Rimane. Cosa rimane di un nastro una volta pubblicato, una traccia di un artista oppure dell’energia in movimento?
Ascoltando il debutto di Cosimo Querci, musicista toscano affiancato in questa avventura da Walter Bellini ed Enrico Corsi non è scontato né farsi né rispondere a questa domanda, sommersi da una vastità di suono semplice eppure molto personale. C’è il dub, il motorik sound ed il folk, il pop più libero. C’è una gestione del ritmo e del tempo desueta, che allunga con leggerezza un debutto lungo 34 minuti ma che sembra durare un’eternità, una bellissima eternità che non vorremmo finisse mai, un’eternità psico-indotta. Cosimo sceglie di caratterizzare i brani con una voce che non è mai protagonista ma che colora i brani facendoci apparire figure bizzarre in controluce, dall’Alan Sorrenti visionario al Mirko Bertuccioli più dolente. Attori, come Cosimo, di un mondo dove gli stampi a disposizione non collimano fortunatamente con l’espressivita e la personalità artistica.
In Rimane tutto sembra fermo a quei prati e boschi e scogliere, alle iconografie che potevano accogliere Incredible String Band o Throbbing Gristle, correndo con verve folk progressiva in Nina Ferale, sbocciando in fiori e frattali. Caotico Dramatico riporta in vita gli Off di Electrica Salsa per poi prendere il volo in spire gonfie e luminescenti, una voce rituale e lontana che ci parla come fosse un’apparizione in un ashram, rendendomi conto che forse sto semplicemente vivendo dentro la Thanur raccontata dai Wu Ming in Ufo 78. Funziona e non ce ne vogliamo più andare da qui, sostanze o meno, godendoci anche Manina Nera, luminosa e pulsante supernova piena di dubbi umani con la quale Cosimo si congeda, che la vita e Quindi il battito non si possono spegnere senza ulteriore trasformazione. Poi tutto finisce, ricordando feti, polluzioni e cosmogonie fuori dal tempo.
Cosimo Querci – Rimane (Quindi, 2025)
