Enrico Coniglio – Alpine Variations (CD Dronarium, 2022)

Variazioni. Alpine, sonore? Non sappiamo a che sponda aggrapparci partendo per questo viaggio in compagnia di Enrico Coniglio. Lo facciamo preparandoci grazie alle parole di Peppe Trotta. Si parla di ascensione, di conquiste, di vette. Non possono che essere sia spiritituali che fisici questi percorsi, come ogni trasporto che si rispetti. Presumiamo quindi prealpi Venete, Dolomiti, prealpi Gardesane e Bresciane, fino alle carniche. Vette di medio trasporto ma che necessitano di accortezza, sottovalutarle potrebbe essere un grave errore. L’aria, oltre i 2000, tende a giocare brutti scherzi, i paesaggi possono levare il fiato, gli echi trarci in inganno. Enrico sembra essere su costoni aperti, sferzato dal vento e bruciato dal sole. I suoni delle sue variazioni sono come mantici sonori, minuscole erosioni di differente colore ne determinano tono e profondità. First Ascent è il battesimo, la scoperta che, nonostante tutto, forse ci manca uno strato addosso. Ma c’è entusiasmo ed il brivido potrebbe essere di eccitazione. Shards Of Glass già entra nelle basse, con rintocchi pianistici lenitivi e vibrazioni sulle superfici. Detachment accumula elementi di tensione e di fragilità, in fondo siamo soli contro gli elementi e l’ascensione è sempre e comunque sacrificio. Poi la rottura, A Crack In The Wall, ma Enrico riesce a gestire la drammaticità con mano ferma. Non si esagera mai, scegliendo un approccio osservativo nella propria azione. Calluma ci trasporta in uno spazio sospeso, forse un flashback di brughiera e di pioggia, dove appare chiaramente tra i rintocchi ed i suoni ambientali quanto minuto sia Enrico di fronte al paesaggio. Ne è una minima parte, minimamente significativa, sicuramente molto meno delle sue parti elementari. Il calcio, l’acqua, l’ossigeno. Spendibili come carburante e come veicolo, aderenti ad un’immagine più ampia. Ed infatti, con Avalanche, vediamo oltre alle umide nuvole. Ci siamo elevati ed il sole fa capolino, mentre la massa scivola a valle, arrembante. Si percepisce una certa serenità d’animo, quasi uno scampato pericolo, ed un suono più vicino al cristallino ed all’angelico. Così la seconda parte di Shards Of Glass, in maniera ancora più evidente Everything And Nothing, che vanno a coprire con il proprio corpo la strada verso la vetta. Ma, giunti in cima, nessuna illuminazione.
Solo la consapevolezza che una volta ripartiti non ci saranno più arrivi, soltanto altre strade da percorrere.
Returnings sembra andare ad ondate, richiamando Enrico verso altri elementi forse, ma quel che ci rimane è un percorso di alto livello, mai prolisso ed aperto all’incontro con gli elementi. Mi vengono in mente diversi suoni che fronteggiavano elementi più grandi di loro. Johann Johannson per Arrival ad esempio. Oppure I Peter / Kyed / MacDougall e Lamb di Valhalla Rising. Suggestioni certo, forse la mancanza di ossigeno, probabile, ma Enrico si porta a casa un bel panorama, da spendere in visita all’israeliana Dronarium. Ma potrebbe spingersi oltre, puntando gli Urali, la gamba e l’occhio ci sono. I suoni anche, tutti.

 

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