Ho dovuto ascoltare un paio di volte the Land We Knew The Best prima di riuscire ad entrarvi e sedermi al focolare ma quel che da subito mi è sembrato chiaro è come Genevieve sia un brano di statura superiore, quel che si può definire un classico, fuori dal tempo. La grana della voce, l’atmosfera, tutto fa pensare a poterla ascoltare per anni attorno ad un fuoco. Chris Eckmann, dal suo buen retino in Slovenia riesce ancora una volta a far capire di che pasta sia fatto, tenace e toccante in egual misura. Mai come ora sembra che Chris sia convinto della sua figura di cantautore, cantando in posizione centrale, narratore ed attore baciato dalla luce. Certo, l’atmosfera e la produzione riesce a vestire questi brani di sensazioni ed odori casalinghi, terreni e reali, accompagnato dagli amici di ieri e di oggi. Alastair McNeill fa un lavoro praticamente perfetto in cabina di regia, lasciando che siano le storie e le arie a spargersi come profumi o come calore nell’aria. Chris riesce a far apparire la sua espressività come rock e come folk nel medesimo istante, trattando la materia dandogli aria, respiro e corpo come nella magnifica ballata Laments, in grado di aprirsi e chiudersi come un soffietto da camino. La voce di Jana Beltram emoziona in Haunted Nights come fosse realmente di un altro mondo ma l’intero disco è attraversato da momenti di pura bellezza e comunione. Sono semplicemente tre quarti d’ora di musica che scalda il cuore e fa vedere con una certa speranza al mantenimento di un suono che riesce a raggiungere la nostra anima attraverso pochi, oculati strumenti.
Poi, cosa bellissima, quando il player impostato sulla ripetizione del disco riparte non sentiamo minimamente la bolgia né il bisogno di passare ad altro. Vogliamo entrare dentro la storia, varcare lo schermo che ci divide diventando anche noi elementi di una storia che potrebbe durare ancora secoli, per non cambiare mai ed essere eternamente cullati.
Chris Eckmann – The Land We knew the Best (Glitterbeat, 2025)
