Enrico Ruggeri – IŪS (Neverlab Avant, 2013)

Di Enrico Ruggeri avevamo già fatto la conoscenza in occasione dell’esordio Musteri Hinna Föllnu Steina, un album che associava soundscapes e immagini di paesaggi desolati fotografati da Elio Rosolino Cassarà. Questo nuovo lavoro, pur non allontanandosi troppo da quello stile, fa a meno della componente visuale, ma davvero non se ne sente la mancanza, andando così confermare quanto avevamo già notato per il precedente lavoro.
Anche in un periodo di dissoluzione della realtà fisica in favore di immaginari che viaggiano sulle autostrade digitali, sorprende che dal centro dell’urbanizzatissima Pianura Padana possano arrivare suoni così desolati e solitari, che, ingannandoci, non faticheremmo a collocare nell’estremo nord dell’Europa. È forse perché quelli che troviamo qui sono paesaggi dell’anima e quella non è limitabile da confine alcuno, tanto più se si tratta di un’anima romantica, che contempla scenari pre o post-umani e ce li restituisce in una musica non inquietante ma inquieta, la quale, anche nel contemplare la serenità, fa sempre trasparire una cupezza di fondo. È il caso del breve momento lirico che sboccia nel mezzo dell’ambient doom di Adiosu per poi appassire fra i battiti funerei e dei cristallini tocchi di piano che aleggiano sul vuoto di Printania Dust, mentre i suoni soffusi di Errore n11, che aprono a sonorità più avant, sembrano provenire da dietro una densa cortina di nebbia. Infine, Errore n12 e Succo sono rispettivamente un apocalisse post industrial e un delicato outro, piacevole ma incapace di disperdere le ombre assembratesi durante l’ascolto. Le composizioni di Ruggeri potrebbero degnamente sonorizzare un documentario di Herzog o fornire il sottofondo a un’antologica di Friedrich, ma si rischierebbe forse un effetto ridondante; come sottolineavamo in apertura, questi suoni bastano da soli ad evocare immagini e lo fanno con chiarezza, indirizzando l’ascoltatore un maniera piuttosto precisa: per un genere caratterizzato spesso da un’eccessiva vacuità  è decisamente un pregio.

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