Caspio – Cosa Resterà di Noi (V4V, 2026)

Il progetto Caspio nasce come espressione artistica del polistrumentista triestino Giorgio Di Gregorio, ma evolve, durante il 2024, in un quartetto alt-rock con l’ingresso in pianta stabile di Nicolas Morassutto (batteria), Enrico Muccin (chitarra), Riccardo Roschetti (basso). Questi ultimi già partner in crime nel progetto, Remiture.
Cosa Resterà di Noi è, quindi, sia l’esordio di una band rock che la conferma delle evidenti capacità compositive di Di Gregorio, prima dedito ad un cantautorato synth-pop

Fuori per v4v, il disco è composto da dieci canzoni di un viscerale e maturo alt-rock fatto come si deve nel solco, soprattutto, degli Smashing Pumpkins di Mellon Collie and the Infinitive Sadness.
Il disco si apre con Cambiare che introduce i temi più ricorrenti del disco: linee vocali capaci di piantarsi nella testa al primo ascolto, testi adeguati a ultratrentenni con ancora un po’ di vita sotto la coltre di disperazione di vivere questi tempi malandati e chitarre dinamiche e consistenti.
Già al secondo pezzo, Forse è tardi, abbiamo già la hit del disco, anche se, a dire il vero, siamo di fronte a una manciata di azzeccatissimi singoloni, che, a parte un paio di mezzi passi falsi, evidenziano una solidità ed una maturità artistica monumentale. D’altra parte siamo di fronte ad un gruppo di quasi quarantenni con esperienze variegate sia di vita che artistiche, capaci di sinterizzarle in maniera efficace e senza strizzare l’occhio alle mode del momento, ma attingendo al mezzo comunicativo più emotivamente coerente con i messaggi che si vogliono trasmettere.

Un Ultimo Sguardo è uno dei due passaggi a vuoto del disco: una Something in the Way, che spezza il ritmo dell’album in maniera un po’ troppo anestetizzante rispetto a quello che ci sarebbe potuti aspettare e sarà così anche per l’intermezzo ambient Iniziamo da noi.
Il piglio slacker à la Pavement di Naturale rialza i toni con una struttura forse più immediata dei pezzi precedenti, ma con quel che di pop da rimanere nella mente per sempre. Un effetto simile lo dona anche Non Restare Qui, che spinge di più sulla ripetizione di un ritornello da hit per un’estate alternativa.
Dimmelo Adesso è la 1979 del progetto Caspio: melodia perfetta, chitarre morbide e dinamica al limite della perfezione. Il testo attraversa, senza paura di sbagliare, il limite tra malinconia e depressione in un continuum di riferimenti più emotivi che fattuali.
Le chitarre si fanno nuovamente poderose e (quasi) maleducate nella tellurica Come Me e Te, che vede la partecipazione alla voce di Ivo Bucci dei Voina. Questa partecipazione dà un tono post hardcore alla canzone, facendo da perfetto contraltare alla voce tagliente di Di Gregorio.

Il disco si chiude con la anthemica Ma Tu Ci pensi Mai?, un inno post generazionale come non ci si aspettava di poterne ascoltare ancora e la vena più riflessiva e lo-fi del progetto, prende piede dando la possibilità di cogliere tutte le sfumature di un progetto più variegato ed eterogeneo di quello che sarebbe intuibile ad un primo ed approssimativo ascolto.
La produzione, infine, è di livello altissimo ed è stata curata dal Di Gregorio e Morassutto in maniera eccellente, garantendo una tale qualità sonora ed un missaggio magistrale che restituiscono un’esperienza di ascolto tanto energica e autentica, quando attenta ai dettagli e intrisa di sapiente artigianato musicale.

Cosa Resterà di Noi è, quindi, un disco un po’ fuori dal tempo, ma perfettamente coerente con i sentimenti e i messaggi che la band vuole trasmettere, donando un’esperienza di ascolto tanto emotiva quanto completa e per nulla derivativa, pur riconoscendo il giusto omaggio ai mostri sacri dell’alt-rock degli anni 90.