Era inevitabile che due musicisti votati alle collaborazioni più disparate come Elena M. Rosa Lavita e Massimo ODRZ Mascheroni finissero, prima o poi, per incontrarsi. Lo fanno però in un momento particolare, un periodo di lutto che carica la musica di ulteriori significati: gli elementi smontati del titolo possono essere tanto un punto di partenza quanto di arrivo, per delle composizioni che fanno della forma libera un elemento altamente espressivo.
Sarebbe confortante pensare che la musica aiuti sempre a superare le crisi, a lasciarsi alle spalle i momenti difficili, ma in Disassembled Elements, più che una catarsi, sembra di ascoltare una celebrazione pregna di senso del tragico, più la dura ricerca di una consapevolezza che un rituale di liberazione dall’angoscia. Così, come in ogni discesa nell’abisso che si rispetti, nella prima traccia ci accoglie Plutone, signore dell’Averno, nell’unico titolo intellegibile della raccolta: gli altri sono codici, forse date, il cui senso ci sfugge. Non ha tuttavia molta importanza, poiché la musica ci parla fin troppo chiaramente.
Dicevamo di Pluto: il basso che inizia con incedere drammatico, il rumore elettronico prima lamentoso, poi rabbioso, i lenti battiti metallici, ci restituiscono un’immagine di frammentazione che a stento riusciamo ad inquadrare; ma è fatica inutile, perché il conflitto evocato in 020421, con la rabbiosa voce filtrata, i ritmi pulsanti, le frequenze distorte che montano, finisce per sbriciolare tutto. Siamo già nel cuore del lavoro: 10araZ, Anew1 e SEP02 sono tracce al limite della power-electronics, ma è rumore ossessivo, mai liberatorio, che nella prima traccia è arginato, sul finale, da linee di basso plumbee e battiti cadenzati, nella seconda si carica di atmosfere inquietanti, fra beat riverberati, urla belluine e suoni sinistri (compreso uno spettrale cucù) e nella terza si erge fra feedback e stridori ripetitivi, anche se, a un certo punto, sembra di cogliere una melodia, pur sommersa. Infine 21.07, l’ultimo brano, è un continuo succedersi di noise fragoroso, loop vocali effettati, attimi di attesa e improvvise accelerazioni ritmiche: si chiude con dei solenni colpi di gong, a sancire la fine del percorso.
Assumendo il post-industrial come macrocategoria, Rosa La Vita e Massimo ODRZ ne utilizzano le varie derive per evocare un ampio spettro di emozioni che vanno a comporre una sorta di diario emotivo nient’affatto accomodante che sembra dirci che certe cose non si superano, ma si impara a portarle con sé: farsi guardare dall’abisso è inevitabile e necessario.
Elena M. Rosa Lavita e Massimo ODRZ Mascheroni – Disassembled Elements (Luce Sia, 2024)
