Enomisossab – Canti del salmone (Subterra, 2025)

Ho conosciuto la musica di Enomisossab all’incirca una decina di anni fa, con l’uscita del suo splendido album Kykeon. Da allora torno a lui senza la necessaria regolarità ma quando mi è arrivata la copia di Canti del salmone ero parecchio incuriosita da quel che ci avrebbe proposto.
In questa ultima avventura, coadiuvato da Fabrizio Barale per tutto quel che concerne il lato tecnico, nuotiamo con lui controcorrente attraverso sette brani che riprendono espressioni artistiche altrui. Non semplicemente cover, che lo spunto di partenza può essere un testo letterario, un brano, una poesia. Accanto ed attorno a questo la voce di Simone che cigola, copre, sparge parti di sé. Inizialmente ero un pochino impaurito, quasi diffidente ad accostarmi a questo genere di materiale perché lo ritenevo rischiosamente accademico e complesso, ma con il passare degli anni e dei lavori ad uscirne ne è semmai una grande umanità e tecnica sempre a servizio della bellezza. Non c’è leziosità, ma groove ed aderenza alle atmosfere dei testi in una vera e propria unione di mondi. Così la Lingua Madre di Maddalena Fingerle si fa calembour fra morte, moda e cocktail a dare una circolarità di un umanità allo sfascio. La voce è completa e cura ogni parte sonora, lasciandoci a bocca aperta per i cambi di atmosfera e di colore in quel che è soltanto il primo brano del disco. Poi la Sardegna di Marcello Murru con una Luxi De si Navigantis che è pura poesia e bellezza, a conferma di come il sardo si dimostri forse la lingua in Italia che meglio si intreccia con un’epica che va dritta al cuore. Che dire poi dei personaggi di provincia di Simone Cattaneo? Geniale come ritmo, beatbox e narrativa si sposino perfettamente creandoci immagini quasi sinestetiche. Il prossimo è William Burroughs, con una The Soft Machine quasi ululante che sembra calarci addosso come un manto scuro nel suo finale in crescendo. Poi con Maurizio Iorio ed il suo basso si cala A La Ligne insieme a Joseph Ponthus, in una calata sul mondo del lavoro e sulla trasformazione delle bestie che sembra diventare un grido d’aiuto e d’allarme teso e vibrante.
L’Identikit di Edoardo Sanguinetti diventa un vocale che si allunga sopra ad una mimica partita di ping pong, una scheggia totale. Per chiudere, ultima ma non ultima, La visitatrice di Robert Ashley, che vediamo sempre più in lontananza, lasciando che sia il vento che l’accompagna ad avere l’omertà di chiudere il disco.
Canti del salmone è una conferma delle bellezza di una voce, di un gusto e di un percorso, quello di Enomisossab.
Isredrep non ad ocsid nu.