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dQtç – Nullachtfünfzehn (Invaders, 2011)

Si definiscono un trio di improvvisazione noise ma Antoine Läng, voce ed elettronica, Vincent Membrez, synth, e Lionel Friedli, batteria, sembrano dare forma più ad una sorta di oscuro e malatissimo funk, dove ritmiche fuori controllo e bassi sintetici fanno da controcanto a vocalizzi devastati da effetti ed elettronica.
Disco denso di idee, in Nullachtfünfzehn trovano posto anche lunghe parentesi ambient a spezzare la tensione ritmica messa in piedi dal trio. Come dei Les Fly Pan Am virati doom jazz, o viceversa come dei Monno votati al funk, e con qualche sperimentalismo vocale vagamente alla Mike Patton, i dQtç disegnano sette ambienti sonori dal peso specifico elevato quanto l’uranio, monolitici e opprimenti, ma, nondimeno, ricchi di lunghi momenti ipnotici. Unico limite, pur se questa può sembrare una critica del tutto gratuita: sicuramente originale nelle intuizioni che mette in tavola, il disco è parzialmente penalizzato dalla sua lunghezza spropositata, quasi 80 minuti di un simile macigno sono difficili da digerire per intero anche dall'ascoltatore più bendisposto. Ma tant’è: consigliato.

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