi avere l’agenzia, altrimenti ti rimangono i Circoli ARCI ed i Centri Sociali, ma bisognerebbe capire cosa ci sia. Poi ci sarebbe da valutare se la nostra proposta possa essere valida in questo senso. Credo che per arrivarci o sei tanto hype come artista e si parla talmente da te che il nome diventa importante oppure non so quanti ci sia predisposizione. Noi siamo andati su Blow Up, perché abbiamo speso soldi su Blow Up? Per quello, perché comunque lì sapevamo ci fosse un pubblico capace di togliere, però al di fuori degli strettamente appassionati e cultori non ho idea su quale possa essere il bacino, intanto lavoriamo ad un tour con più date e poi vedremo.

SODAPOP: Vero che così facendo definisci un target. Ma visto che è una discreta valanga di anni che suonate e che rappate in italiano, l’dea di raggiungere un pubblico vergine, non so, tramite le radio, è impensabile che un progetto come il vostro venga ascoltato da più di 300 persone? Chi non legge Blow Up (o Sodapop) gli Esseforte non li conoscerà mai?

JONATHAN: Stiamo vedendo che bene o male, avendo curato personalmente la promozione, dei feedback sono arrivati anche da altre parti. Sui social c’è un buon riscontro anche se i numeri non aumentano più di tanto ma ce ne frega veramente poco, a volte è quasi un fastidio porsi la questione, si fa difficoltà. Però che ti devo dire? Anche da addetto ai lavori ho l’impressione che la situazione sia, nemmeno a livello di scena o di collettività ma proprio a livello mentale, la mente degli individui sia estremante dispersiva e frammentaria per cui non so cosa devi fare. So sicuramente che questa generazione (per come la vedo io, da organizzatore di eventi avendo a che fare da vent’anni con persone che suonano) sia evoluta nella professionalità. Oggi sono tutti professionali; non parliamo di trap, quello ê tutto un altro campionato, lì si arriva difficilmente ad essere professionali prima di avere un’etichetta che ti guidi. Nella musica suonata questo succede molto di più, sono molto più preparati di noi 20 anni fa, ma dall’altra parte però si perde un po’ in originalità, venendo meno l’arte di arrangiarti inventando cosa a te accessibili. Questo manca un po’…come arrivare a quel pubblico? Boh, non lo so. Quel che vedo è che chi entra nella musica oggi ci entra con l’idea di lavorarci mentre per molti di noi è stato un percorso molto più difficile. Oggi sanno subito cosa devono fare: investono la vita.

BOSO: Mah, anche nel rap è così Jonathan!

JONATHAN: Sì, sì, lì dicevo che manca ancora la gavetta live in realtà…

BOSO: I ragazzetti che si avvicinano al rap lo fanno, non tutti ma la maggior parte, con l’idea di farsi i soldi, no perché ci sia un bisogno artistico od un qualcosa da dire. È quello che manca secondo me nella scena rap. Non voglio fare il discorso del vecchio rompicoglioni che sta sul cazzo pure a me, qualcuno di valore c’è e va tenuto d’occhio ma molti si vede che entrano con quel modus.

JONATHAN: Il ragazzetto trap punta ai soldi ed alla fama, io parlo però di un altro tipo di fenomeno nel senso che, i musicisti di cui parlo io, facendo dei nomi a caso Il nome del Gelato piuttosto che Mario Mario, adesso c’ê tutta questa scena del nuovo funky, questi escono dal conservatorio, vogliono fare questo di mestiere e lo fanno. Non gli frega della fama, semplicemente sono in un modus operandi che gli permette di lavorare. Questi musicisti qua c’erano già quando eravamo giovani noi, solo che facevano le cover band nei pub. È lo stesso musicista più o meno, a parte qualche eccezione. Parlando di new jazz ad esempio C’mon Tigre sono su un altro pianeta a livello di ricerca.


ESSEFORTE, Timber la Primicia – Stanza del panico

SODAPOP: Io ho notato due cose: la prima ê che manca la sorpresa, è difficile ascoltare un disco di ventenni e dire cazzo, mi sorprende. In secondo luogo, specialmente nei casi di artisti giovani, debuttanti e non ancora arrivati all’album hanno comunque una buona notorietà sono subito molto più strutturati, seguiti e gestiti. Mi è capitato di intervistare Ele A, un’ottima rapper ticinese, venendo “cazziato” dalla manager perché dopo la prima intervista, per avere due informazioni ho scritto direttamente a lei bypassandola. Sono stato giustamente ripreso ma poi penso a quanto questo mi strida su artisti giovani quando poi parlando con Sid di Aelle che ha fondato la rivista scroccando i numeri di telefono dei rapper dopo i concerti e facendo tutti in linea diretta. È cambiato veramente la mentalità e non so quanto sia un bene.

BOSO: Per chiudere la risposta alla tua domanda secondo me, partendo già più organizzati e con le idee più chiare, prescindendo dall’originalità e dal valore artistico, ci investono anche più soldi fin dall’inizio. La domanda come arrivare ad un pubblico vergine? Più soldi c’hai più ci arrivi, è tutto lì forse. Tutto no ma è una chiave molto importante, però poi se fai un certo percorso invece ti chiedi che senso abbia il voler arrivare a tutti. A noi penso che uno dei motivi che muova sia suonare in giro, arrivare nei locali arrivando a chi organizza e gira lì e quindi penso che Blow Up e tutto quello che ci porterà di riflesso, come una recensione sul Manifesto (un giornalista ha letto l’articolo su Blow Up e ci ha chiesto il disco) e va bene. Tutto quello che ci porta di riflesso è giusto per gli obbiettivi che abbiamo noi.

SODAPOP: Chiaro. Mi stavo chiedendo, rispetto al pubblico ed ai musicisti anche abbastanza lontani anagraficamente, per vostra esperienza c’è stato un passaggio di consegne fra una generazione e l’altra? Mi sembra che si giochi in campionati differenti e quello che noi abbiamo vissuto a 20-25 anni è impensabile per loro e quel che stanno facendo loro è un altro campo di gioco. Non è un impoverimento rispetto a quel che abbiamo imparato noi da quelli di prima (DIY, autoproduzione ecc.)?

ESSEFORTE: Ma sì, ampiamente, ampiamente, ma è venuta a cadere anche il discorso di passarsi il testimone perché ci muoviamo e ci siamo mossi a vent’anni nelle stesse modalità con le quali si muovevano i nostri zii e padri, perché non c’era internet. Io a vent’anno dovevo comprare la rivista, andare a cercare la pubblicità del locale, cercare l’indirizzo, masterizzare la cassetta, imbustare, affrancare e spedire. Questo mi succedeva a 15 anni ma anche a 25 perché non c’era altro modo. Ora nascono da bambini con determinate visioni, io ho un figlio di 17 anni che qualche anno fa usciva, si dava appuntamento con gli amici in un punto del paese, poi dopo 5 minuti tornava a casa perché si era messo d’accordo con gli amici di incontrarsi su Fortnite! Entravano e (attenzione, perché è qua il capolavoro) tutti in cuffia e presenti in questo non luogo dove però ognuno giocava la sua cazzo di partita separatamente dagli altri. Non è che dicessero “giochiamo insieme!”, no, ognuno faceva la partita sua però intanto chiacchieravano, si lamentavano e stavano insieme…

SODAPOP: Un altro pianeta, è inutile!

ESSEFORTE: Sì, purtroppo c’è stata una rivoluzione talmente veloce che…loro il nostro testimone non lo vogliono, non sanno che farsene. Se il testimone potesse vertere sul ti insegno a come acquisire un milione di views in un giorno forse potrebbe interessargli.

SODAPOP: Mia figlia a 9 anni quando le propongo di ascoltare qualcosa mi chiede se abbia successo e se sia famoso. Proverò con voi dicendole che siete famosi!

ESSEFORTE: Ha ha ha, infatti! La nostra strategia è a lungo termine noi vogliamo prendere tutti i bambini piccoli iniziando adesso a farli ascoltare, in modo che quando avranno 20 anni e noi saremo vecchi avranno il loro riferimento!

SODAPOP: Parlando di invecchiamento e futuro, state già preparando cose nuove?

ESSEFORTE: Ora siamo proprio sui live, lavorando lì. Abbiamo un po’ di bozze dove ci ha scritto sopra Teo ma per adesso ê full per il live…

SODAPOP. Avete già qualche data confermata?

ESSEFORTE: Il 30 marzo saremo qui a Jesi per la prima, una sorta di release party però poi ci lavoreremo soprattutto dal prossimo autunno, prenderemo qualche live in zona anche per rodarci ulteriormente però la ricerca seria andrà per quel periodo.

SODAPOP: Credo che di roba ne abbia chiesta e me ne abbiate raccontata…stiamo dimenticando qualcosa?

ESSEFORTE: Credo di no! Grazie mille Sodapop e grazie mille Vasco!!!