Buck Curran, trasfigurando il suono

Buck Curran è un musicista che ha saputo ritagliarsi uno spazio fuori dal tempo. Qualsiasi brano, lavoro, esibizione riesce ad emozionare senza rientrare in schemi predefiniti, al netto di un suono di chitarra che sembra evocare storie lunghissime. Con il suo ultimo disco, Far Drive Sun, sembra mettersi in comunione con lo spazio e con gli spazi, i luoghi, le persone che lo attorniano. Il risultato è, come spesso accade con la sua musica, emozionante e siamo lieti di aver evocato qualche altra immagine con il nostro scambio epistolare.

La traccia d’apertura (e la prima traccia in generale), Far Driven Sun, sembra provenire da un luogo remoto, come un suono coltivato in solitudine. Dove hai registrato l’album e quanto lontano dal sole ti trovi ora?

Astrologicamente sono un segno di sole (sono nato il 3 maggio) ed ho sempre sentito una connessione molto forte con l’energia del sole.
Trovo che albe e tramonti siano realmente magici e tra i miei momenti preferiti di ogni giorno. Ho avuto una passione per creare musica ed esibirmi per diverse decadi ormai e sto tutt’ora seguendo il suono della musica nella mia mente e nel mio cuore, così questo viaggio musicale mi ha portato molto lontano. Attraverso gli oceani ed attraverso molti luoghi sul mondo. Ho registrato e mixato Far Driven Sun a casa mia a Bergamo, ed un altro fattore molto importante per questo disco è che dall’anno scorso sono riuscito ad utilizzare di nuovo una chitarra molto speciale che avevo utilizzato nel primo disco degli Arborea, Wayfaring Summer del 2006. Questa chitarra (un raro modello di Butterfly) fu costruita nel 1990 dal liutaio inglese Stefan Sobell. Ha una bellissima voce, incredibilmente reattiva, note prolungate ed armonici meravigliosi.
Dopo esserci ritrovati (dopo una separazione lunga 18 anni) ho legato subito con il suo corpo e la musica ha semplicemente iniziato a partire. Far Driven Sun mi rappresenta come frase poetica e come titolo di questo disco, come un segno solare dopo un lungo viaggio attraverso il tempo e lo spazio.

La famiglia e gli affetti sono evidenti in questo disco. Ma dimmi degli unicorni, riescono sempre a far frizzare e brillare le canzoni come in questo caso?
Quanti anni ha tua figlia? Come vive e come percepisce la tua musica?

Unicorn Song è la canzone preferita di mia figlia Lucia fra tutte quelle da me composte (ed infatti è stata lei a sceglierne il titolo). Ne ho composto la musica spontaneamente quando aveva 3 o 4 anni (ne ha fatti 5 di recente) e mi chiede molto di suonarla per poterla ballare, riferendosi ad essa come “la mia canzone”.
In generale la vita familiare ed i miei figli ispirano molto la mia musica. Lucia ha un dono naturale per la musica e canta spessissimo per casa. Lo stesso accade per gli altri figli (Francesco, Shylah e Liam).
Tecnicamente parlando la musica è arrivata dopo aver accordato la mia chitarra in open G (il suono dell’open G è naturalmente portato ad evocare sentimenti chiari ed allegri) cercando di reimmaginare l’uso di un accordo imparato dal chitarrista inglese Martin Simpson quando mi mostrò come suonare Come on in my Kitchen/Stones in My Passway di Robert Johnson molti anni fa.
Con il contributo di Nataly Kozlova al basso ho cercato deliberatamente di andare un pochino verso un’atmosfera alla Led Zeppelin quando ne ho costruito la musica. Ascoltavo una parte di basso in stile John Paul Hones e penso Nataly abbia creato una parte meravigliosa che abbiamo provato giusto un paio di volte insieme prima di registrarla. Una progressione melodica nata in fretta, modificata solo dal bridge, da me aggiunto qualche tempo dopo.


Robert Johnson – Come on in my Kitchen

I brani, strumentali, spesso veicolano un mood diversamente da un brano cantato. Ho trovato You Are My Sun un brano triste e melanconico in contrasto con il suo titolo. Che tipo di viaggio si cela dietro a questa immagine?

You are My Sun è qualcosa Adele ed io eravamo soliti dirci l’un l’altro all’inizio della nostra relazione. Entrambe le nostre fedi nuziali hanno un simbolo, da noi stessi creato, che rappresenta due cuori muoversi dentro al sole. Il brano è dedicato a lei e la musica ne rappresenta un particolare paesaggio sonoro…un sole che lentamente cresce fra le nuvole e sopra le colline bergamasche (in un’alba languida e lenta) quasi come se si fermasse il tempo. Ho vissuto moltissime albe splendide qui a Bergamo durante l’inverno fra il 2023 ed il 2024 e le immagini si sono stampate nella mia mente. È un riflesso musicale della mia ammirazione e del profondo sentimento che ho per lei. Forse c’è una melanconia percepita all’ascolto ma a me evoca un sentimento di profonda tranquillità ed amore.

Conosco una band chiamata Deserto Parallax, ma il titolo del tuo brano suggerisce una sorta di miraggio. La musica può aiutarci a decifrare delle visioni?

Il modello per questa composizione è radicato nella mia memoria e credo ci sia rimasto dopo aver ascoltato per la prima la colonna sonora di Paris Texas di Ry Cooder. Deserto Parallax è il mio personale accompagnamento sonoro ai paesaggi delle mie esperienze e dei miei viaggi nel West del Nord America così come nella regione israeliana del Mar Morto. Il titolo del brano è ispirato dalla band del mio amico Maximilian Tzortzsatos (che è una delle mie band preferite). Max fece un viaggio in Marocco fino al villaggio di Merzouga nel deserto del Sahara lo scorso anno e fui ispirato dalle storie che mi raccontò (e dalle immagini e video che vidi del suo viaggio). La vasta desolazione e gli splendidi paesaggi (completamente aridi al di fuori delle oasi) del Sahara, del West e del Mar Morto mi evocano immagini intense, specialmente per quanto riguarda il precipizio tra vita e morte.


Ry Cooder – Paris, Texas OST

In che punto la tua musica si trasforma da esperienza solitaria a condivisa? Come concepisci e componi i tuoi brani? Isolato od in contatto con gli altri? Far Driven Sun sembra essere un insieme fra composizioni ed improvvisazioni, come ti muovi fra questi poli?

Credo, molto naturalmente, il tutto si muova dal viaggio solitario a quello condiviso dopo aver masterizzato la musica ed averla preparata per essere pubblicata. È come essere soli in un viaggio selvaggio e quando finalmente esci da questo intenso stato di isolamento ti riveli nel calore e nella comunicazione con gli altri, specialmente con gli amici che non hai visto per lungo tempo. È un’esperienza molto catartica! In generale la musica è sempre con me la fonte è sempre aperta) e le melodie si manifestano improvvisamente ed inaspettatamente, specialmente quando cammino da solo attraverso Bergamo al mattino o mi ritrovo nella natura. Molta della mia musica è connessa all’acqua: quando costeggio un fiume, nel mare, oppure nuotando nell’oceano. Trovo più facile navigare fra composizione ed improvvisazione come se non ci fosse una separazione definita fra le due dimensioni. Mi fa sentire bene includere ambo i metodi quando suono e registro. Le mia composizioni di norma si formano nella mia mente prima di toccare qualsiasi strumento. Poi è solo questione di trovare le note o le corde sulle chitarre, l’harmonium, il flauto, il sintetizzatore o qualsiasi altro strumento stia utilizzando. Ci sono un discreto numero di improvvisazioni che arrivano anche quando sto registrando dei brani composti. Con le mie improvvisazioni la libertà è totale: un flusso di coscienza spontaneo, le utilizzo soltanto se l’atmosfera raccolta mi comunica un’emozione od uno stato d’animo profondi. Inoltre registrando e mixando in casa il processo di lavorazione è estremamente fluido e diretto. La mia esperienza formale come ascoltatore e musicista ha sempre comportato livelli di improvvisazione, quindi mi sembra del tutto naturale. Dato che improvviso da molto i miei dischi contengono spesso momenti in cui è buona la prima. Ho iniziato con il blues, poi il tutto ha preso un livello più alto scoprendo John Coltrane ed Eric Dolphy. Dopo un lungo periodo di frequentazione con la loro musica ho sviluppato un apprezzamento profondo con la musica indiana, tramite il suono del sitarista Pandit Nikhil Banerejee. Il suo uso colorito e magistrale delle dinamiche durante le sezioni Alap dei suoi raga ha avuto una grande influenza sulla mia musica.

Sei uscito spesso per ESP, che originariamente promuoveva il linguaggio e la cultura esperanto attraverso Bernard Stollman. La musica può essere una continuazione di questi intento?

Bernard credeva veramente nella musica esoterica degli Arborea e ci mise sotto contratto nel 2012 con ESP. Questo portò alla produzione del nostro quinto album, Fortress of the Sun, nel 2013. Bernard sentiva che la natura delicata della nostra musica (e lo spazio al suo interno) era estremamente sovversiva (credo l’antitesi della gran parte della musica densa e roboante che popola il mondo). Collaborò con ESP da molto tempo ormai, tuttavia è sempre triste pensare che Bernard non sia più con noi e non sia stato in grado di ascoltare l’evoluzione di tutto ciò che ho creato da quei giorni, anche se sono certo che Bernard non sia mai lontano e che il suo spirito rimanga sempre con me. Far Driven Sun verrà pubblicato anche dall’etichetta di Jeff Ferguson, Echodelick Records, sono felice che abbia collaborato aiutandoci a pubblicare il disco! Disco che, in digitale, verrà pubblicato dalla mia casa di produzione, Obsolete Recordings.

L’interpretazione del suono è troppo potente perché le stesse intuizioni possano raggiungerci?

Confido che la musica non sia irraggiungibile e spero che gli stati d’animo e le emozioni che la permeano possano essere percepiti da chiunque la ascolti. L’album sarà pubblicato su tutte le piattaforme a partire dal 29 agosto. Vi consiglio di ascoltarlo su Bandcamp od Apple, mentre le edizioni in CD e vinile arriveranno più tardi.
Grazie mille Vasco per ascoltare e condividere questa musica.

Grazie a te Buck!