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Eat The Rabbit – S/T (Marsiglia/QueSuerte, 2008)

Amedeo Scofone è uno dei pochissimi artisti che canta come parla e quindi parla come mangia. Nel senso che ne riconosci sempre il caratteristico timbro tra "una papera inseguita dal cuoco" e "uno strafatto di paranoia". Comunque le qualità del giovane trio genovese degli Eat The Rabbit sono indubbie e di alto livello: si cibano equamente di neowave tastieratissima e slabbrata quanto avrebbero potuto concepirla gli El Guapo all'università e di quello spirito punk-Ikea che rende elegante ogni abitazione.

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Penelope Sulla Luna – My Little Empire (Nagual, 2008)

I Penelope Sulla Luna fanno quello che quasi tutti intendono come post-rock strumentale anche se questi "tutti" tendono a dimetnicarsi che oltre ai Mogwai sono esistiti Tortoise, Shipping News ed altri duecentomila gruppi che non vivevano di arpeggi o di arpeggio-esplosione-arpeggio-esplosione. I Penelope Sulla Luna alla lontana si trovano in correlazione con i primi Giardini Di Mirò  come loro stavano ai Mogwai ed anche qui, non si tratta assolutamente di un insulto, si tratta di due buoni gruppi, nulla da ridire in merito. "Rock cinematico e sognante" come dicono alcuni dei nostri più valenti (e perdenti) collaboratori, cavalcate ad ampio respiro, tempi lenti e ciondolanti, dinamiche di sali e scendi con chitarre shoe-gaze e tastiere che ammorbidiscono amalgamando la pasta.

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Confuse The Cat – Keryky (Zeal, 2008)

Una volta in Belgio c’erano i Kosier D e poi furono i Reiziger, erano entrambi ottimi gruppi, i primi avevano fatto un disco che si trovava con piedi, corpo, "anema e core" a Washington dc nel catalogo Dischord di medio periodo, mentre i secondi pur non brillando per originalità fecero una manciata di piccole perle pop situate fra Van Pelt e Karate "dei bei tempi" e per quel che ricordo erano entrambi ottimi gruppi live. Bene, Geert che faceva parte di entrambe le line-up, pur non facendo da "front man" nel senso deleterio del termine, resta una delle colonne dei Confuse The Cat: ora, se vi piaceva il suo stile di scrittura è possibile che non ne rimaniate troppo delusi pur non trattandosi di una copia carbone delle sue esperienze precedenti, semmai parlerei di una loro "naturale" evoluzione.

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Bessemerr – The Cultivation Of Rice (Far From Showbiz, 2008)

Nel sottobosco di piccole label, net release, tape label, CD-r, e nell'ipertrofia del mercato musicale (che comunque pare venda poco ad un pubblico sotto ai venticinque), capita che anche il materiale che uno ha vicino passi in pieno anonimato. Questo lavoro di Bessemerr esce per la stessa etichetta che qualche tempo fa avevamo menzionato in occasione dei Globo Oscuro, in questo caso non si tratta esattamente di dark ambient quasi industrial, ma di musica "ambient minimale-freak" che anche quando bizzarra non sfocia mai troppo nel buio.

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