L’aria sembra essere mefitica nel Massachusets, così almeno la dipingono i bostoniani Crippling Alcoholism giunti con Camgirl al loro terzo album. Dopo le droghe dell’esordio e la protezione imbottita del secondo il nocciolo qui sembra essere sesso, distanza, frustrazione. Già dalla copertina, da colori sgargianti ed insieme oscuri possiamo supporre dove andremo a finire. Synth, oscurità e malessere, dark wave e rantoli hardcore, colori come se Peter Steele si fosse ritrovato al posto di Cristopher Meloni sul set di Happy. Esseri umani feriti ed irrequieti che trovano un loro torbido equilibrio come Mr. Sentimental, che rifuggono da dio ma chiedono a terzi di perorare le loro scelte. È un buio con dei flash, suoni che fanno gelare il sangue e Luxury Skin (ospite in ben quattro brani) a dare altre gocce di veleno ad una Ladies Night che mette i brividi. Eros e thanatos sembrano avviluppati uno all’altro ma non riusciamo a capire chi stia perdendo sangue ed umori nel rapporto, di certo Pay Pigs spegne la luce lasciandoci nell’abisso. Poi mostri meló con fottuti ciccioni pezzi di merda dei quali possiamo sentire acre l’odore del loro sudore, cullati dalle nenie vocali dei nostri in una Bedrot magnifica. L’apporto vocale di Alyce Rittwager a supporto di Tony Castrati crear un equilibrio oscuro e magico, che si sollleva nel finale di solo organo in Monet, dopo proiezioni e torture che connettono i mondi. Poi, forse, l’amore, questo sembra essere onesto, credibile sotto riff che si sfaldano ed una chitarra acustica che orna il viso di una ragazza gotica vestita di verde. Certo, Pretty in Pink non sarà John Hughes ma i sentimenti non sono limpidi e cristallini, per uscire dal cuore devono attraversare brutti percorsi (sangue e merda direbbe il vate, poeta e letterato Thomas Prostata). A tratti vittime, a tratti carnefici, a tratti angeli vendicatori i Crippling Alcoholism viaggiamo dentro il lato oscuro, quasi a spaventare i viandanti mostrano loro la propria natura come uno specchio. Pliers gocciola crudeltà legittima tra fumi e luci e con il passare delle tracce si apprezza la maturità dell’esprimersi dolenti anche a regimi più bassi, come in una screentime che non vola lontano dai brani più intimi di Xiu Xiu. Violenza, aggressioni gestite con una rabbia che ribolle a prescindere ed è tenuta con difficoltà a guinzaglio. Quando nella title track si abbassa il frastuono ci si sente accarezzati da una mano che potrebbe colpirci un secondo dopo e gli urli ferali e ferino ci danno ragione e brividi sulla schiena. Poi muscoli, urla e lustrini, in un sentore di disperazione che non accenna a scemare e che insieme ad ameokama, alias di Aki McCullough alla voce ci porta sempre più lontano su onde buie ed evocative. Come maree sempre più profondi, feroci oppure toccanti, per un viaggio lungo che supera i sessanta minuti ed in qualche momento forse tende a tediare ma basta un cambio, un’ombra, un’intonazione a farci tornare in un turbinio di passione. Quando si infila in un Noise pop bestiale si mantiene a stento lo sguardo e l’orecchio, in un’immedesimazione drammatica che svela gli animi più bui e solitari dell’umano essere su note che vorremmo cucite addosso per quando riescono a bardarci, in un tormento che forse ricordavo soltanto con i migliori Nine Inch Nails. I Latter vengono in aiuto all’ultima risacca, la splendida despair che chiude questo viaggio buio, contorto e disperato.
Crippling Alcoholism – Camgirl (Portrayal of Guilt, 2025)
