There Near è il sesto disco dei Dinosaur Jr. dalla reunion del trio storico, avvenuta nel 2007, ed è edito da Jagjaguwar. Per Lou Barlow, in particolare, è il nono complessivo, includendo, ovviamente, i tre capolavori degli anni 80. Partendo proprio dall’ormai consueto contributo compositivo di Barlow, fatto di due canzoni per album, in questo nuovo lavoro esplode la componente folk rock che in altri progetti, in particolare Folk Implosion, ha reso Lou uno dei più influenti pionieri del lo-fi come stile di vita, oltre che di registrazione. Infatti, No One’s Ready è un pezzo semi-acustico pacifista e universalista: messaggi che Barlow ha, di frequente, portato avanti. L’altro pezzo, Blowin’ Up, è consistentemente più elettrico, ma, più che in passato, traccia una linea di demarcazione molto forte con i pezzi di Mascis, oltre che per il timbro vocale, anche per l’attitudine più compiacente al pop che in passato. Mi rendo conto, scrivendo, di trovarvi ad evidenziare delle minuzie, rispetto ad un atteggiamento “pop”, in senso musicale, che Barlow non ha mai nascosto, ma, anzi, è riuscito a sublimare in maniere molto originale nel corso di quarant’anni di carriera e numerosi progetti.
Gli altri otto pezzi del disco portano tutti l’inconfondibile firma stilistica di J Mascis, che, in questo nuovo appuntamento con il volume, ha deciso dichiaratamente di applicare una formula più vicina possibile al suono del primo indimenticabile disco dei Dino, quell’omonimo che ancora oggi brilla in mezzo alla discografia alternativa mondiale. Da buon guitar (anti-)hero, il nostro ha optato per riacquistare la strumentazione di allora, a partire da un amplificatore vintage su cui sono state registrate le chitarre del disco. Aneddotica tecnica a parte, la formula è placidamente sempre quella: distorsioni lancinanti, giri pop, linee vocali svaccatissime, ritmiche solidissime e assoli lunghi e sporchi. Si può trovare, comunque, una chiave diversa nel disco: i pezzi più “riflessivi” e che richiamano a Neil Young, piuttosto che agli Husker Du, sono maggiori rispetto al passato. Infatti, pezzi come Everything At Once, Walk Me Back e Put It Down strizzano l’occhio al classic rock d’oltreoceano in maniera tanto naturale, quanto pecuriliare come solo i tre del Mid West sanno fare.
Fatti i dovuti conti, i restati cinque pezzi del disco, sono, invece, tra i migliori, forse, della seconda vita dei Dinosaur. Non sto cerco gridando al capolavoro, ci mancherebbe altro! Solo, per un ascoltatore abbastanza affezionato, sarà possibile percepire una ventata di energia, sicuramente, più fresca rispetto alle ultime uscite. In particolare Several Got Away, Take Me With You e Clam Along promettono di fare faville dal vivo con le loro melodie assolutamente mai banali, ma, anzi, ancora capaci di trascinare le membra a quel ciondolante ballo alt-rock che i Dinosaur hanno sempre indotto nell’ascolto.
Rimaniamo sempre nell’ambito del già sentitissimo, ma, un po’ come per gruppi che hanno plasmato un suono, prima che scritto canzoni, come Ramones o Motorhead, anche ai Dinosaur Jr. non è richiesta nessuna invenzione, quanto invece di confermarsi una delle migliori band di alt-rock ancora esistenti, in barba a mode o tendenze, da cui, per vero, i nostri non sono mai stati allineati, nemmeno nella golden era di inizio anni 90, visto l’abbandono di Barlow e la pausa tra il 97 e il 2007.
Come per tutti gli altri dischi recenti del trio, non resta che sperare in un loro passaggio vicino a casa per andare a farsi inondare del volume delle distorsioni della Jazzmaster di J, farci vibrare lo sterno sotto i colpi al basso di Lou e farci confondere le idee sotto le vibrazioni dei colpi furenti del buon Murph.

