Dei tanti riferimenti stilistici che vengono fatti nel comunicato stampa nel tentativo, non facile, di definire le coordinate entro cui i Dor si muovono, tutti corretti, insieme a tanti altri non menzionati ma ugualmente presenti, mi sembra che anti-folk sia quello su cui concentrarsi, il nucleo attorno a cui si dispongono influenze e suggestioni che danno vita all’oscuro caleidoscopio di The Dream In Which I Die. È infatti un suono scarno, ruvido, scandito dalle percussioni, quello che fornisce la solida intelaiatura sulla quale poggia il secondo album del quartetto abruzzese-marchigiano, anche stavolta alimentato da un’ispirazione letteraria, il Pinocchio riletto da Giorgio Manganelli.
E come nell’opera dello scrittore milanese, il protagonista si trova a vivere situazioni fra il comico, il drammatico e il grottesco, così il disco ci conduce attraverso continui cambi d’atmosfera, senza mai perdere la propria, ben definite identità, che gli permette di integrare le più disparate suggestioni. È il caso dell’iniziale Silence, ipnotico folk-rock swansiano con passaggi che richiamano i Rome, ma che nel suo continuo mutare finisce per fare mancare ogni riferimento all’ascoltatore. Ci ritroviamo, insomma, anche noi come Pinocchio, a vagare fra lo stupore e il timore in un mondo cupo e sghembo, dove il ritornello di Rigmarole, una vera perla indie, emerge da un mare di chitarra metalliche e contorte, e Seabed Empire esordisce con un piglio degno dei Currnet 93 più storti e finisce per cullarci con una melodia dolcissima. Alla fine, non ci fa più nemmeno troppo strano trovarci nell’Albione di qualche epoca passata – e che non dispiacerebbe ad Andrew King – sulle note di Icona, così come finire il viaggio con la tetra e bellissima filastrocca di Nobody Knows.
The Dream In Which I Die è un disco che, se si è avvezzi a certe sonorità, piace subito, ma al quale non si prendono mai del tutto le misure; come certi artisti del catalogo Constellation in bilico fra post-rock, prog e folk-noise, siano i Godspeed You Black Emperor! o l’ultimo Vic Chesnutt, I Dor sono qui per accompagnarvi, con classe, negli anfratti più bui dell’esistenza.
Dor – The Dream In Which I Die (Dischi Bervisti, 2025)
