Das Letzte Gold Verfallene Stern – Amalgama Olova, Zrcalo Duha (Орден Бледной Луны, 2026)

Bello, bellissimo non sapere assolutamente nulla di un progetto già oscuro di suo, consigliato da un amico dopo un concerto. Una volta andava così, vi ricordate? Michele Agrifoglio lancia un sasso che finisce tra Ucraina e Russia, nella formazione mista dei Das Letzte Gold Verfallene Stern, l’ultima foglia dorata caduta. Mascherati, incappucciato, edizioni ovviamente carbonare e la capacità di impaurire la musica folk fino a farla diventare una litania ed oscura. Gli strumenti lavorando sull’intensità della traduzione mentre la voce sembra in grado di avvicinarsi a latrati black metal ed insieme a vicinanze celestiali ed arcaiche. La musica è insistita, spesso uguale a se stessa, a lasciare solchi nel terreno. La campagna, i rituali, quel golfo nero che spesso si blocca nell’animo di noi umani, la capacità femminile di farci accapponare la pelle. Tutto questo sembra essere Krv zakatnogo solnca, tanto da farci preoccupare del reale significato di questa operazione. Fortunatamente i nostri sanno variare la pesantezza dei colpi e quando passa la paura resta soltanto la bellezza scarna e povera del miglior neo-folk, quello che unisce tempi e sfere, corpo e spiriti uniti quasi in una totentanz. Pravda è una verità che racconta una vita rurale e disperata, dove il canto operistico sembra fungere da Epos intimidatoria e super partes. Ormai deciso a separare grano da crusca, ascoltatori occasionali da dediti al culto i nostri piazzano 10:02 di Crna trava, unendo la massa vuota ed indotta di un Golem al semplice moto perpetuo musicale degli anni ‘60 più spinti. Tutto finisce com’era iniziato, con la seconda parte di Olovo, a lasciarci sazi e pieni di quesiti: cosa abbiamo ascoltato? Che significato dargli? Come viverlo senza tradirlo? Non saprei, quel che so è che non starò a dirvi se questo lavoro sia bello o brutto, consigliandovi invece di perdervi nel suo oscuro fascino.