Da quando Bassi Maestro ha abbandonato il microfono è riuscito ad essere forse ancora più chirurgico nella sua azione. Da una parte il suo progetto North Of Loreto fra il 2019 ed il 2020, più tardi la produzione di due gioielli come Panopticon di Caleydo e Milano Docet di Armani Doc, oltre al ritorno della Cricca dei Balordi con Yeti, a corollare un biennio fra 2025 e 2026 dove la sua mano si è sentita ancora una volta personale e forse mai così matura.
Panopticon di Caleydo è il primo parto in questo senso, un disco uscito ad ottobre dello scorso anno e che riesce nel migliore dei modi a rappresentare un’artista atipico. Vicentino, 25enne all’epoca del misfatto, promotore insieme a qualche amico dello studio Monalisa nel quale passano diversi attori della scena di Vicenza fra mainstream e rap come Gianmaria e Madame. Ma le sue parole in Panopticon riparte da Jeremy Bentham per dipingere un universo italiano e locale, dove la melodia pop viene finalmente utilizzata con criterio e non svilita come nelle peggiori ideazioni negli anni. La Liberi di Lucio Dalla risplende insieme a Willie Peyote ne La Grande Città, equilibrata e toccante, mentre a colpire su tutto è il ritratto dei Quattro pazzi al bar, arrangiamenti tropical, cocaina e Franciacorta, fra tossici ed assessori. Ma è il ritmo che Bassi Maestro cuce attorno a Caleydo a sorprendere, dando vibrazioni calde sul quale il rapper surfa, tanto che a tratti non siamo distanti da super classici come Pino d’Angiò se nei favolosi anni ‘89 avesse frequentato qualche block party. Illusioni notturne in Samba della notte mentre Evaporando ci sposta la lente, vedendo Caleydo ed il suo gioco senza filtri, lasciando lo spazio ad un’amara consapevolezza. È tutto una trappola, come la chiosa di Eleazaro Rossi nel degno finale, che speriamo possa servire a qualsiasi ascoltatore per scampare l’inquadramento personale.
Armani Doc, aka per Michele Donati è tutt’altro che un novellino, essendo arrivato al suo settimo disco con Milano Docet. Un lavoro perfettamente cesellato, che parte con un santino di Chow Yun-fat e ci trasporta in una città sensuale e vivida. Armani Doc ha dalla sua una voce bellissima, perfetta per l’intercalare di rime street, consone alle immagini che costruisce. Gioca col dialetto e coi personaggi in una Dope Slang che sembra trasportare John Singleton sotto al duomo, mentre si presenta fondendosi con stile e stilista in C’è un solo Giorgio, ballando sulle punte con una musica rinascimentale. 1995 unisce nascita a sistemi berlusconiani con un personaggio che viene regolato perfettamente all’interno di un brano ed un’idea. Armani Doc è chirurgico ed utilizza al meglio la maestria di Bassi nel costruirgli tessuti sonori ricchi e brillanti, per brani cinematografici e noir come N.E.M., aprendoci letteralmente la porta verso un mondo personale che ci è rimasto oscuro fino ad oggi (e forse è proprio questo il maggior apporto di Bassi a questi due dischi, al di là di una collaborazione eccellente e senza punti stanchi). Le storie al Bangla con Jack The Smoker e Sonnyjim sono perfette per calarci in vicissitudini narcotiche che stanno agli States come il minimarket di Kevin Smith ed il barbiere di Eddie Murphy. Donne, pallone, credibilità ed autostima, in un viaggio di brani perfetti per consegnare Armani Doc ad un pubblico più grande ed abituato ad una certa delivery ed ad un certo flow.
Questo è quanto, di CDB ho scritto qui: CRICCA DEI BALORDI – Yeti e la consapevolezza è quella di poter andare a botta sicura leggendo Davide Bassi nei crediti di qualsiasi disco, che a 34 anni dai suoi primi vagiti conferma il proprio status lasciando la scena a storie e personaggi unici.

