Partito sul finire degli anni Novanta con un violentissimo raggacore e approdato, con la progressiva aggiunta delle chitarre, in territori industrial-metal (genere che, d’altra parte, era presente in nuce nelle precedenti produzioni), Bong-Ra finisce oggi per accasarsi alla Debemur Morti, approdo inevitabile per molta della musica vogliosa di violare i confini dei generi.
Jason Köhnen, DJ e producer olandese, già attivo come The Lovecraft Sextet, Kilimanjaro Darkazz Ensemble e svariate altre ragioni sociali, lo dichiara apertamente: “Laddove altri artisti rimangono fedeli al loro modello musicale, Bong-Ra non smette mai di perseguire la propria crescita, sperando, ogni volta, di cogliere di sorpresa il suo pubblico!”. Così, dal grind digitale, sincopato e spigoloso degli EP Sick Sick Sick e Grindkrusher, il nostro ha via via preso confidenza col genere, abbassando i giri, appesantendo e arricchendo il tessuto sonoro e giungendo a quello che ascoltiamo in Black Noise, album nel quale si occupa di tutti gli strumenti e della voce; dal vivo, poi, è coadiuvato da Attila Kovacs e Botond Fogl alle chitarre.
Numi tutelari di questa uscita sono, con tutta evidenza, i Godflesh: al di là del fatto che, di recente, abbia pubblicato una rispettosa cover di Cold World, le movenze lente, il groove schiacciasassi, l’atmosfera oppressiva, rimandano direttamente alla primissima incarnazione del gruppo di Broadrick e Green, periodo Streetcleaner, per intendersi, ma resa con una pesantezza e arricchita da una complessità ritmica che, senza costituire delle novità in assoluto, fanno di quest’album un moderno monolite, capace di tenere fede al proprio nome.
Brutale ma non ottuso, Black Noise ci propone tutta una serie di soluzioni per esprimere la negatività in musica, a supporto di testi sintetici e privi di consolazione: Dystopic e Black Rainbow la mettono sul piano del massimalismo, con basso, chitarra, drum machine, synth e una voce prossima al death che lavorano all’unisono per trasmetterci un senso di oppressione per il quale sarebbe bastato anche meno; Nothing Virus gioca la carta della spigolosità, con un andamento discontinuo e incerto, ma mai leggero; Useless Eaters e Bloodclot conservano lo spirito metal ma si allontanano dallo stile, la prima con voci campionate e figure ritmiche complesse, la seconda con rarefazione dub-drone.
Dire che, andando verso la fine, il senso di negatività si alleggerisca è forse eccessivo, ma Ruins si chiude con una lunga sequenza riflessiva (sono oscure riflessioni, va da sé), Parasites affida l’esposizione del disagio più alle complicate tessiture ritmiche che non alla distorsione e nella conclusiva Blissfull Ignorance, la chitarra si lascia addirittura andare a melodie dilatate, sebbene aleggianti su una base pesante ed oscura. Alla fine, l’avevamo intuito, non c’è redenzione.
Chissà se, fedele al proprio credo, Köhnen cambierà ancora, in futuro; ma a prescindere da quella che sarà la sua scelta, Black Noise resterà un saggio di pesantezza con pochi eguali, capace di associare, a un suono che resiste al tempo, malsane scorie di linguaggi contemporanei.
Bong-Ra – Black Noise (Debemur Morti, 2025)
