Davide Maspero/Max Ribaric – Come Lupi Tra Le Pecore (Tsunami, 2013)

È un’opera monumentale quella messa insieme da Davide Maspero e Max Ribaric per i tipi della Tsunami, non solo per la mole del volume, oltre 500 pagine, ma per il grande lavoro di documentazione che sottende alla realizzazione, fatto di interviste, consultazioni di oscure fanzine e, ovviamente, l’ascolto di quanto di più estremo l’ambito black metal abbia prodotto, non di rado con tirature limitatissime nelle proverbiali 88 copie.
Il contenuto è ben illustrato dal sottotitolo “storia e ideologia del black metal nazionalsocialista”: si parla di gruppi che dal punto di vista contenutistico/ideologico fanno sembrare gli Zetazeroalfa i 99 Posse, capaci di sviscerare una corollario di nefandezze fra apologie dell’Olocausto, esaltazione del Führer e inviti allo sterminio dei subumani da far impallidire anche il più cinico fra voi, proponendosi come gli ultimi portabandiera di un genere che vuole continuare ad essere considerato irriducibile e pericoloso. Un tema impegnativo e nient’affatto facile, insomma, che i due autori affrontano con rigore, senza moralismi né preconcetti (caso raro!), realizzando un’opera esaustiva e ricca di spunti che non mi sarà possibile sviscerare completamente nelle poche righe di una recensione. Si parte da un’introduzione che analizza le radici del fenomeno, ma subito si entra nel vivo prendendo in considerazione le varie scene nazione per nazione, dall’Europa al Sud America, passando per l’Australia. Ne esce il quadro di un genere/ideologia forte soprattutto in paesi non sempre sospettabili, sia per trascorsi politici che per tradizione musicale: sfilano così i tedeschi Absurd, i greci Der Stürmer, i polacchi Graveland, i russi Moloth, gli australiani Spear Of Longinus e una quantità di imitatori e accoliti che appare enorme, ma che, emerge chiaramente dalla lettura, riguarda in realtà solo pochi adepti. Spazio viene anche dedicato, nel testo e negli approfondimenti posti alla fine di ogni capitolo, ai rapporti fra i gruppi e le organizzazioni politiche di estrema destra, casi invero piuttosto rari, limitati alla greca Alba Dorata, agli inglesi Combat 18 e Blood And Honor e ad alcune associazioni statunitensi. In effetti, l’impressione che si ha dalla lettura è che gli unici a prendere sul serio e a cercare di osteggiare questi manipoli di nazisti armati di chitarre siano i soliti gruppi di antifascisti su Marte, pronti a picchettare ogni concerto con pubblico superiore alle dieci unità e in maniera ben più efficace, il mercato musicale, preoccupato (ma sarebbe forse meglio dire disinteressato) a causa dell’invendibilità del prodotto. D’altro canto vengono messe in luce anche le contraddizioni all’interno del black metal nazionalsocialista stesso, un universo composito che accoglie greci filo-tedeschi e spregiatori delle radici mediterranee, skinhead satanici, pagani di varie confessioni, oltre alle varie correnti che vedono nel nazismo una filosofia di vita, un ideale politico o un semplice mezzo per scioccare i bacchettoni di turno. Infine mi preme far notare come lo sguardo sia rivolto anche all’aspetto musicale (cosa non così scontata: il celebrato Lord Of Chaos ignorava completamente la cosa), dando giudizi argomentati su quali siano i migliori e più originali progetti, così come per i peggiori (che abbondano). Certamente non si tratta di una lettura adatta a tutti i gusti, il taglio è piuttosto analitico e per affrontare una simile mole servono motivazioni, ma se l’argomento vi interessa o anche solo incuriosisce, vi troverete ad avere a che fare con un testo che già da ora va considerato come seminale.

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