Cloud Canyons, i corpi e la saggezza.

Ancora una volta l’apparizione dei Cloud Canyons è sorprendente. Proprio come con il loro esordio anche il secondo disco, Body Wisdom, sembra riempirci di luce, energia e palpitazioni.
Strano a dirsi ma dietro a tutto questo ci sono corpi umani che ruotano, vibrano ed agiscono. Tramite Nicola Caleffi, il nostro principale interlocutore, abbiamo provato ad andare oltre alla coltre di luce e suono che li contraddistinguono per delineare maggiormente questo suono e questo immaginario, insieme a Laura Storchi, Michelle Cristofori e Stella Baraldi..

Laura, Michelle, Stella e Nicola buongiorno! Come state? Sono passati due anni dal debutto col quale vi ho conosciuto e mi accorgo di sapere pochissimo di voi. Come nasce il progetto? So che c’entra Mâtilde?

Nicola: Il progetto è nato casualmente, non c’era assolutamente l’idea di formare una band. A inizio 2022 ho registrato un po’ di brani strumentali elettronici, utilizzando principalmente un sintetizzatore analogico. Mi sembravano interessanti ma incompleti. Allora ho chiesto a Laura se avesse avuto voglia di provare ad aggiungere la sua voce: dei quattro brani selezionati ha scelto Empire Of The Flesh, quello più nelle sue corde. Ne rimanevano tre: a quel punto ho contattato Michelle e Stella, ci conosciamo da anni, e ho proposto loro Oxen Of The Sun e Secret Knowledge, sui quali hanno aggiunto i loro testi e melodie vocali. Il quarto, Under Neon Stars, è stato completato con le tre voci di Laura Stella e Michelle utilizzate insieme, mentre sugli altri tre brani ognuna di loro è intervenuta arricchendo quello che l’interprete principale aveva già registrato: un modo per svicolarsi dell’idea del “featuring” vocale per abbracciare una concezione più corale e organica, quasi da ensemble. Queste sono le quattro tracce che alla fine hanno composto il primo album, uscito nel settembre 2023 in vinile e qualche mese più tardi in cassetta. E’ un approccio creativo per me stimolante, che tiene insieme musica elettronica e polifonie vocali, l’imperfezione dei synth con la precisione del digitale, il maschile con il femminile, tre voci e tre segni di fuoco, aria e acqua e quattro personalità diverse che si intrecciano e dialogano – un approccio che abbiamo mantenuto anche in seguito.

Michelle: Nicola ha voluto nel progetto un tipo di energia precisa: ha invitato tre cantanti di Mâtilde, un collettivo di musiciste e attiviste femministe, nato nel 2017 a Reggio Emilia, del quale facciamo parte io, Laura e Stella. Un progetto potente e di impatto, basti pensare che spesso abbiamo suonato i nostri inediti live con oltre 20 musiciste contemporaneamente sul palco.

Body Wisdom è anche e soprattutto sapersi sedere in poltrone lungo lo scorrere dei due vinili. C’è ancora il tempo di dedicarsi solo al suono per un tempo così lungo?

Nicola: Sarebbe importante riuscire a trovarlo… Questo è sicuramente un disco che ha bisogno di attenzione, i nostri brani sono mediamente lunghi e l’album è pure doppio. E’ un po’ come una esperienza di immersione mentale e sensoriale che richiede un minimo di impegno, se vogliamo dire così, ma che credo possa dare soddisfazione se si è sintonizzati sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Poi il disco lo si può ascoltare in situazioni anche più dinamiche, ad esempio in cuffia camminando all’aperto o in auto mentre si viaggia.

Avete una formazione desueta. Come incidete i brani e come vi dividete microfoni e visioni?

Nicola: Io mi occupo della parte strumentale delle tracce, che incido a casa, poi propongo i brani individualmente a Stella, Michelle e Laura che li arricchiscono con i loro testi e linee vocali. Una volta definita la struttura di base dei pezzi, li completiamo in studio con le sovraincisioni delle voci e l’editing definitivo.

Stella: Il nostro stile di composizione, nato in maniera obbligata ai tempi dell’isolamento COVID, é quello di un ‘secret santa’: Nicola manda a ciascuna di noi un pezzo di cui scriviamo linea vocale, testi, abbozziamo idee di arrangiamento. Solo una volta creato lo scheletro del pezzo, il brano viene riportato al gruppo in modo da arricchirlo, completarlo e perché no ricostruirlo da zero. Il pezzo viene composto inizialmente in maniera individuale, autonoma, ‘segreta’ e poi portato alla collettività.

Laura: Nel momento di ascolto condiviso dei brani, scopriamo che la comunicazione avviene al di là delle parole. Parole e personaggi tornano in più brani, nei due dischi sono presenti animali, sogni, rituali, silenzio. E quando le voci delle altre si aggiungono alla voce che ha creato il testo, la canzone diventa più potente. È l’unione delle diversità, ma a partire da una comunanza di approcci alla musica e alla vita.

Nicola com’è esibirsi come l’unico ad imbracciare gli strumenti, sentendo poi la musica aprirsi in mille direzioni grazie a Laura, Michelle e Stella?

Nicola: Il progetto, inizialmente, non era nato per essere eseguito dal vivo. La nostra musica è fatta di diverse stratificazioni strumentali che è molto complesso restituire live se non si ha a disposizione un certo numero di musicisti. Quindi quando ci è stato chiesto di esibirci, praticamente fin da subito, abbiamo optato per l’utilizzo delle tracce strumentali a cui ora ho aggiunto alcune parti di sintetizzatore suonate dal vivo, più ovviamente le loro tre voci sempre dal vivo. E’ un compromesso necessario se si vuole mantenere la ricchezza dei brani… E per me è sempre emozionante, quando proviamo o suoniamo live, sentire come le voci si amalgamano tra di loro e diventano tutt’uno con la musica.

Scrivete separatamente oppure c’è una condivisione, una comunicazione continua?

Michelle: Scriviamo separatamente. La musica creata da Nicola ci viene affidata singolarmente, con fiducia, c’è molta libertà. Seppur apparentemente distanti, questa nuova opera mi ha reso ancora più consapevole che l’alleanza che ci lega va ben oltre la comunicazione e la condivisione verbale, è una connessione profonda più legata al sentire che alla logica, davvero molto speciale. Quando Nicola mi consegna un pezzo e il suo istinto gli suggerisce il titolo di quel brano, spesso sento che “ha a che fare con me, con le mie parole, le mie melodie” e ogni volta, nella restituzione, questo sentire si manifesta. Nicola è il nostro Dioniso, portatore della scintilla primordiale, iniziatore del rituale e noi siamo le sue seguaci, a tratti Arianna, a tratti Persefone!

L’immagine di copertina è bellissima, con questi graffi che si prendono la figura illuminandola. Com’è nata questa visione di Gerrit Prager?

Nicola: Gerrit Prager è il grafico dell’etichetta e insieme a lui abbiamo concepito l’artwork dell’album. L’immagine in copertina invece è di Béa Henri, una fotografa francese, e sono sue anche le foto sul retro e all’interno: fanno parte di una serie in cui protagonisti sono il corpo e la luce. Sono immagini potenti e poetiche e ci sono sembrate da subito perfettamente in linea con l’anima del disco.

Il vostro suono oscilla grosso modo fra Inghilterra e Germania, ma quali sono stati i punti, gli ascolti in comune che vi hanno permesso di evolvere poi come Cloud Canyons?

Nicola: Più che di ascolti comuni forse alla base c’è un sentire condiviso, un’idea di suono e una visione della musica che ci accomuna, anche nelle differenze che ovviamente ci sono.

Come si opera con tre voci senza diventare un coro ma rimanendo cangianti?

Michelle: Semplicemente rimanendo fedeli a chi siamo. Abbiamo tre voci diverse l’una dall’altra, abbiamo tre identità diverse ma tutte e tre siamo in ascolto, aperte e in continua ricerca. Le nostre tre voci hanno ciascuna il loro spazio di espressione in questo progetto. L’esperienza ci ha portato a sapere quale voce può esprimersi meglio nella voce parlata, quale a livello più intimo, quale a livello più virtuoso o etereo, è un’alleanza amorevole.

Laura: Cercando di non ripetere degli schemi e, a volte, tacendo. Quando non canto, non mi sento di non fare parte del gruppo. È una libertà che apprezzo in questo progetto.

In diversi tratti Body Wisdom sembra recuperare un’energia antica, quasi magica. Vi è mai capitato che la musica, il suono, giocasse qualche tiro alla realtà?

Michelle: Non credo si tratti di giocare un tiro alla realtà, la musica va ben oltre la realtà, appartiene alla sfera del sentire, non del capire o dello spiegare. La musica è energia, magia, amore profondo, spirito… e sì, è anche “saggezza del corpo”!

Stella: I brani dei Cloud Canyons, se ad un primo ascolto (o ballo) possano sembrare musica da club, hanno testi intrinseci di significato. La parola non è solo suono, solo articolazione, solo musica. I nostri testi portano sempre messaggi molto forti, a tratti commoventi: un mantra all’abbondanza, un monito a rimanere fedeli alla propria anima, una preghiera alla Luce. Ci sono tematiche ricorrenti negli anni: la dicotomia tra il buio e la luce, il mondo animale e vegetale (di cui spesso ci scordiamo di fare parte), i sogni, le nostre paure, la sorellanza e il potere del femminile.

Avete appena presentato il disco a Berlino, state già programmando altre date per presentare Body Wisdom?

Nicola: L’11 settembre suoneremo a Montegibbio, nel modenese, insieme agli amici Baffodoro. E più avanti, in autunno, dovremmo esibirci al Caseificio di Poviglio, nel reggiano.

Le opere di David Medalla sembrano fermare il tempo quasi congelando masse inafferrabili come le nuvole. Quand’è l’ultima volta che vi siete fermate a guardarne una? A cosa somigliava?

Nicola: Nel concetto dei “cloud canyons” di David Medalla, le opere cinetiche a cui ci siamo ispirati per il nome del progetto, è interessante la compresenza di due elementi opposti – la solidità e l’etereo, la massa e il movimento. E’ una dualità che ritrovo anche nella nostra musica. Quanto alle nuvole, giusto l’altro giorno, prima di un temporale estivo, ci è capitato di vederle muoversi nel cielo…

Grazie