Dadamatto – Gli Innamorati (Panico, 2025)

Passano gli anni e periodicamente i Dadamatto tornano fuori, sorprendendoci sempre esattamente come fecero in quel 2007 durante il Tagofest a Marina di Massa. Gli innamorati non è un album, ma una bruciante passione che non arriva ai venti minuti eppure colpisce. Giorni persi l’abbiamo già sentita, intensa, romantica in qualche modo e storta, a disegnare perfettamente un umanità in perenne tentativo abortito. Il suono è gonfio, sporco ma perfettamente condotto, arriva dritto e sembra una deturpazione in natura di certo post-punk sul quale siano cresciuti in maniera del tutto spontanea dei fiori.
Dadamatto barcollando colpiscono a fondo, senza vendere Fumo riescono ad instradare i ragazzi, basso pulsante e noia. Terre fangose e bruciate, la sensazione perenne che il trio faccia fatica a contenere la sua foga, lo strumentale di Lilo per arrivare ad un Paradise dove sembrano letteralmente ciondolare. Buttano poesia, col giusto intento, risultando come sei i Pavement fossero in esilio su un’isola tropicale con del buon rosé fresco, prima di prendere il volo fra luna e mare, bruciando tutto il resto. Dadamatto è definitivamente un progetto pop fresco e nutriente, come un tetrapak di succo di frutta prossimo alla scadenza, gonfio e pronto ad esplodere. Vita ed energia che soprassa il resto, come il Sangue, come la Summer of Love. Il dolciastro, lo spagnolo, la marijuana, c’è tutto il necessario in Gli innamorati per scuoterci e darci la carica. Poi certo, a tratti possono sembrare invasati Jesus Lizard come in O Me Spadis ma è solo un momento (bellissimo) e non ce ne preoccuperemmo. La title track sembra registrata in un tubo profumato, il suono è chiuso, la voce miele, il math-rock è caduto a Senigallia e si è mischiato al tex-mex. Capita, ed è bellissimo. Come tutto questo disco.