Carla Dal Forno – Top Of The Pops (Autoprodotto, 2018)

Ci risiamo, è sempre evidente quando senti una canzone di Carla Dal Forno. Idee chiare e gestione intelligente di pochi ingredienti per costruire scheletrici brani lo-fi dettagliati con gusto, e poi la sua capacità di pronunciarli che da ricchezza di soluzioni. Una personalità  delicata e sognante che rimane il saldo concetto di fondo diventando moltiplicatore creativo. Ancora più evidente proprio nel momento in cui si cimenta in rifacimenti di canzoni altrui, che è giusto pretendere dal lei questo tipo di confronto per comprenderla più profondamente. Ecco quindi l’occasione con questa cassetta autoprodotta dal titolo che rimanda alle trasmissioni televisive che facevano delle hit del momento la loro heavy rotation settimanale. Ma non stanno proprio così le cose, perché i brani riproposti provengono per la maggior parte dagli anni ’80, epoca palesemente ispiratrice della nostra, e a volte si tratta di canzoni difficili da ricordare, se non oscure e introvabili in qualche caso, tanto che, se di heavy rotation si vuole parlare, bisogna piuttosto riferirsi a una sua personale playlist di brani preferiti.
Così si parte con Lay Me Down, che se mantiene le linee melodiche del pezzo del 1982 dei Renèes, il risultato vale quanto un originale della cantautrice australiana, nel modo di scarnificarla per poi aggiungere quei particolari azzeccati che sono il marchio di fabbrica di singoli come Better Yet. Si prosegue con Blue Morning, dell’oscura band australiana Kiwi Animal, rivisitazione che già abbiamo potuto apprezzare nell’ultimo tour di presentazione di The Garden, ed è un bene che finalmente sia stata immortalata su disco, con il suo amabile approccio incisivamente minimalista e distante applicato al concetto di indie rock degli anni che furono, facendo risuonare la musica ancestrale e sopra le righe  quanto profondamente personale. A Silver Key Can Open An Iron Lock, Somewhere ripesca una canzone della band svizzera Liliput, occasione per offuscare l’andamento folk pop dell’originale in ottica cold wave, con l’arrangiamento spinto sullo sfondo che fa risaltare una vocalità cantilenante, fedele nella prospettiva eppure totalmente nuova.
Il lato B mette ancora meglio in mostra la capacità personalizzante di Carla Dal Forno già a partire dalla cover di Give Me Back My Man, classico del 1980 dei B-52’s, riproposizione che ne scolora la matrice rock’n’roll per darne una diversa forza vacua e sognante, arricchendola di una poetica quasi impalpabile. Sono comunque le ultime due tracce le vere chicche di questo mini album: Summertime Sadness di Lana Del Rey, unica concessione alla musica del nuovo millennio, che diventa glaciale post punk estatico, sussurrato con diversa e suggestiva energia sotterranea da far risuonare più forte il suo “kiss me hard before you go”, finendo sottile e noncurante com’era iniziata; e in chiusura la lungimirante ripresa di No Romance, scritta da Una Baines per i suoi Fates nel 1985, esperienza post Fall e post Blue Orchids, che ne mantiene dolcezza e piglio malinconicamente soleggiato, lasciando un gradevole sapore in bocca alla fine dell’ascolto. Un breve ep che mostra ulteriori sfumature di un’oramai solida personalità creativa e interpretativa. Se questo è il pop dell’epoca attuale, ne vogliamo ancora.

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