Emily Wittbrodt – Wearing Words (Futura Resistenza, 2026)

Per il secondo disco a proprio nome la violoncellista germanica Emily Wittbrodt ha creato un quintetto dove a risaltare è la voce di Sandro Hähnel, romantica ed antica a passeggiare sui suoni dell’ensemble. Della partita Jan Philipp a batteria e synth, Tizia Zimmerman alla fisarmonica, Shabnam Parvaresh ai clarinetti e David Helm a basso ed all’harpsichord. il risultato è una musica che è indie e accademica, pop e libera, con la capacità di infrangere barriere aprendo un mondo orchestrale ed elegante. Certo svolazzi non sono distanti da certo Owen Pallett per citare un altro musicista in grado di ragionare fuori da questo genere di stanze. Sono brani brevi ed intensi quelli di Wearing Words, che sembrano sottolineare passaggi di atmosfera in maniera quasi teatrale. Il tutto sembra essere nato con la scrittura di un brano titolato proprio Lied (canzone), preparata per la nascita del figlio di un amico. Da qui l’ispirazione sembra essere esondata e con il raggruppamento dei talenti da lei chiamati ha costruito i vestiti per le parole cantate da Sandro. Parole che hanno l’effetto di ridurci in silenzio, temendo di alterare in qualche maniera questa grazia. È musica polarizzante questa di Emily, quasi stregata per l’effetto che ha su di noi. Musica che dimostra la sua visione del disegno complessivo, della direzione, della produzione. Un plaid anche per i nomi citati come riferimenti, considerando come la distanza fra un Rufus Wainwright ed un Anohni è abissale, ma che soprattutto è un piacere enorme percorrerla insieme ad Emily e colleghi. Un disco che è una vera scoperta e che va sorbito con la cura ed il tempo del caso, lasciandolo crescere ed andando oltre al primo, elettrizzante impatto.