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Der Blutharsch + Deutsch Nepal + Bain Wolfkind + Varunna – 17/03/12 Palazzo Granaio (Settimo Milanese – MI)

La primavera sta portando da queste parti alcuni nomi storici della scena post-industriale e dintorni: dopo Brighter Death Now e in attesa del giapponese Merzbow, stasera calcano il parco del bellissimo Palazzo Granaio, alla periferia ovest di Milano, Der Blutharsch nella versione estesa che prende il nome di The Infinite Church Of The Leading Hand, insieme ai sodali che lo accompagnano nel tour europeo che stasera fa tappa in Italia: Deutsch Nepal, Varunna e Bain Wolfkind.
La presenza di diversi immigrati indiani nel piazzale antistante il locale (evidentemente eletto a loro luogo di ritrovo) mi fa capire che stasera non ci sarà il manipolo di S.A. che presenziò al concerto di Death In June: probabilmente la svolta hippie di Julius Albin li ha scoraggiati. Il pubblico è in realtà molto eterogeneo, fra metallari, dark, un esponente dell’Hiltler Jugend in impeccabile camicia bianca con Varunnapalazzo_granaiocravatta e braghe nere, alcuni personaggi che paiono prelevati da uno dei sequel di Hellraiser e qualche simpatica tardona. I presenti sono già in discreto numero quando Alessio Betterelli, in arte Varunna, unico a giocare in casa, sale sul palco; in tenuta molto poco marziale, felpa con cappuccio e cappellino da milite, dà vita a un concerto per sola chitarra e voce (inrauchita da dieci giorni di tour) in atmosfera informale, lontano dal folk-wave che ascoltiamo sui dischi: i classici del suo repertorio sono rivisitati attraverso un cantautorato ruvido e veemente, che pur patendo il confronto con le versioni originali, risulta comunque efficace, toccando l’apice con una bella versione di Europa! e una Cani Morti cantata in coro col pubblico. Il breve lasso di tempo che separa questa esibizione da quella di Bain Wolfkind è utile a curiosare fra i banchetti sotto le insegne della croce di ferro fronzuta impressa su bandiere e magliette in vendita, retaggio di un passato che stasera non pare avere troppi nostalgici. Wolfkind sul palco è, se possibile, ancora più solitario di Varunna, con solo il microfono ad accompagnarlo, mentre tutta la musica è preregistrata, cosa che rischia di degradare il concerto al rango di karaoke: non un bane_wolfkind_palazzo_granaiogran biglietto da visita. Eppure questo bestione australiano bardato di pelle, sfodera una performance notevolissima: con alle spalle un video d’annata, che è un tripudio di tette ballonzolanti, si dimena sulle note di un rock blues marcissimo, ammicando, infilandosi la mano nella patta e scolandosi in contemporanea birra e vodka. In mezzo a tutto questo trova anche il tempo di cantare come fosse un Nick Cave debosciato tirato fuori a forza da un film di Tarantino, catalizzando totalmente l’attenzione del pubblico e facendo dimenticare l’assenza di una band alle sue spalle. Da una one man band all’altra è il turno di Lina Baby Doll, che agisce sotto le insegne del suo progetto più noto, Deutsch Nepal. Su questo curioso personaggio avevo sentito dire due cose: che fosse un ottimo performer e che fosse un grandissimo ubriacone; questa sera prevarrà nettamente la seconda natura. Nemmeno qusto concerto è troppo lontano da un karaoke: il musicista, abbigliato con una felpa mimetica invernale, non proprio il massimo vista l’atmosfera torrida del locale, imposta i suoni ad ogni pezzo, drone, orchestrazioni e battiti industriali e poi canta sulle basi, col suo inconfondibile stile fra il marziale e il neoclassico. Per buona parte del concerto la cosa che suscita maggior curiosità, più della musica, è il vedere se il barcollante svedese riuscirà a schiantarsi sulla strumentazione alle sue spalle. Eppure, nonostante l’equilibrio precario, nonostante litighi più volte coi pedalini degli effetti, nonostante le operazioni di programmazione appaiano macchinose, il nostro riesce a mettere in piedi un concerto che va in crescendo, e si conclude Deutsch_Nepalpalazzo_granaiocon la discesa dal palco per andare a urlare con voce distorta tutta la sua rabbia e la sua ebbrezza in faccia ai presenti: nessuna delle persone affrontate sviene e questa è già una buona notizia. Se finora le esibizioni erano state all’insegna di un assoluto minimalismo, almeno dal punto di vista dell’organico, con l’headliner Der Blutharsch il vento cambia e sul palco sale una band completa, con la moglie del leader Marthynna a voce e tasiere, Alberto Betterelli al basso, Mr. Wolfkind alla batteria e un chitarrista; a capeggiare la banda un Albin Julius con inedito capello lungo, baffo alla Lemmy ed improponibile camicia à pois. Le luci si abbassano, i ceri posti sui leggii dei due cantanti rifulgono, il germanico logo del gruppo pulsa sullo sfondo e si comincia. Della svolta hippie rock del gruppo sapevamo, ma chi si der_blutharsch__palazzo_granaioaspettava qualche ammiccamento all’immaginario dittatoriale frequentato in passato rimane deluso: stasera non c’è materiale per gli antifascisti su Marte. C’è invece un concerto molto seventies ma nientaffatto kraut, che paga tributo ai Black Sabbath e ogni tanto rischia di sbilanciarsi verso territori vicini a quell’orrenda fusione fra Scorpions e neofolk che porta il nome di Von Thronstahl, ma che rimane godibile e divertente. Soprattutto quando è Marthynna a cantare, risvegliando l’antico spirito folk e marziale in un contesto così rock, i pezzi si fanno trascinanti, scatenando un’adeguata reazione del pubblico, ma nel complesso tutta la performance è valida, all’insegna di una musica per nulla originale ma suonata con passione, rock energico e melodico, ruffiano quanto basta. A degna conclusione del tutto, Albin Julius regala rose bianche alle donne delle prime file (ed essendo la componente femminile piuttosto esigua, anche a qualche maschietto) e dopo una notevole versione di Birds Of Prey, chiude facendo risuonare una sirena antiaerea, mente Lina Baby Doll, sbronzo e accompagnato da una signora della probabile età della mia vecchia zia, non smette di agitarsi sotto al palco. Un plauso, prima di chiudere, va all’organizzazione e alla location, davvero bella, spaziosa, con un’amplificazione adeguata, personale efficiente e suoni fatti come si deve. Chissà cosa sarebbe successo se Brighter Death Now avesse suonato qui…

P.S.: Mi comunicano dalla regia che l’attempata signora di cui ho segnalato la presenza, altri non fosse che la mamma di Albin Julius. Che dire? Massima considerazione per lei, che si sottopone senza remore a una discreta dose di rumore in compagnia di tanti curiosi personaggi, rispetto per il coraggio di Albin, che non teme di affidare la madre a un personaggio, pur simpatico, come Lina Baby Doll e tanto di cappello a Marthynna, che se ne va in tour con la suocera!

Foto di copertina di Luxi Lu (www.dvinainavsione.com)

 

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