pastels

Rock And The City – La Presa Per Il Culto

Di nuovo, Natale è qua e ha invaso la città. L’inevitabile profluvio di Best Of, Singles, Greatest Hits e cofanetti ha raggiunto e superato il livello di guardia, quello cioè da cui si inizia a invocare il divino zoomorficamente. In un tale marasma di molte ristampe dell’ovvio e qualche recupero inatteso, una domanda nemmeno troppo oziosa sale all’orizzonte…

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pepinviola

Rock And The City – Quelli Che…

Quelli che fanno i giornalisti, però sono pure musicisti e allora si fanno recensire dalle riviste su cui scrivono senza porsi nessun problema… quelli che non scrivono male di nessuno perché poi non gli spediscono più i cd gratis… quelli che ogni mese c’è un disco dell’anno o un capolavoro epocale… quelli per cui Piero Scaruffi ha vergato le tavole della legge… quelli che scrivono di musica con un italiano da bollettino informativo dell’oratorio… quelli che hanno un blog perché non hanno un cazzo da fare né da dire e pertanto si sentono in diritto di fartelo sapere…

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sborhart

Rock And The City – Freak è Davvero Così Chic?

Del baccano gonfiato a steroidi di carta e inchiostro chiamato new (weird) folk si comincia, complice lo scorrere impietoso delle lancette, a tirare le fila e vederne esibita la corda. Per un Devendra Banhart che gioca al raffinato vagabondo su Vogue e disegna custodie di chitarra per Dior (chissà che ne pensano i fantasmi di Bolan e Drake…) e le cinguettanti Coco Rosie attese alle forche caudine del terzo album, quanto compreso nel mezzo mostra finalmente la sua vera identità. Ovverosia quella di un indirizzo stilistico che, nelle sue propaggini più sperimentali (e in larga parte indigeribili), ha come premessa la fuga dall'asfissiante metropoli e una conseguente ricerca di (ri)unione con la natura selvaggia.

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islandesi

Quasi per caso… in Islanda

Lassù è un po’ come trovarsi ai confini del mondo: te ne accorgi dal paesaggio, lo senti dal vento artico, lo intendi stando con la gente, che oltre alla pellaccia dura da gran freddo ha un grande entusiasmo che deriva proprio dal fatto di vivere lassù, ai confini. In realtà, l’Islanda non è così distante: 4 ore di volo dall’Italia e 5 dalle principali città degli Stati Uniti; insomma lontana, si, ma in qualche modo, è al centro del mondo: l’isola è attraversata dalla frattura tra la placca americana e quella europea, per questo motivo, è un luogo particolarmente ricco di fenomeni vulcanici e proprio nel punto in cui la faglia si allarga, sino a diventare un piccolo canyon, gli islandesi decisero, nel 1200 di ritrovarsi per creatre il primo parlamento che diede inizio alla loro civiltà moderna.

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