Contrastate – Seven Flies Feeding Inside The Tears Of A Woman’s Eye (Final Muzik, 2026)

Gruppo storico della scena ambient-industriale, con uscite su Tesco e Noise Museum, gli inglesi Contrastate tributano, con questo disco, gli autori delle colonne sonore dei gialli italiani girati fra gli anni Sessanta e gli Ottanta. L’intento è manifesto fin dal titolo – che potrebbe essere la descrizione un fotogramma tratto da un film dell’epoca, oltre a riferirsi, chissà, alle mosche di velluto grigio di Dario Argento, ma in numero pari alle orchidee macchiate di rosso del thriller di Umberto Lenzi – ed è testimoniato, con richiami più o meno espliciti, anche nei titoli scelti per i brani.
Il suono attinge a piene mani da quella stagione, fra synth analogici, bassi corposi e percussioni dal timbro caldo e profondo, ma i vari elementi sono combinati con personalità e stile, senza ricalcare i modelli di partenza; c’è qualcosa di jazz, soprattutto nei ritmi, molta musica concreta, sintetizzatori, questi sì, da soundtrack, ma il disco non ha uno stile musicale preciso: sono le necessità narrative che, di volta in volta, determinano genere e suoni. Seven Flies Feeding Inside The Tears Of A Woman’s Eye, infatti, più che una colonna sonora immaginaria, come nelle intenzioni degli autori, viene ad essere una raccolta di otto brevi racconti ricchi di tensione ma che rifuggono l’effettaccio e lo spavento a buon mercato, dove i repentini passaggi d’atmosfera corrispondono ai cambi di scena: capita in My Colours Run Through Your Veins, dove la combinazione synth/batteria, col loro incedere deciso ed arioso, lascia improvvisamente il posto al disordine di un piano free che si muove fra rumori e suoni incerti, in un’atmosfera decisamente claustrofobica; oppure in House Of Tears dove la batteria, attorniata da pochi altri suoni, evoca un’atmosfera tesa e sfocia poi in passaggi angoscianti fra suoni in loop, stridori e cori che evocano cerimonie oscure. Proprio i rumori, la cui origine è sempre ben identificabile, sono un elemento caratterizzante del lavoro, e non si limitano ad essere contorno ma, in qualche modo, definiscono la narrazione: è l’inquietante telefono che suona a vuoto in Broken Mirrors, Broken Minds, il motore che gira potente su una base jazz in Interrabang, la gelida affilatura di coltelli arrangiata con synth vibranti e stridenti in An Exercise In Defascination.
Disco non per tutti ma nemmeno necessariamente riservato ai soli appassionati del suddetto genere, Seven Flies Feeding Inside The Tears Of A Woman’s Eye chiede  all’ascoltatore una certa complicità, un po’ come allo spettatore di un film si chiede la sospensione dell’incredulità: a questa condizione l’album può essere goduta appieno e regalare 50 minuti di suspense e atmosfere tese.