Amo i dischi nei quali la disperazione sembra di mischi alla gioia ed all’espressività, dove punk, emo ed hardcore si sfasciano nell’entusiasmo, Spesso sono album necessari in primis per chi li concepisce e registra, per questo poi trovano immediatamente una via affiatata con il loro pubblico di riferimento.
I Disquited By ogni tanto registrano delle cose: un 7” nel 2005, Lord of Tagadà nel 2012 e Pet of the Week questa primavera. Non ho idea di cosa facciamo fra un disco e l’altro, potrebbero essere impiegati del catasto come pescatori di frodo o scienziati del CERN. L’importante è che quando decidono di andare in studio riescano a tirar fuori questo tipo di scarica: suoni brillanti e solari, sui quali si sente l’influsso della California ma c’è una cattiveria guascona ed intensa. Roba che se ti si attacca in adolescenza è facile non scrollarsela più di dosso, roba sulla quale anche To Lose La Track ha giustamente costruito molto negli anni. Pet of the Week è un disco rispetto al quale è innegabile riconoscere qualità e storia. Fa muovere la gambetta, fa urlare, ha un potenziale da moshpit nel quale uomini passatelli cercano di sentirsi ancora sul pezzo buscandosi le peggio botte, finendo rovinati e sorridenti. È un disco che trasmette il senso di appartenenza a qualcosa, anche a me che non ho mai bazzicato la famiglia. È un disco che riesce a dire tutto quanto il necessario in soli 21 minuti, un cucciolo della settimana che non è carino ma una dannata palla di pelo ed unghie pronto ad azzannarti qualora non gli prestassimo la dovuta attenzione. Gonfia il petto come i Leprechaun (dove sembra trasportare i Fu Manchu in una cava) e scodinzola davanti ai Raviolony. Fa quale che deve, lo fa bene e suona francamente da dio. Ci si dimena, si urla e ci si lancia, sapendo che ci sarà sempre qualcuno sotto di noi a sorreggerci. Breve e bruciante, come va fatto.

