Boslide – Del Fare Di Sartre La Nostra Puttana (Zerplan, 2024)

La fine è arrivata. Lo so, pensavate fosse già successo. Invece no, è qui adesso: Boslide, per l’ultima volta, vi saluta e se ne va. Lo fa in grande stile, addirittura con un LP in lussuosa edizione, ma se guardate bene si tratta di una pietra tombale, che nella sua versione più esclusiva si presenta in vinile color giallo “Marmo di Fragasso”, toppa, posterino, cartolina celebrativa “Butch Defeo come ideale” e libello di glosse al disco, quest’ultimi due presenti anche nella tiratura non elitista in vinile nero.
Ecco quindi tornare i tre cavalieri dell’apocalisse, Portofino, Barone Sangue e Carcassone (che sostituisce Re Degli Spaventi), accompagnati dall’eminenza grigia Svart Jugend (cioè Re Degli Spaventi) nelle vesti di sedicente glossatore, dato che “I brani dei Boslide non hanno testi. Le parti vocali sono soltanto urla. Nelle Glosse abbiamo dunque voluto chiarire i pensieri che sono alla base dei singoli brani. Pensieri che, per inciso, non sono veri pensieri, ma soltanto urla”.
Ogni dichiarato “ultimo album” che si rispetti è l’occasione di guardarsi indietro criticamente e questo i Boslide, a modo loro, lo fanno, ma è anche il momento di chiudere i conti rimasti in sospeso, fare bilanci, dare spiegazioni. Ma perché sprecare tempo quando si ha la possibilità di dare gravemente fastidio per l’ultima volta? Del Fare Di Sartre La Nostra Puttana stordisce quindi, come sempre, con un grindcoraccio fatto di urla, rumori e campionamenti rubati qua e là (nelle note sono citati Dimmu Borgir, Nargaroth, Cattle Decapitation, e Sucide Silence, ma sarà vero?) e infarcito inserti vocali, anche loro rubati qua e là, dall’immancabile Teste Rasate a classici della commedia all’italiana, fino a oscuri documentari in bianco e nero.
In un estremo rituale mortifero, Boslide si autocannibalizza riciclando vecchie registrazioni, rivisitando brani già ascoltati altrove (Angeli Negri, remix-storpiatura del brano di Luciano Tajoli) e riproponendo qualcosa dal passato, in particolar modo da Questa È Una Moda Di Pazzi, da dove vengono In Preda A Dumézil, che, razzia il campionamento finale a O.P.G., Nazidas, con l’intro che ascoltammo sul singolo (“Questa è la voce del cannone. Auguri dal Terzo Reich!”), o Vid Aloka, mentre il brano che dà il titolo all’album non è altro che Bum Bum Bum Bum rinominato. C’è anche altro, ma magari ve lo scovate da voi.
Non manca ovviamente la consueta carrellata di personaggi impresentabili: la dark-ambient malata che fa da colonna sonora a Un Caffè Con Tilgher, delle Cose Da Fare Stasera Con Evola decisamente hardcore e che avrebbe potuto diventare un inno, se non fosse che della voce non si capisce un cazzo, o l’accompagnamento Al Saggio Di Danza Di Eva Braun, che chissà come riesca a ballare su un ultracore tutto accelerazioni e rallentamenti.
In tutto questo, Svart Jugend, nel libretto allegato – lungi dallo storicizzare e dare spiegazioni – mischia le carte, avvelena i pozzi e bullizza il povero Carcassone, accusato, per nulla velatamente, di deviazionismo marxista; ma fra ricordi biografici, improbabili esegesi e narrazioni dalla dubbia veridicità, è anche capace – chi l’avrebbe detto? – di essere toccante, come nel commento a Non Contate Su Di Noi.
È un segno, non l’unico, di una differenza rispetto ai lavori precedenti: in Del Fare Di Sarte La Nostra Puttana, c’è un retrogusto amaro e spiazzante, forse un autentico senso della fine. Al porsi orgogliosamente dalla parte sbagliata si sostituisce l’essere dalla parte sbagliata e basta (ammesso e non concesso che ce ne sia una giusta)  e sul gusto per lo sberleffo, comunque presente, prevale la volontà di rompere definitivamente il giocattolo, di lasciarci con nulla in mano, in un definitivo, imprescindibile Punk Drama, che tutto riassume e tutto nega.
Così, alla fine di una cerimonia più funesta che mesta, per una volta, non sono i migliori che se ne vanno. E questo è decisamente un brutto segno.

Postilla: Questa era la recensione, buttata giù, per sommi capi, fra fine aprile e i primi di maggio. Poi capita che, fra la stesura, gli infiniti tempi di revisione e la pubblicazione, sopraggiunga davvero la Morte, il quarto cavaliere, e si porti via uno degli altri tre, lasciandoci con la domanda se, di fronte a certe cose, ci si debba inesorabilmente fare seri e tristi o se ci sia da continuare a farsi beffa delle cose, fino alla fine ed oltre.