Nel 1976 in Maine il punk non era ancora arrivato, lo farà soltanto l’anno successivo con l’inizio dell’avventura dei The Same Band. Stephen King, a quanto ci è dato sapere, in quel periodo probabilmente ascoltava Sam Cooke e Buffalo Springfield, forse sulla strada che insieme alla moglie Tabitha li conduceva allo Stanley Hotel di Estes Park, nel Colorado (dove andavano forte i The Ravers). In quel periodo concepì Shining, testo che fu descritto da Stanley Kubrick come uno fra quelli che più lo influenzarono. Si trasferì la storia all’Overlook Hotel nel Colorado e da lì tutto prese piede. Lo scorso anno il gruppo Nanou, ormai da più di vent’anni fra le eccellenze della danza contemporanea, inizia il primo capitolo di un progetto pluriennale che da tutto ciò prende il via. redrum.
Le musiche sono affidate a Bruno Dorella, come già successo per Paradiso del 2022. È qui che entra in gioco la nostra narrazione, su un filo di frequenze noise che aprono le porte ad una sorta di loop sul quale le note cambiano in maniera minimale e sorniona. Grady apre come meglio non potrebbe essere redrum, con eleganza e semplicità: mantiene la tensione (non potrebbe essere altrimenti) e sembra trasportarci in quell’atrio che affaccia sulle due porte bianche, unico riferimento presente sulla scena per chi non ha potuto godersi lo spettacolo. È un suono digitale e pulsante quello messo in scena da Bruno Dorella, che sembra riprendere la tinta della moquette per dare una forza ematica ad una musica che (anche Paradiso aveva la medesima virtù) basta anche da sola nonostante si possa immaginare la bellezza dell’insieme (lo spettacolo è stato messo in scena lo scorso anno e non so dirvi se verrà riproposto, ma il suo essere continuativo fa sperare rimanga in circolo). Con Gold Room si ha una parvenza (dopo un’entrata in materia sospesa) di musicalità, dove però fasti e sfarzo sembrano siano rimasti negli angoli della sala, o sotto le tende dorate che inglobano il corpo in copertina. Tony, come il personaggio (meglio, la presenza) che evoca, rivela forza e potenza come espressioni recondite di saggezza. Face is Only Nose è un gorgo di eco e di groove che possiamo immaginare nelle camere più oscure mentre la title track trova un fiato nel cappello e lascia che si dilati in un tempo sospeso, dove tutto si mischia, andando ad annusare ed a rimembrare, oltre a Stanley Kubrick, anche la visione lynchiana di Twin Peaks e delle sue logge. Una sospensione fatata, che sembra essere un tenero omaggio quando accompagna la presenza di Dick Halloran nella traccia omonima. Il tema di Grady ritorna con un carico più sexy, più caldo e speziato, a ricordarne il nome ruggente fra il 1970 ed il 1971. Paradossalmente Room 237 è un brano che ben conclude l’opera senza però scuotere particolarmente, dando semmai una rappresentazione orizzontale all’idea di placida e malsana atmosfera vigente nel complesso alberghiero. O forse è soltanto perché Stephen King stava 20 stanza più giù, nella 217, a vergare il suo manoscritto.
Bruno Dorella – redrum (Subsound, 2025)
