La Sala del LAC di Lugano ha sempre il suo bell’effetto e la posizione trovata sui seggiolini è praticamente perfetta.
Carmen Consoli ci porta nel suo mondo di Amuri e Luci oltre che in una carriera che ormai si prolunga da tre decenni. La curiosità è molta, considerando come l’uscita del suo ultimo lavoro mi abbia preso di sorpresa e di come sia la prima volta per me tra il suo pubblico.
Si presenta con un immagine di sé stessa proiettata, voce narrante fra gli Impastato e la dea del mare, prima di svelare la composizione sul palco: batteria, chitarra e basso, flauto, scacciapensieri, tastiere, ammennicoli, tamburi e violino per un sestetto che oscillerà fra folk, desert blues e sapori che riportano la Sicilia ad essere un crogiolo di influenze fra i mondi.
Un’immagine della stessa Carmen in video ci porta fra storia e mitologia, dee del mare ed i fratelli Impastato, prima di iniziare con Amuri Luci, la title track del suo ultimo lavoro, assolutamente stupenda nel suo rendere la Sicilia western. Lisci Lisci avanziamo seguendo diligentemente la scaletta del disco
Quando poi è il primo momento relativo ai featuring del disco (con la Terra di Hamdid) Carmen sceglie di giocare apertamente l’assenza/presenza di Mahmood, proiettandolo simmetricamente sui lati del palco ed impastandone la voce in maniera eccelsa al live. Pur non amando questo metodo bisogna dire che il risultato è eccellente (si replicherà più avanti con Jovanotti) e garantisce una linearità ed una fedeltà con quanto ascoltato sul disco.
Madre tedesca è intensa e drammatica: c’è la guerra, le maschere ed i mostri, ma permane un senso di familiarità e di vicinanza, di maternità. Carmen è magnetica, folk, blues, dalla sua ha una band rodata che ne amplifica direzioni ed umori. 3 oru 3 oru unisce Bahia, Catania, tre no e morte con brio e cazzimma,,
Galáteia e Parru cu tia a spingere il pubblico ad una vera e pro
prima ovazione, con urla e fischi.
L’onda sembra a dare su un desert blues foraggiato da chitarra, violino e flauto (Gennino Calà impressionante proprio). Una staffilata alla superficialità in Comu veni veni prima dell’arrivo digitale di Leonardo Sgroi in Qual sete voi? Chiude la prima parte del concerto una Nimici di l’arma mia fuori dal tempo, per un’esibizione già di per sé eccelsa e diretta, magnetica ed emozionante, che non si scioglie in comunicazione ma che parla con i fatti, con la musica e con l’arte.
Cosa non scontata ma auspicabile visti i prezzi di questa data svizzera di Carmen, che raggiungono cifre ragguardevoli.
Tant’è che poi inizia un altro concerto. Carmen parla e saluta, chiede la partecipazione del pubblico e vola all’interno di un repertorio che svela brano dopo brano la sua bellezza e la sua importanza. Smesso lo splendido abito giallo riemerge casual ma egualmente intensa: i suoni non sono dissimili da certo gusto parishiano, con il violinista sugli scudi.
Subito all’inizio forse il brano che diede il via a tutto: Questa notte una lucciola illumina la mia finestra (era il 1995!) riporta immediatamente indietro chi già c’era. Carmen Consoli parla al pubblico che si scuote e partecipa in maniera più scomposta e viva alla scaletta. Poi uno scatto di 15 anni quando in AAA Cercasi apprendista imprenditore garantista si bagna nel magna magna allora imperante. Scoppiettante e mediterranea, Carmen termina il brano ma il rock a teatro fa comunque uno strano effetto e stride il rimaner seduti sulle (comode) poltrone.
L’amore fra due donne negli anni ‘50 di Ottobre, la guerra sopra il cielo di Qualcosa di me che non ti aspetti sono brani che colpiscono per freschezza, quasi un ritorno acerbo, svelando poi i loro livelli di significato riascoltandoli a posteriori. Entriamo in Mediamente Isterica con Autunno dolciastro, prima di
Tornare agli anni ‘70 del segnale Wow, per ripercorrere gli incubi del figlio temendo alieni (buoni? Cattivi? Chissà?) e gestendo i gatti randagi sotto casa.
Spazio poi ad uno dei vertici della cantantessa, quella Sinfonia Imperfetta che descrive una relazione da non approfondire prima di tornare ai veri e propri esordi. Due brani che Carmen ammette di non cantare più da quei tempi: in una riconosco Lo Stonato dopo aver ricercato un riferimento alla maionese nei suoi testi mentre l’altro brano mi rimane oscuro ma ormai sono stati dati i fuochi alle polveri, c’è energia, gioco ed entusiasmo.
I suoni di questo brano sono più contorti e nonostante le aperture sul ritornello già si poteva più che supporre la profondità personale del tempo.
Poi ad un commento di apprezzamento del pubblico cita Nonna Carmelina (cum’è possibile che sta Caruso tutti la vogliono e nessuno se la piglia?) guadagnandosi l’ennesima ovazione. Spazio anche per Sulla mia pelle, con influenza che diremmo carioca, prima di invertire parole e sensi con bonsai #2, cantanta a cappella.
Ormai sola sul palco cala gli assi: Ultimo Bacio, Parole di burro (assolutamente strepitosa, il vertice nei brani classici questa sera) con il pubblico in visibilio (e sono solo le 21:54, cazzo di progresso).
La band rientra per Orfeo, poi Amore di plastica prima di uscire.
Viene ovviamente richiamata a gran voce e stuolo di applausi per il bis. Annuncia di aver sempre pensato che la diversità fosse un valore aggiunto ed averla cantata, attaccando L’Eccezione, altro brano fenomenale, poi A’ Finestra. Un concerto strepitoso, con una coppia dietro di me che ha cantato praticamente tutto il concerto beccandosi i gradi dei fans più duri da molti concerti a questa parte. Per mio conto è stata una sorpresa, anche se le mie aspettative erano grandissime qui si vola veramente alti.
Dovesse capitarci vicina non ve la perdete.
Carmen Consoli, LAC Lugano – 25.10.2025
