Carlos Giffoni – Pendulum (Room40, 2026)

L’ascolto del nuovo disco di Carlos Giffoni dà l’impressione che l’equilibrio e la declinazione siano parametri importanti nel circolare di Pendulum. Il musicista venezuelano compone le tracce in solitaria prima di spedirle ai suoi ospiti affinché diano loro una parte di sé ed il risultato è quello di un’evoluzione tangibile e colorata che va a declinarsi attraverso i contributi esterni. Quasi una collaborazione hip-hop dove lo special guest interviene sulla produzione e non sulla voce. La sensazione é rafforzata dai momenti nei quali Carlos è solo, come una The Past Beyond dove sembra rimanere limitato in un esilio ghiacciato.
A scrivere di un disco del genere è facile risultare pedanti e didascalici, quanto al contrario i nomi ospitati sono perfetti nel portare il proprio tocco come fosse un saluto, un abbraccio. Ed allora è Carlos che dissemina anime, presenze e relativi suoni, quelli di Greg Kelley e Mabe Fratti, Zola Jesus e Ben Chasny, Lea Bertucci ed Iggor Cavalera. Riesce a farlo in un disco allo stesso tempo colorato e misurato, che dimostra benissimo quanto il suono sperimentale od ambientale possa essere declinato in forme mutevoli e colorate. L’impressione ascoltando questa all-star di musicisti é quella di una nuova saga di supereroi, in un universo che potrà darci moltissimo e del quale sentiamo soltanto lo stadio embrionale, già enorme nel caratterizzarli facendone uscire velleità e poteri. Carlo Giffoni come James Gunn? Potremmo azzardare un parallelo anche se non sappiamo cosa potrà scatenarsi ed evolvere da un disco come Pendulum: di certo la capacità di Carlos nel fare rete e creare connessioni è stata nota negli anni tramite No Fun, casa madre dalla quale il nostro ha generato produzioni e festival, quindi…