Iceburn/Ascend/Eagle Twin: la poetica del ghiaccio e del fuoco di Gentry Densley (prima parte)

Gentry Densley ha rappresentato, nel circuito hardcore degli anni ’90, una figura di assoluto rilievo, che ha contribuito a ridefinire i confini della musica hard ben oltre quello che era l’ambito di partenza. Lungi dall’accontentarsi dello status di culto ottenuto con gli Iceburn, il nostro sta continuando anche nel nuovo secolo un percorso di ricerca empirica lontano dai riflettori, ma non per questo meno interessante. Utile e doveroso è quindi ripercorrere le tappe della sua carriera, dagli esordi con l’hardcore anomalo di Firon alle dilatazioni drone/doom di Ascend ed Eagle Twin.

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The Show Must Go Home

Uno dei problemi maggiori per un certo tipo di musica, chiamiamola genericamente "di ricerca", è certamente quello degli spazi: in mancanza di un pubblico numeroso che supporti e garantisca un minimo di entrate, nei locali non c'è posto, se non in rarissimi e saltuari casi, così come presso associazioni o alte entità costrette comunque a fare i conti col bilancio: capita a volte di riuscire a organizzare dei festival (è il caso del Three Days Of Struggle, di cui abbiamo già parlato), ma dare una certa continuità (non dico mettere in piedi una stagione) è cosa assai ardua.

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nonesuccessoniente

2000 – 2010: non è successo niente?

Ultimamente imperversa l'irritante campagna mediatica che accompagna l'uscita dell'ultimo libercolo del signor Simon Reynolds. Un critico, che nella musica di questi anni vede solo forme di sublimazione della nostalgia di un certo passato musicale. Pare che chiunque parli o pensi di musica ormai ragioni in termini di "ai miei tempi…", quindi la glorificazione di Reynolds appare quantomeno scontata e rivelatrice di un clamoroso deserto percettivo. Costui è uso sparare citazioni dotte per avvalorare le sue banalità, certo che facendo riferimenti a Fukuyama o a Debord si mette al sicuro da eventuali contraddittori, intanto chi legge di musica è incapace di fare le sue elaborazioni a riguardo. Il guaio è che in linea di massima è vero, soprattutto per buona parte dei critici e lettori italiani.

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Magik With Tears e Lisca Records: nuove etichette per nuovi rumori

Giovani label… e vecchie conoscenze. Non che si tratti di un fenomeno solo italiano, ma resta che a volte scava scava quello che si trova in certi gruppi o in certe etichette è quel tizio che suonava in quel gruppo o in quell’altro. Tutto sommato nulla di strano, in fin dei conti se Steve Aoki e i Bloody Beatroots possono vantare un passato da giro hardcore, è altrettanto vero che Philippe Petit faceva uscire dischi noise di tutto rispetto o che KK Null era – ed è uno dei redivivi – Zenigeva. Cercando di dimenticare questo preambolo che sa di polvere, vecchie glorie, attaccamento al circuito, passione e “ragazzini imperituri”, partirei dalla Magik With Tears dietro alla quale si nasconde un personaggio per nulla secondario come Simon Balestrazzi.

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